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Sulle orme di San Teotista: un cammino di bellezza sulla cima di un monte siciliano

Sono quasi nove i chilometri di emozioni e fatiche che dividono le falde del monte che domina Termini Imerese, dalla sua sommità a 1.326 metri, dove la vista è da favola

Junio Tumbarello
Giornalista e guida Aigae
  • 10 gennaio 2020

L'itinerario del cammino di San Teotista - foto Junio Tumbarello

Qualcuno ha scritto, come sveliamo alla fine dell'articolo, che monte San Calogero, situato tra i comuni di Termini Imerese, Caccamo e Sciara, giungendo con le sue pendici fino al mare, è la montagna - con questa peculiarità - più alta del Mediterraneo. Di sicuro c’è che conquistare la vetta di monte Euraco (altro nome con cui è conosciuto il massiccio: dal latino Euracus che significa “bella dorsale”) è sicuramente una splendida avventura. E non intendiamo solo dal punto naturalistico, ma in qualche modo anche simbolico.

Intraprendere quest’escursione, infatti, significa anche ripercorrere i passi dell’abate eremita San Teotista, compatrono di Caccamo, città di cui sarebbe originario. Seppur abbastanza breve, dal punto di vista tecnico, la passeggiata non è proprio adatta a tutti (dagli addetti ai lavori è classificata tra E ed EE, cioè per camminatori smaliziati, in grado di cavarsela e non perdersi d’animo su pendii scivolosi di fango, misti di rocce ed erba, pietraie e sentieri parzialmente innevati, passaggi rocciosi).

Regala alla vista paesaggi incantevoli e racconta ai fortunati trekker che giungono fino in vetta, aneddoti che affondano le loro radici nella storia e nella tradizione dei territori circostanti.

Proprio per questo, anche se grazie ad alcune indicazioni sparse sulle rocce è possibile percorrerlo in autonomia, specie nel periodo invernale è consigliabile affidarsi alle guide escursionistiche che hanno valorizzato il sentiero negli anni.

«Abbiamo messo a punto questo cammino noi di Kàkkabe Trekking - ci racconta Giuseppe Geraci, guida Aigae a capo della sezione Cai di Caccamo – presentandolo nel 2014 in occasione del primo meeting delle Vie Sacre di Sicilia.» Questo itinerario, infatti, fa parte di una tre giorni di percorsi che ogni anno viene proposta nell’ambito delle Vie Sacre di Caccamo (dello stesso circuito fa parte l’eremo di San Felice, di cui abbiamo parlato qui).

«Sono state già ben sette le edizioni di questo Cammino - continua la guida - e tra queste, una in versione notturna con lo spettacolo dell’alba sulla cima di monte San Calogero.»

Dopo aver ammirato i resti dell’antica chiesetta di San Nicola de Nemori dove, si dice, dimorò il monaco basiliano San Teotista, si raggiunge un pianoro dove è possibile parcheggiare la propria auto per mettersi in cammino. Purtroppo non rimane più tanto del bel complesso monastico e dell’abbazia basiliana dove risiedevano i monaci che nel 1215 eressero una piccola chiesetta, e dove il 4 gennaio dell’anno 830 d.C. fu sepolto San Teotista.

Per inciso il monte San Calogero deve il suo nome proprio all’eremita basiliano, il quale - come tutti i monaci del tempo - era chiamato “Caloghero” da καλόγερος, vocabolo comune nella lingua greca che significa letteralmente "bel vecchio" o anziano di bell'aspetto e traduce termini generici quali eremita, frate o monaco.

Poco dopo aver compiuto qualche passo sulla strada sterrata che si trova dopo il punto di partenza, sulla destra si nota l’unico cartello che indica il percorso di monte San Calogero e si intraprende una stradella di terra battuta e pietrisco che si inerpica sempre di più sulla montagna.

Questo primo tratto del percorso, caratterizzato nella stagione fredda da fango e in generale da sassi e pietre, sale rapidamente fino a giungere a circa mille metri di altitudine una zona pianeggiante e verde chiamata San Calurieddu, dove è possibile fare una sosta rigenerante. Ci troviamo in una suggestiva sella tra monte dell'Uomo (1079 m.s.l.m.) e un rilievo minore posto tra quest'ultimo e Rocca Fera (1059 m. s.l.m.). Proprio tra queste rupi si racconta che il Santo fu tentato dai demoni.

Ancora oggi sono visibili alcune pietre squadrate - che si pensa appartenessero a una chiesetta primitiva dove si appartavano i monaci dell’abbazia di San Nicola de’ Nemori per i loro ritiri spirituali - e due rocce dalle quali sgorgano due fonti, una limpida dove per tradizione si dice si inginocchiò San Teotista e una putrida dove si poggiò il diavolo.

Rimane l’ultimo tratto di tragitto che dirigendosi a żig-żag verso nord-est, passata la Rocca Fera, si snoda tra rocce e roccette, tra numerosi e ripidi tornanti, lungo la parte più stretta e impervia del percorso. Saranno queste ultime fatiche a regalarci una vista magnifica, dove nelle giornate più terse l’occhio viaggia dalla rocca di Cefalù fino a monte Cammarata, tutta la valle del fiume Torto, Sciara, Cerda, Aliminusa e Montemaggiore Belsito, immersi nei querceti della riserva dei boschi di Favara e Granza.

Lungo il percorso si vedono ancora massicciate e lastricati in pietra locale che i monaci avevano realizzato per raggiungere la vetta. In cima al monte (oltre a un piccolo impianto di antenne) è ancora visibile il perimetro di una chiesetta dove fino a qualche tempo fa era ancora presente una statua dalla testa mozzata (probabilmente raffigurante San Teotista). Storicamente qui ogni anno veniva celebrata una messa, tradizione reiterata fino ai primi anni del 1900.

Se vorrete fare una passeggiata nella storia e nella natura di Sicilia, questa è l’escursione che fa per voi. Come raggiungere il punto di partenza: una volta arrivati a Caccamo, si percorre la via Regione Siciliana per poi svoltare per via San Vito e proseguire dritti per circa 5 chilometri su asfalto e sterrato sino a raggiungere contrada Santa Maria. Ci si incammina una stradina asfaltata in salita, lasciandoci alle spalle l’abbazìa di San Nicola de' Nemori per poi raggiungere il pianoro dove lasciare i mezzi.
Buona camminata!

*Il riferimento di inizio articolo è Enzo Giunta, p. 208 – “Sicilia, l'isola da amare anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici”, edito a cura del Lions International (Officine Tipografiche Aiello & Provenzano, Bagheria 2009)

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