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Spiegato in due parole: perché la Procura indaga sui cantieri (infiniti) di Palermo

Tra transenne, scavi, ruspe e deviazioni, il minimo comune denominatore in questo decennio di Palermo è stato il ritardo: le penali sono state applicate?

Giulio Di Chiara
Urbanista e progettista
  • 17 maggio 2018

Il cantiere di via Emerico Amari a Palermo

Dei cantieri sparsi per Palermo ce ne siamo accorti un pò tutti: gran parte insistono sulle parti nevralgiche del tessuto urbano, anche perchè in maggioranza interventi ricadenti sul trasporto pubblico del futuro.

Tra transenne, scavi, ruspe e deviazioni, il minimo comune denominatore in questo decennio è stato il ritardo. Il ritardo nei tempi di consegna, il ritardo nelle riaperture, a volte anche nella comunicazione.

Non che in altre parti d’Italia le cose vadano meglio, i problemi sugli appalti sono purtroppo diffusi. Ma l’accavallamento di più interventi contemporanei e in ritardo ha scomodato anche la Procura di Palermo, che adesso vuole vederci chiaro.

È stata aperta infatti un’inchiesta conoscitiva a carico di ignoti (almeno al momento), atta a verificare come e perchè si stiano verificando tutte queste dilazioni temporali rispetto alle previsioni.

L’iter cognitivo avviato dal procuratore e dal sostituto coinvolgerà vari enti e soggetti: il Comune di Palermo, ad esempio, che in alcuni appalti ha l’onere di vigilare sui cantieri (rete fognaria alla Cala e via Roma).

Come si legge sulle pagine di cronaca, la procura intende accertare se il Comune di Palermo ha applicato le penali previste per i ritardi o abbia attivato le procedure di rescissione laddove necessario.

Non una cosa di poco conto. Per un’amministrazione comunale non è “facile” rescindere un contratto con un’azienda impegnata in vari cantieri in città, soprattutto perchè il rischio di lasciare cicatrici sul tessuto urbano è altissimo, visti i tempi fisiologici di riassegnazione dei lavori ad una seconda ipotetica azienda.

È anche una questione politica e di immagine verso la cittadinanza: interrompere un cantiere, perpetuare i disagi è il peggior biglietto da visita per un amministratore.

È anche giusto che un’amministrazione faccia di tutto per scongiurare l’abbandono di un cantiere, proprio per le conseguenze di cui sopra. Ma ci sono delle prassi e dei regolamenti che vanno rispettati e l’inchiesta della procura si sta muovendo in tal senso.

In generale, le regole vigenti sugli appalti consentono ribassi d’asta talmente incisivi che anche un’azienda non propriamente solida può aggiudicarsi la realizzazione di un’infrastruttura per svariati milioni, salvo poi dover far fronte a ammanchi e varianti che di fatto causano ritardi, fallimenti, scioperi e proteste.

Anche la cattiva progettazione è causa di ritardi. Non sempre è solo colpa del Comune.

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