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Tra le dimore nobiliari più belle di Sicilia: salvata dai cittadini, ora di nuovo "a rischio"

Il palazzo, al centro di una questione burocratica, sorge nel centro storico di una cittadina siracusana e fu la residenza storica di una delle famiglie più ricche dell'Isola

Federica Cortegiani
Giornalista pubblicista
  • 24 febbraio 2022

Un dettaglio di Palazzo Beneventano di Lentini

Non c'è pace neanche per le storie che un tempo avevano avuto il loro "lieto fine".

Al centro di questa storia c'è una dimora nobiliare, tra le più belle della Sicilia, che - dopo essere stata letteralmente strappata al degrado e recuperata grazie a un progetto di restauro messo in moto dai cittadini - adesso rischia di nuovo di essere abbandonata.

Parliamo di Palazzo Beneventano di Lentini, un palazzo nobiliare che sorge nel centro storico della cittadina siracusana e residenza storica di una delle famiglie più ricche della Sicilia da cui prende il nome.

Di questo palazzo ce n'eravamo già occupati quando vi abbiamo raccontato una bella storia di attivismo politico e sociale partita dal basso e che aveva portato alla nascita di Badia Lost & Found.

Presediuta da Giorgio Franco, la cooperativa - composta da volontari, studenti e professionisti - era riuscita nel 2016 a salvare il palazzo su concessione dell'allora sindaco Alfio Mangiameli, “trasformando” la dimora in un grande parco d'arte e in un polo culturale.
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Un'azione partita dal basso promossa dalla sezione locale dell’associazione "Italia Nostra" con lo scopo di rendere il bene accessibile a tutti, fermando il suo degrado sociale e materiale.

Adesso però c’è il rischio che la situazione possa tornare al punto di partenza, o meglio che rimanga in bilico. Palazzo Beneventano rischia infatti di essere nuovamente abbandonato a causa di questioni burocratiche che fanno capo al Comune, proprietario e co-gestore del palazzo.

Dopo la scadenza dell'accordo iniziale, la nuova amministrazione comunale presieduta dal sindaco Rosario Lo Faro ha sospeso quel "partenariato pubblico-privato" che permetteva alla cooperativa di gestire il palazzo.

«L’amministrazione comunale di Lentini - dichiara in una nota Filippo Parrino, presidente di Legacoop Sicilia, al fianco della cooperativa - ha tutto il diritto di sospendere il procedimento che tra l’altro, a nostro parere, è stato ritardato incomprensibilmente anche dall’amministrazione precedente. Tuttavia, sarebbe il caso di avviare subito un confronto per l’immediata definizione dell’accordo di partenariato».

«Un bene di proprietà del Comune e ben gestito dalla cooperativa Badia Lost & Found – aggiunge Parrino - oggi rischia di tornare nel silenzio. E analogamente rischia di cadere nell’oblio un progetto di diverse centinaia di migliaia di euro sostenuto da dettagliati business plan e da primaria strumentazione finanziaria messo in campo un anno fa dalla cooperativa per il recupero e la valorizzazione dello storico edificio».

A spiegare le ragioni di questa sospensione è lo stesso primo cittadino di Lentini, eletto nell'ottobre 2021, in una video intervista pubblicata sul canale Youtube di Radio Una Voce Vicina.

«Già durante la campagna elettorale - spiega il sindaco - abbiamo detto più volte che questa procedura di "partenariato pubblico-privato" andava rimeditata e rivista e siamo stati votati anche su questo presupposto. Una volta eletto, corentemente alle promesse fatte, abbiamo sospeso (ma non annullato) il procedimento».

«Tale sospensione ha portato al congelamento ma non all'abbandono del palazzo - ci tiene a sottolineare Lo Faro - perché è sotto gli occhi di tutti che il palazzo è aperto ed è gestito dal Comune insieme alla cooperativa Badia Lost & Found in attesa di nuove soluzioni».

Al centro della querelle ci sono infatti due modi diversi di concepire la natura dello strumento di "partenariato pubblico-privato".

Secondo l'amministrazione comunale «i beni culturali vanno gestiti coinvolgendo tutti i soggetti del territorio, tutte le associazioni di Lentini e tale coinvolgimento deve avere delle regole predeterminate ben definite. Potrebbero esserci quindi delle soluzioni miste da discutere nelle prossime settimane».

Di parere contrario è il presidente della cooperativa, Giorgio Franco, secondo il quale è «proprio la natura giuridica di questo strumento rappresenta una facilitazione e una responsabilizzazione collettiva al patrimonio culturale, del suo recupero e della sua valorizzazione e non rappresenta in alcuna maniera una privazione del bene alla cittadinanza e alla fruizione pubblica».

«L'amministrazione invece continua a fraintendere il partner privato come un concessionario di un diritto esclusivo di sfruttamento economico del bene culturale - aggiunge -, mentre si tratta solo di una cooperativa referente, nella qualità operativa e di collaborazione nei confronti dell’ente territoriale proprietario del bene».
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