Un angolo di Roma che parla di Palermo: dopo 70 anni chiude la pasticceria Dagnino
Da metà degli anni Cinquanta un luogo di incontro non solo per i siciliani ma per coloro che amavano e amano trascorrere qualche ora in un posto raffinato. La sua storia
La pasticceria Dagnino a Roma
Ci sono luoghi, attività, che diventano memoria famigliare e collettiva, si ammantano di una luce che probabilmente non hanno mai avuto, di afrori e profumi che diventano evocativi, di colori e sensazioni che destano emozioni, e quando tutto questo finisce, sentiamo di aver perso un pezzo di vita, con un nuovo lutto da elaborare. La pasticceria Dagnino a Roma, se qualcosa non cambierà, a breve entrerà a far parte di questi rimpianti come lo fu Dagnino a Palermo. Situata al centro di Roma anche questa chiuderà alla fine di dicembre dopo 70 anni, per lasciare posto a non si sa cosa.
A inaugurare la pasticceria, che fu considerata la filiale a Roma, furono Alfredo e Andrea Dagnino. Situata, all’interno della Galleria Esedra, il "passage" coperto tra via Vittorio Emanuele Orlando e via Torino. Luogo magico di Roma a pochi passi le Terme di Diocleziano, la Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, il bellissimo albergo “St. Regis Roma” del Marriot, il Teatro dell’Opera, il Planetario e la splendida Fontana delle Naiadi. Questo era un luogo con eleganti attività commerciali, (il passato è d’obbligo, molte delle attività in Galleria hanno chiuso da tempo). dove vi furono vernissage e mostre d’arte.
Dagnino si armonizzava in questo ambiente sofisticato, i suoi meravigliosi specchi dipinti di Alfonso Amorelli, raffiguranti figure femminili, le sculture lignee di Giovanni Maria Manganelli che celebrano le province siciliane in abiti tradizionali, e con i pannelli astratti di Herta Schaeffer sono opere d’arte moderna. Un luogo di incontro non solo per i siciliani ma per coloro che amavano, ed amano, trascorrere qualche ora in un luogo raffinato dove l’eccellenza dei prodotti è una policy aziendale.
Da metà degli anni Cinquanta seduti comodamente si sono potuti gustare cassate, cannoli siciliani, cassatine, frutta martorana, pignolata messinese, buccellato, dolci di mandorle… prodotti preparati nel rispetto delle antiche ricette, e se volevi pranzare c’erano le arancine, i timbaletti di anelletti, la caponata di melanzane, la pasta con le sarde, Le sarde alla beccafico, gli involtini di pesce spada e di melanzane e la pasta alla norma.
Per anni sono andata il 13 dicembre (tra l’altro giorno della sua inaugurazione) per prendere la "Cuccia", qui venivo ad ogni esame superato all’Università e qui ho voluto essere subito dopo la discussione della tesi di Laurea. Eppure sembra che tutto questo finirà. I fratelli Alessandra, Celeste e Luigi Cola che da tempo hanno rilevato l’azienda, a chi chiede informazioni rispondono "La situazione è complicata" ed effettivamente la situazione offre poche soluzioni, è arrivato l’avviso di sfratto da Finaval Spa, che gestisce gli immobili della famiglia Feltrinelli proprietaria del locale e che ha la libreria accanto.
Giannandrea Dagnino ha dichiarato in un’intervista, «La paura è non solo di perdere un’attività, la pasticceria è un piccolo capolavoro di architettura oltre ad essere un locale di interesse storico, la sua l’atmosfera unica, ha per 70 anni reso questo posto un angolo di Sicilia nel cuore di Roma». Luogo di bellezza e stile diventato set del cinema, per Ettore Scola in “La famiglia”, Michele Placido nel “Il grande sogno”, Daniele Luchetti in “Lacci”.
Per evitare la chiusura è stata aperta una raccolta di firme, più di 2000 persone hanno chiesto di salvare l’attività che è inserita nell’elenco dei locali storici della Capitale. È stato interessato anche Il sindaco di Roma Gualtieri, per un tavolo da aprire con la proprietà, si spera che decenni di arte, e memoria non vadano perduti.
L’arte ha sempre contraddistinto questa pasticceria, come quando ospitò un ciclo espositivo “Sottovetro” trasformando le vetrine in spazi d’arte contemporanea con numerose opere. È particolare ma in questo angolo di Roma, non è soltanto Dagnino che parla di Palermo e della Sicilia: Mario Rutelli nato a Palermo discendente del Rutelli chi costruì il Teatro Massimo su progetto di Basile, fu lo scultore che realizzò la famosa Fontana delle Naiadi.
Nel 1897, lo scultore preparò quattro colossali gruppi bronzei raffiguranti quattro ninfe, ognuna delle quali sdraiata su un animale acquatico che simboleggia l'acqua nelle sue diverse forme. Opera che con la procacità dei nudi femminili suscitò numerose polemiche. Ma non solo, un’l’intuizione siciliana fa parte anche del grandioso progetto di Michelangelo Buonarroti per la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, infatti fu un sacerdote siciliano, Antonio Lo Duca, un mattino d’estate del 1541, ad avere una visione "Una luce più che neve bianca’ scaturire dalle rovine delle Terme di Diocleziano". Da questa visione il religioso ebbe la certezza che tra le rovine termali romane dovesse essere edificata una Chiesa dedicata ai Sette Angeli.
