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Danneggiate e trafugate, alcune recuperate: viaggio tra le fontanelle storiche di Palermo

Molte sono state trafugate, alcune spostate, altre ancora sono state rimosse perché danneggiate: la storia delle fontanelle pubbliche di Palermo è davvero movimentata

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 27 febbraio 2020

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La fontanella di Villa Niscemi è tra quelle funzionanti (foto Giusi Lombardo)

Immediatamente dopo la seconda guerra mondiale a Palermo furono censite oltre 500 fontanelle pubbliche eroganti acqua potabile, sia in centro che nelle periferie. Nel conteggio erano comprese le fontanelle storiche in ghisa, quelle in metallo a colonnina e quelle in muratura. Insomma, tutte le cannelle da cui si poteva attingere acqua da bere.

Occorre considerare che in quei periodi storici la maggior parte delle case private non fruiva di un approvvigionamento idrico diretto e pertanto i punti di raccolta dell'acqua potabile per le necessità quotidiane avevano una funzione preziosissima per ogni famiglia.

Ciascuna zona di Palermo disponeva di più fontanelle pubbliche, che diventavano ogni giorno il punto focale di momenti e situazioni di ogni quartiere e dei loro residenti. Infatti proprio attorno ad esse si relazionava, ci si confrontava e spesso anche si litigava per i turni delle file create durante la raccolta dell'acqua, che solitamente avveniva tramite giare di creta.



In particolare, fra il 1886 e il 1936, vennero distribuite per la città molte fontanelle in ghisa, realizzate da importanti fonderie dell'epoca e oggi purtroppo non più esistenti, come la Fonderia Di Maggio o la Fonderia Oretea. La prima era stata fondata nel 1840 e aveva sede in via Boscogrande, attuale via Guglielmo Marconi. Si trattava di una fonderia piuttosto attiva, che nel 1890 contava venti operai. La seconda sorse nel 1841 da una fusione della ditta dei fratelli Corrado, Francesco e Nicolò Sgroi insieme a Vincenzo Florio, a Beniamino Ingham e ad altri soci.

La sua originaria sede si trovava nella zona della foce del fiume Oreto (da cui il nome), mentre in seguito fu trasferita al Borgo vecchio in una vasta area fra via Mariano Stabile, via Principe di Scordia, via Carmelo Onorato e via Francesco Crispi. A ricordo, ad essa è stata dedicata una strada in zona.

Sulle fontanelle in ghisa veniva forgiato lo stemma dell'aquila della città di Palermo, l'anno di produzione in numeri romani ed il nome della relativa fonderia di fabbricazione. In quelle realizzate durante il periodo fascista, l'anno veniva riprodotto secondo la tipica datazione d'epoca. Come nel caso della fontanella di piazza Santi Cosma e Damiano a Sferracavallo, che riporta A.XII (1934). In seguito, con l'espansione edilizia e la diffusione a tappeto dell'approvvigionamento idrico diretto nelle case, molte di esse vennero via via rimosse fino a scemare al numero di circa 300 verso gli anni Settanta del secolo scorso.

Attualmente ne esistono a malapena 180 e probabilmente anche un numero inferiore, poiché negli anni la storia di queste fontanelle è stata davvero movimentata. Raccontarle una per una per me non è facile, dato che cerco di inventariarle e monitorarle da diversi anni nel mio tempo libero, coadiuvata dai miei collaborativi amici che costantemente mi tengono aggiornata sulla loro esistenza e sul loro stato. Vi porterò dunque solo qualche esempio.

Molte sono sparite, come di recente quella di via Perseo, vicino piazza Castelforte, anch'essa di epoca fascista. Oppure trafugate, come quella di vicolo del Musico della Fonderia Michele Guadagnolo - 1887 - o di via Bologna della Fonderia di Maggio - 1898 - sostituita dai residenti con una metallica a cannella. Di quest'ultimo tipo ne esistono diverse e sono tuttora funzionanti, come in vicolo del Lombardo o in via del Celso. Altre sono state rimosse perché danneggiate e si trovano nei depositi Amap di via Tasca Lanza (precedentemente in quelli di via Tiro a Segno), in attesa di una fattibile riparazione.

Alcune sono state spostate, ma ne sono nate di nuove sul modello di quelle storiche in ghisa con data di fabbricazione 2001, riportata anch'essa in numeri romani (XXI). Ed infatti ne possiamo ritrovare una all'Arenella in piazza delle Galline (oggi piazza Monsignore Rocco Mormino), anch'essa in sostituzione di una a cannella. O un'altra in via Pecori Giraldi fra il civico 30 e 36 e, ancora, in cortile dei Lebbrosi al posto di una fontanella danneggiata prodotta dalla Fonderia Di Maggio nel 1887.

Oppure in via Resuttana, angolo via Sacra Famiglia che ha sostituito, a seguito delle pressanti richieste dei residenti, un'altra fontanella a cannella. La quale, a sua volta, era stata installata al posto di una fontanella storica in ghisa di produzione Fonderia Oretea 1887. Una delle ultime di nuova fabbricazione si trova in via del Fante, dietro istanza di Gianni Studer, che è andata a rimpiazzare la precedente fontana in muratura.

