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Tra queste mura veniva ucciso Peppino Impastato: i progetti per il casolare di Cinisi

La mafia assassinò l'attivista proprio in questo casolare privato nella campagna di Cinisi: dopo quarant'anni oggi la Regione lo espropria per trasformarlo in bene pubblico

Balarm
La redazione
  • 7 settembre 2019

Il casolare di Cinisi in cui fu ucciso Peppino Impastato

La Regione ha detto "sì" all'espropriazione del casolare in cui fu ucciso Peppino Impastato: nel 1978 l'attivista e fondatore di Radio Aut venne colpito alla testa, tramortito e ucciso qui prima di essere trasportato sui binari della ferrovia per simulare una esplosione.

A distanza di quarant'anni la Giunta regionale, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha approvato gli atti necessari per procedere alla espropriazione del casolare (e del terreno che lo circonda) impegnando la somma di 106.345 euro per l’acquisizione dell’immobile, di proprietà privata ma dichiarato cinque anni fa di "interesse culturale".

Lo aveva infatti giudicato tale la Giunta regionale di Rosario Crocetta, condividendo l'atto di avvio del procedimento dell'assessorato ai Beni Culturali: "È un modo per affermare non solo l'importanza della memoria - aveva affermato il Governatore - ma anche la necessità di predisporre un progetto di valorizzazione del sito, che possa favorire la crescita della coscienza civile delle nuove generazioni e dei cittadini".

Tra l'altro il proprietario non se ne prendeva molta cura: all'imizio del 2019 il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, aveva denunciato e fatto un appello per salvaguardare il casolare che "cadeva a pezzi" dunque poco sicuro per i visitatori che, una volta l'anno, avevano accesso al luogo.

Ogni anno infatti sono migliaia le persone che arrivano a Cinisi da ogni parte del mondo per conoscere la storia di Peppino per visitare i suoi luoghi: Casa Memoria e il percorso dei cento passi verso la casa del boss Badalamenti (oggi aperta ome biblioteca e sede di Radio cento passi).

Persone che sperano anche di visitare il casolare "Che potrebbe essere uno dei luoghi più frequentati d’Italia" aveva sottolineato Giovanni. Prima che venisse giudicato pericoloso, il proprierario negli anni ha permesso a Casa Memoria di aprirlo al pubblico solo in determinate occasioni legate al 9 maggio, data della morte dei Peppino.

"Il proprietario - aveva commentato Giovanni Impastato a febbraio - è complice di questo scempio, non prendendosi cura del luogo, non avendo rispetto per la figura e la memoria di Peppino e per la sensibilità di tutti coloro che credono in questa storia e nella crescita del nostro Paese, non volendo cedere il bene e chiedendo delle cifre sproporzionate rispetto al giusto valore economico".

Tornando invece a oggi, il casolare diventa di tutti: "Con il provvedimento assunto dal Governo regionale - dichiara il presidente Musumeci - manteniamo l'impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale".

Siamo lieti che, dopo anni di richieste andate a vuoto e di mobilitazioni, il casolare dove Peppino Impastato è stato tramortito o ucciso venga espropriato e diventi un luogo della memoria, uno dei percorsi obbligati per conoscere da vicino una delle storie più significative dell’impegno antimafia negli ultimi decenni.

Ci auguriamo che i lavori vengano fatti al più presto, ponendo fine a uno scempio che è durato per troppo tempo, con un impegno unitario, evitando contese e competizioni.

Il Centro siciliano di documentazione, sorto nel 1977 e successivamente dedicato a Peppino Impastato, ha avuto, accanto ai familiari che hanno fatto una scelta storica, rompendo con la parentela mafiosa, e ai suoi compagni di militanza, un ruolo fondamentale nel salvarne la memoria da chi voleva farlo passare per terrorista e suicida e nell’ottenere giustizia, con le condanne dei responsabili del delitto e con la relazione della Commissione parlamentare antimafia sul depistaggio delle indagini, operato da rappresentanti della magistratura e delle forze dell’ordine. Un fatto unico nella storia del Parlamento dell’Italia repubblicana. E vogliamo ricordare che è stata una battaglia durata molti anni, condotta per un lungo periodo nel pieno isolamento.

«Siamo lieti che Peppino Impastato sia diventato un esempio per tutti coloro che sono impegnati nella lotta alla mafia, soprattutto per i giovani, ma anche per i cittadini che hanno visto e vedono in Peppino una figura di militante, di intellettuale, di giornalista, nato in una famiglia mafiosa e che ha cominciato la lotta alla mafia a partire dalla sua vicenda personale: una storia che va oltre il contesto local» dice il fratello, Giovanni.

"Quell’edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni".

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