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Tutti le cercano, nessuno le trova: cosa si sta facendo per rifornire di mascherine la Sicilia

In queste ore, presa coscienza della difficoltà a far arrivare materiale sanitario nell’Isola, si sta facendo di tutto per cercare nuovi produttori per rifornire soprattutto gli ospedali

Balarm
La redazione
  • 18 marzo 2020

In questi giorni difficili in molti cercano di reperire le mascherine chirurgiche per attutire gli effetti del Coronavirus. Ma a Palermo è praticamente impossibile trovare una farmacia che le abbia. E anche chi ha contatti diretti con i produttori e i depositi è al momento in stallo per via della situazione sanitaria nazionale che richiede particolare attenzione soprattutto per chi combatte in prima linea con il virus, medici, infermieri e tutto il personale ospedaliero.

Ecco come stanno le cose: in questo momento anche negli ospedali iniziano a scarseggiare le mascherine chirurgiche e i dispositivi di sicurezza. E si teme per i prossimi giorni.

Il tutto mentre aumentano i contagi tra i camici bianchi. Un’escalation che fra l’altro ha convinto la Regione ad avviare controlli a tappeto tra i medici per verificare eventuali “positivi” da Coronavirus. Il vero allarme riguarda comunque i dispositivi di sicurezza. La Protezione civile nazionale ha inviato in Sicilia le stesse mascherine non ospedaliere che hanno già fatto scattare la protesta dei governatori del Nord.
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Domenica 15 marzo sono arrivate, con acquisti fatti la scorsa settimana dalla Protezione civile regionale, 51.500 mascherine, 500 occhiali e 1.800 camici, subito messi in distribuzione. Ma sono insufficienti. Ad esempio, al Cervello, uno degli ospedali con reparti dedicati ai contagiati da coronavirus, sono state consegnate appena 1.500 mascherine chirurgiche e 100 occhiali, che bastano appena per qualche giorno.

Il sistema di acquisto da altri Paesi è andato in tilt a causa della chiusura delle frontiere, e adesso far arrivare presidi sanitari in Sicilia è molto difficile: l’assessorato regionale lunedì sera aveva ottenuto il via libera all’acquisto di due milioni di mascherine attraverso alcuni Paesi dell’Est, ma ieri mattina è arrivata la notizia che il carico era stato bloccato alle dogane.

Un disastro che ha convinto l’assessore regionale Ruggero Razza ad accelerare il piano B, cioè la riconversione di alcune aziende siciliane per la produzione di mascherine e altri dispositivi medici. L’assessore Razza ha già trovato un’intesa con il responsabile del distretto regionale della Meccatronica, Antonello Mineo.

Nel distretto hanno sede sette aziende, tra Catania, Enna e Trapani, come la Proto, la Nebiolo e la Rica, che si sono dette pronte a produrre cinquemila mascherine in due giorni e altri presidi come camici e occhiali. Le aziende hanno già inviato alla Protezione civile i prototipi per avere il via libera definitivo all’avvio della produzione, che sarà acquistata del sistema sanitario siciliano o con fondi della Protezione civile regionale.

La Sicilia è chiusa e prova a guardarsi allo specchio e a trovare risposte dentro i confini dell'Isola, in queste ore, presa coscienza della difficoltà a far arrivare materiale sanitario nell’Isola, politici e associazioni degli imprenditori stanno facendo di tutto per cercare nuovi produttori.
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