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Ucciso in Iran Yasin Mirzaei, studente di Geofisica a Unime: dolore e sit-in a Messina

All'Università messinese è esposta la sua foto che riporta come il 31enne sia stato ucciso «con 18 proiettili durante le proteste in Iran». Solidarietà e cordoglio dall'Ateneo

Balarm
La redazione
  • 14 gennaio 2026

Il cartello su Yasin Mirzaei all'Università di Messina

«La strage della meglio gioventù di Teheran», la chiamano. Il 13 gennaio si è saputo dell'uccisione, si pensa tra l'8 e il 9 gennaio, a Dareh Deraz, in Iran, di Yasin Mirzaei, 31 anni studente del corso di studio magistrale in lingua inglese “Geophysical sciences for seismic risk” dell'Università di Messina.

Appresa la notizia, gli studenti di Unime sono scesi in piazza, a protestare per la libertà in Iran dove il regime sta soffocando nel sangue la rivolta della popolazione, soprattutto giovani. All'Università di Messina è esposta la sua foto che riporta come il 31enne sia stato ucciso «con 18 proiettili durante le proteste in Iran». Un appello che non è caduto nel vuoto ma che ha ricevuto subito il messaggio di solidarietà dell'Ateneo: «L’Università degli Studi di Messina esprime la propria vicinanza alla comunità studentesca iraniana dell’Ateneo, che sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici in Iran, con gravi ripercussioni sul benessere personale e sulla serenità del percorso accademico».

In questo contesto, l’Ateneo esprime, inoltre, «profondo cordoglio per la scomparsa in Iran di un giovane che aveva frequentato l’Università di Messina, un evento che colpisce e addolora ancor di più l’intera comunità accademica. Unime ribadisce con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. In queste giornate, l’Ateneo intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità. Unime, infine, accoglie e sostiene il messaggio di vicinanza espresso dalle rappresentanze studentesche e le iniziative di sensibilizzazione promosse in città, nel rispetto dell’autonomia e della libertà di espressione della comunità universitaria».

Alcune stime parlano di 12mila morti in Iran «la maggioranza dei quali di età inferiore ai 30 anni - prosegue Micari in un post pubblicato sui social -. Yasin Mirzaei, prima di Natale era tornato in Iran perché sentiva di dover dare il suo contributo al suo Paese in questo momento decisivo. E ci sono tanti studenti iraniani anche qui a Palermo, diversi hanno seguito i miei corsi, qualcuno ha fatto la tesi con me e ora sta facendo il dottorato. Sino a ieri uno studente iraniano è venuto a chiedermi di seguire la sua tesi. Studenti che guardano al futuro e credono nella libertà, che vedono la conoscenza come chiave per il loro domani. In tutto uguali ai ragazzi italiani. Non possiamo guardare a distanza quello che sta succedendo».

E anche il sindaco di Messina, Federico Basile, sui social esprime il suo cordoglio: «Con profondo dolore apprendo della morte di Yasin Mirzaei, giovane studente dell’Università degli Studi di Messina, ucciso in Iran durante le recenti proteste. Una vita spezzata, un ragazzo che aveva scelto la nostra città per costruire il proprio futuro, condividendo con noi il suo percorso di studio e le sue speranze. Messina è una comunità che crede nella dignità della persona, nella libertà e nel rispetto dei diritti fondamentali. In questi giorni difficili, il nostro pensiero va a chi soffre, a chi teme per l’incolumità dei propri cari e a chi vive nell’angoscia e nell’incertezza».
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