C’è ancora un mese per sperare che quella insegna “Roma-Dagnino- Palermo” non venga spenta, la raccolta firme, e la grande copertura mediatica da parte della Stampa Roma hanno creato interesse ed attenzione. Oggi trovandomi ancora tra quei salottini ho visto tanti clienti, una signora vicino a me mi ha detto: «siamo qui perché siamo palermitani, siciliani e non vogliamo che chiuda la nostra pasticceria». Non si sa come finirà questa vicenda, lo sfratto c’è e la Galleria si sta preparando ad un importante e lungo restiling che la terrà chiusa, ma chi come me era oggi da Dagnino spera ancora, mi piace pensare che qui piccolini fiorellini i "Semprevivi", posti nei vasetti sui tavolini, possano essere di buon auspicio.
A inaugurare la pasticceria, che fu considerata la filiale a Roma, furono Alfredo e Andrea Dagnino. Situata, all’interno della Galleria Esedra, il "passage" coperto tra via Vittorio Emanuele Orlando e via Torino. Luogo magico di Roma a pochi passi le Terme di Diocleziano, la Basilica Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, il bellissimo albergo “St. Regis Roma” del Marriot, il Teatro dell’Opera, il Planetario e la splendida Fontana delle Naiadi. Questo era un luogo con eleganti attività commerciali, (il passato è d’obbligo, molte delle attività in Galleria hanno chiuso da tempo). dove vi furono vernissage e mostre d’arte.
Dagnino si armonizzava in questo ambiente sofisticato, i suoi meravigliosi specchi dipinti di Alfonso Amorelli, raffiguranti figure femminili, le sculture lignee di Giovanni Maria Manganelli che celebrano le province siciliane in abiti tradizionali, e con i pannelli astratti di Herta Schaeffer sono opere d’arte moderna. Un luogo di incontro non solo per i siciliani ma per coloro che amavano, ed amano, trascorrere qualche ora in un luogo raffinato dove l’eccellenza dei prodotti è una policy aziendale.
Da metà degli anni Cinquanta seduti comodamente si sono potuti gustare cassate, cannoli siciliani, cassatine, frutta martorana, pignolata messinese, buccellato, dolci di mandorle… prodotti preparati nel rispetto delle antiche ricette, e se volevi pranzare c’erano le arancine, i timbaletti di anelletti, la caponata di melanzane, la pasta con le sarde, Le sarde alla beccafico, gli involtini di pesce spada e di melanzane e la pasta alla norma.
Per anni sono andata il 13 dicembre (tra l’altro giorno della sua inaugurazione) per prendere la "Cuccia", qui venivo ad ogni esame superato all’Università e qui ho voluto essere subito dopo la discussione della tesi di Laurea. Eppure sembra che tutto questo finirà. I fratelli Alessandra, Celeste e Luigi Cola che da tempo hanno rilevato l’azienda, a chi chiede informazioni rispondono "La situazione è complicata" ed effettivamente la situazione offre poche soluzioni, è arrivato l’avviso di sfratto da Finaval Spa, che gestisce gli immobili della famiglia Feltrinelli proprietaria del locale e che ha la libreria accanto.
Giannandrea Dagnino ha dichiarato in un’intervista, «La paura è non solo di perdere un’attività, la pasticceria è un piccolo capolavoro di architettura oltre ad essere un locale di interesse storico, la sua l’atmosfera unica, ha per 70 anni reso questo posto un angolo di Sicilia nel cuore di Roma». Luogo di bellezza e stile diventato set del cinema, per Ettore Scola in “La famiglia”, Michele Placido nel “Il grande sogno”, Daniele Luchetti in “Lacci”.
Per evitare la chiusura è stata aperta una raccolta di firme, più di 2000 persone hanno chiesto di salvare l’attività che è inserita nell’elenco dei locali storici della Capitale. È stato interessato anche Il sindaco di Roma Gualtieri, per un tavolo da aprire con la proprietà, si spera che decenni di arte, e memoria non vadano perduti.
L’arte ha sempre contraddistinto questa pasticceria, come quando ospitò un ciclo espositivo “Sottovetro” trasformando le vetrine in spazi d’arte contemporanea con numerose opere. È particolare ma in questo angolo di Roma, non è soltanto Dagnino che parla di Palermo e della Sicilia: Mario Rutelli nato a Palermo discendente del Rutelli chi costruì il Teatro Massimo su progetto di Basile, fu lo scultore che realizzò la famosa Fontana delle Naiadi.
Nel 1897, lo scultore preparò quattro colossali gruppi bronzei raffiguranti quattro ninfe, ognuna delle quali sdraiata su un animale acquatico che simboleggia l'acqua nelle sue diverse forme. Opera che con la procacità dei nudi femminili suscitò numerose polemiche. Ma non solo, un’l’intuizione siciliana fa parte anche del grandioso progetto di Michelangelo Buonarroti per la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, infatti fu un sacerdote siciliano, Antonio Lo Duca, un mattino d’estate del 1541, ad avere una visione "Una luce più che neve bianca’ scaturire dalle rovine delle Terme di Diocleziano". Da questa visione il religioso ebbe la certezza che tra le rovine termali romane dovesse essere edificata una Chiesa dedicata ai Sette Angeli.
C’è ancora un mese per sperare che quella insegna “Roma-Dagnino- Palermo” non venga spenta, la raccolta firme, e la grande copertura mediatica da parte della Stampa Roma hanno creato interesse ed attenzione. Oggi trovandomi ancora tra quei salottini ho visto tanti clienti, una signora vicino a me mi ha detto: «siamo qui perché siamo palermitani, siciliani e non vogliamo che chiuda la nostra pasticceria». Non si sa come finirà questa vicenda, lo sfratto c’è e la Galleria si sta preparando ad un importante e lungo restiling che la terrà chiusa, ma chi come me era oggi da Dagnino spera ancora, mi piace pensare che qui piccolini fiorellini i "Semprevivi", posti nei vasetti sui tavolini, possano essere di buon auspicio.
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