Altre hanno subito un vero e proprio trasloco di quartiere, come la fontanella storica in ghisa di via Principe di Palagonia (ad angolo con cortile Genova), ad opera della Fonderia Di Maggio nel 1898, che è stata spostata a piazza Indipendenza davanti il Palazzo Reale. Ma le conseguenti ed ovvie proteste dei residenti hanno sortito il loro effetto ed infatti poco tempo dopo ne è stata impiantata un'altra ridipinta, fabbricata dalla Fonderia Di Maggio nel 1887 e prelevata da via Lampionelli, che a questo punto però ne è rimasta priva.

È accaduto lo stesso per la fontanella storica in ghisa del 1887 realizzata dalla Fonderia Michele Guadagnolo che si trovava a piazza Torre Mango e che qualche anno fa, ridipinta anch'essa, ha trovato la sua nuova dimora nel prato di Ponte Ammiraglio. Mentre la precedente fontanella della vicina via Buonriposo, creata dalla Fonderia di Maggio nel 1887, non è da tempo al suo posto.

Un'altra fontanella storica in ghisa di via Messina Marine, creata dalla Fonderia Di Maggio nel 1887, ha dato perfino il nome alla pescheria antistante, ma è stata rimossa da tempo e l'esercente, per perpetrarne il ricordo, durante l'apertura del suo negozio ha l'abitudine di montare e smontare una propria fontanella, non collegata all'impianto idrico. Inoltre se ne possono rilevare pochissimi esemplari davvero belli, a doppia vasca, al Giardino Inglese oppure a villa Bonanno o all'interno delle aree Amap di via Tasca Lanza e di via Riserva Reale.

Una fontana a doppia vasca si trovava in piazza del Carmine a Ballarò sotto la famosa tettoia che ricopriva il mercato. Ed una di nuova produzione, sempre a doppia vasca, è stata installata di recente in via Volturno. I racconti potrebbero proseguire all'infinito; ma oltre all'aspetto monumentale e storico di queste piccole e preziose strutture, è il momento di riflettere bene sulla loro funzione primaria: l'erogazione dell'acqua. Parecchie non risultano funzionanti e la motivazione principale è ben chiara.

Le fontanelle storiche in ghisa sono dotate di contatore nella parte retrostante ed il consumo viene pagato dal Comune di Palermo. Pertanto se i cittadini palermitani ne fanno un uso sconsiderato, ad esempio attaccando un tubo per il proprio rifornimento idrico privato o commerciale o perfino per lavare la propria automobile, l'Amap si vede costretta a interromperne l'afflusso. Non racconto nulla di nuovo, poiché si tratta di quanto accaduto di recente per la fontanella storica in ghisa della Fonderia Oretea del 1887 di via Scopari.

Qualche anno fa si è anche verificato che la fontanella di piazzetta del Fondaco a Palazzo Reale della Fonderia Di Maggio del 1897 fosse stata ritrovata ben fasciata e pronta per essere trafugata. In quel caso, la tempestiva segnalazione e l'immediato intervento delle squadre Amap hanno potuto salvarla e adesso si trova di nuovo al suo posto, ridipinta e ben impiantata. Ciò non succede per le fontane in muratura che non posseggono il contatore e dunque alcuni bravi residenti si sentono liberi di usufruire ad oltranza della loro erogazione.

Le fontanelle più curate si trovano negli angoli meno trafficati di Palermo, come dentro l'arco dei Cartari o in cortile Casermaggio. Ma altre sono colme di spazzatura o davvero vandalizzate, come quella di vicolo Chiarandà a Ballarò della Fonderia Di Maggio 1898, verniciata indecorosamente a iosa con colori a spray e priva di rubinetto. E non meno devastazione hanno sopportato sia quella di via Di Cristofalo all'Acquasanta della Fonderia di Maggio del 1898 o quella di piazzetta Appalto alla Vucciria del 1886, la cui relativa fonderia è addirittura illeggibile.

Entrambe, risultando mancanti dell'intera parte superiore rimpiazzata con della muratura o degli assemblaggi di ciottoli, lasciano sospettare di furti a scopo di vendita in nero di metalli. Ma per fortuna non tutti i cittadini sono così irresponsabili ed incivili ed infatti il ripristino idrico della fontanella realizzata dalla Fonderia Di Maggio nel 1898 di vicolo Gallo all'Albergheria si deve alle ardenti richieste di un gruppo di essi. Tuttavia, il mio spirito positivo mi porta a credere che questa città abbia ancora delle speranze.

Ed è per tale ragione che, alla fine di questo articolo, invito tutti i volenterosi lettori a segnalare all'Amap eventuali guasti e/o danneggiamenti di queste preziose fontanelle. Proprio perché dispiace che in alcuni punti cittadini di fondamentale importanza monumentale, storica o religiosa come il Santuario di S. Rosalia, la fontanella della Fonderia Di Maggio - 1887 - sia perennemente a secco.

O che alcune di esse, come in via Briuccia (Fonderia Di Maggio 1898) e via Scannaserpe (Fonderia Di Maggio 1887) debbano essere attive a giorni alterni. È consigliabile telefonare di mattina presto, intorno alle 7,30, prima che le squadre escano per il loro giro al numero verde 800050911. Come dicevo, in molti casi e dietro segnalazione, sono intervenuti. Grazie a tutti.
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