Talismani e amuleti nei gioielli di Sicilia: l'antico "effetto" dell'Orecchino di Niscemi
Le maestranze orafe e argentiere in Sicilia hanno una storia antica e affascinante. Non a caso troviamo pezzi assolutamente unici ed incredibili. Ve li raccontiamo
L'orecchino di Niscemi (foto concessa da Rosalba Riccioli)
I due termini non sono la stessa cosa. I primi sono oggetti di protezione contro le energie negative, malattie, sfortuna e malocchio; i secondi, i Talismani, avendo un ruolo attivo attraggono “energie positive, fortuna e prosperità. Una conoscenza ormai andata completamente perduta, rimanendo solo una pallida, lontana eco, patrimonio della tradizione orale. Ho già avuto modo di parlare dei gioielli donati a Figure Religiose, alla loro magnificenza e opulenza e di come anche questi siano diventati allontanatori del male o detentori di energia positiva. Al collo del santo o nel ciondolo posto in un braccialetto, fermagli, spilla, nella collana o orecchino, pietre e metallo hanno avuto a lungo un effetto che oggi potremmo definire placebo, ma che allora era ritenuto assolutamente reale.
I Musei Siciliani come il Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas a Palermo, Museo Pietro Griffo ad Agrigento, Museo regionale Agostino Pepoli Trapani, Musei Diocesani a Monreale e Catania, alla Cattedrale di Palermo, nella cappella di Santa Venera della cattedrale di Acireale, la Cattedrale di Randazzo e nell’ Eparchia di Piana degli Albanesi, al Museo Paolo Orsi di Siracusa oltre a numerose collezioni private, hanno storie e tesori.
E a Siracusa che grazie al contributo storico della Custode Rosalba Riccioli, ho avuto modo di conoscere artisti, le varie tecniche, modelli ed usi. Rosalba da qualche anno è in pensione ma continua come volontaria a divulgare e a far entrare in questo mondo magico scolaresche ed associazioni. Le tecniche principali dell’arte orafa ed argentiera sono: fusione a cera persa, metallo fuso colato in un modello; fusione a matrice metallo colato dal crogiolo in una matrice che riproduce in negativo; sbalzo e cesello senza asportazione di materiale; granulazione (oreficeria) che consiste nel saldare, minuscole sfere d’oro, la tecnica è di origine Etrusca; la filigrana, un sottilissimo filo intrecciato ridotto in modo da ottenere una treccia sottilissima che sarà poi schiacciata.
Le maestranze orafe e argentiere in Sicilia hanno una storia antica e affascinante. Non a caso troviamo pezzi assolutamente unici ed incredibili di grande e varia scuola. Una data, il 1447, sancisce questa capacità artigiana, la troviamo nella scheda tecnica del Dipartimento dei Beni Culturali e dell’identità Siciliana che riporta alle maestranze di Orafi e Argentieri la produzione di un “marchio di garanzia con un’’aquila con le ali rivolte verso il basso e la sigla RUP (Regia Urbs Panormi)”. A questo si aggiunse l’Istituzione della carica annuale di console per un orafo ed un argentiere. Questa data, prezioso riconoscimento voluto dal Re di Castiglia ha però millenni e millenni di conoscenze tramandate nel tempo da esperti e fini artigiani.
L’arte Greca dei preziosi parte dalla preistoria, arricchendosi con la Campagna di Alessandro Magno di magnificenze orientali con l’arrivo di pietre preziose. Questa scuola arrivò nelle colonie greche in Italia, che avranno come capitali indiscusse, Siracusa e Taranto; se al tempo di Pericle l’uso dei gioielli risentiva di Equilibrio, Proporzione e Armonia, con la Magna Grecia, i Romani ed in seguito l’Impero Bizantino, assisteremo ad una esplosione di lusso, varietà e ricchezza. Parliamo di diademi, collane, pendenti, spille le fibule, cuffie, orecchini, anelli e bracciali.
Dal Nodo di Ercole (da noi conosciuto come Nodo Savoia) con la doppia funzione di prezioso e scudo contro le influenze negative, oro, pietre, pasta vitrea colorata diventeranno oggetti da sfoggiare e da inserire nei corredi funebri, grazie ai quali sono pervenuti sino a noi. A questo proposito un prezioso “scarabeo del cuore” in diorite verde è conservato al Museo archeologico di Palermo. Di origine Egizia porta una incisione databile al 1409-02 a. C. fu ritrovato a Cefalù. Questo scarabeo insieme ad altri, oltre ad essere parte del corredo funebre con forti valenze magiche, veniva posto sul defunto, testimonia come fosse esteso il culto di Iside, la dea delle arti magiche, sull’Isola.
Gli Erotini (piccoli Eros, amorini, alati), erano invece legati al culto di Dioniso, ognuno con un oggetto particolare, quelli del Museo Orsi hanno una lira. Questi faranno parte di orecchini, ciondoli ed altri oggetti. Altre gioie particolari questa volta dedicati ai bambini sono le Lunulae, una mezzaluna dedicata alle bimbe e le Bullae, un disco solare per i maschietti, questi gioielli accompagneranno la crescita dei piccoli sino alla maggiore età, e saranno nel corredo funebre in caso di morte prematura.
Se molti gioielli sono oggi in altri musei come e un paio di orecchini di Siracusa presenti all’Hermitage, con la miniatura di una quadriga guidata da un condottiero, ghirigori, fiori e due uomini, il Medagliere di Siracusa conserva importanti gioie, come gli orecchini di Terravecchia di Grammichele, un orecchino in Filigrana di Taormina con due uccelli contrapposti su un monte con fili d’erba, probabilmente l’Etna, ed un orecchino che oggi assume un significato particolare. Proveniente da Niscemi è decorato con filo perlinato, ha una rosa al centro con una perlina e un pendente a forma di aquila con ali spiegate insieme alla corona di Iside, lussuosissimo e certamente portatore di fortuna è del II secolo a.C. venduto al Museo nel 1900.
Ora più che mai questo orecchino dovrebbe tornare ad avere quella funzione di Amuleto e Talismano, attraverso la sua Aquila e la Corona della Dea Egizia per aiutare e proteggere la vessata Niscemi.
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