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Tanto entusiasmo finito alla Rap: il sogno infranto (almeno per ora) di salita Raffadali

Il piccolo giardino urbano di Palermo è stato dismesso, gli arredi buttati e sono tornate le macchine, ma chi ha pensato e progettato quel sogno verde non si rassegna

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 30 marzo 2019

Salita Raffadali durante l'allestimento - foto di Vincenzo Russo

Gli 883 in "Come mai" cantavano la loro "Quotidiana guerra con la razionalità", ed è quello che si sono trovati a vivere i sognatori e alcuni residenti del centro storico di Palermo che a maggio dell'anno scorso avevano immaginato, progettato e creato un giardino urbano in Salita Raffadali che si trova tra piazza Bologni e piazza Casa Professa a Palermo.

Adesso purtroppo la sperimentazione si è conclusa e, anche, su richiesta si un gruppo di residenti e del loro avvocato, il Comune ha revocato l'ordinanza e finita la pedonalizzazione sono tornate le macchine. L'associaizone "Ballarò significa Palermo" in occasione della giornata dedicata ai beni comuni di Italia Nostra (il 13 maggio dell'anno scorso, 2018) aveva immaginato di realizzare una istallazione temporanea in quella salita: un'infiorata, e sono stati coinvolti l'Università di Palermo nella figura del professore Manfredi Leone e Orto Capovolto con Angelica Agnello.

Insieme pensarono ad un'infiorata 2.0 diversa dalle solite, con piante al posti dei fiori e colori per terra e panche. Coinvolsero così lo street artist Marco Make e alcuni sponsor privati e in un solo giorno, come per magia, salita Raffadali cambiò i connotati: da grigia e spenta via piena di macchine si trasformò in giardino colorato e pieno di verde. Un colpo d'occhio che ha conquistato la città in pochissimo tempo, la notizia rimbalzò per tutti i quotidiani locali fino ad approdare su alcune importanti riviste nazionali e diventò quasi un simbolo dell'anno in cui Palermo fu Capitale della Cultura.

In molti dei residenti se ne presero cura, tanta gente andava a sedersi per godere di quel piccolo scorcio di bellezza e così, il giardino temporaneo, che sarebbe dovuto durare solo quattro settimane provò a diventare permanente, sull'onda di questo entusiasmo. Non si erano ancora fatti i conti con un altro pezzo di cittadinanza, molti residenti infatti non gradirono la scelta della pedonalizzazione perché inevitabilmente creò problemi di mobilità e così si organizzarono per fare un esposto al comune con un avvocato.

Nonostante ciò la sperimentazione andò avanti e l'ordinanza per la temporanea pedonalizzazione veniva rinnovata di mese in mese. La storia - attualmente - non ha un lieto fine, il piccolo giardino incantato è stato dismesso, tutti gli arredi buttati grazie alla Rap e la strada è tornata ad essere carrabile. Ma chi ha pensato e progettato quel piccolo sogno urbano non si rassegna e insiste ancora: «Speriamo di risolvere e riorganizzare la mobilità in quella zona - dice Giulio Pirrotta di "Ballarò significa Palermo" - tanto da rendere vivibile in serenità il quartiere per chi lo vive quotidianamente. Risolto questo torneremo con un progetto permanente con dei criteri e funzionale per tutti, con la pedonalizzazione e il giardino».

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