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Un cortile, un borgo e una fattoria: a Danisinni si combattono emarginazione e povertà

È un rione popolare ai confini del centro storico di Palermo. Lo strappo con la città è stato ricucito grazie all’operazione di arte partecipativa avviata nel 2015 da due docenti dall’Accademia di Belle Arti

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 26 luglio 2021

Il "Borgo" di Danisinni, in fase di ultimazione (foto di Rossella Puccio)

Danisinni è un rione popolare ai confini del centro storico di Palermo, a due passi da Palazzo Reale, con una lunga storia, triste purtroppo, di abbandono ed emarginazione. È il quartiere in cui Danilo Dolci digiunò per difendere i diritti delle persone escluse dal potere e per denunciare l’estrema povertà della zona.

Un luogo in cui buona volontà e coscienza hanno portato, piano piano, cambiamenti e risultati. L'ultimo di questi risultati è l'arrivo di due nuove strutture per il sociale e, cosa certamente non da poco, anche i turisti. Il quartiere infatti è stato inserito nella guida turistica Lonely Planet.

Ma per parlare dell'oggi e capire bene il senso di quanto è stato fatto negli anni in questo quartiere, è bene, oltre che giusto, fare un passo indietro, a quando tutto è iniziato.

Lo strappo con la città è stato ricucito grazie all’operazione di arte partecipativa avviata nel 2015 da due docenti dall’Accademia di Belle Arti di Palermo: il professore Enzo Patti e la professoressa Valentina Console, che nel 2017 riescono a ottenere un piccolo finanziamento e dare vita al progetto artistico partecipativo ‘Rambla Papireto’ che avvierà il processo di rigenerazione urbana e sociale in chiave artistica di Danisinni.



Passaggio fondamentale di questa operazione sarà il recupero di alcuni terreni occupati abusivamente, alle spalle della Parrocchia Sant’Agnese, di proprietà della professoressa Angela La Ciura, docente dell’Accademia di Belle Arti, che li darà in comodato d’uso per dieci anni alla comunità di Danisinni, permettendo di creare la fattoria sociale e l’orto didattico che hanno permesso la realizzazione di molti progetti e attività indispensabili per il riscatto del quartiere.

Così si avvia un'azione di rigenerazione congiunta guidata dall'Accademia di Belle Arti di Palermo con il Comune di Palermo, che ha patrocinato l’iniziativa, e il coinvolgimento della Parrocchia Santa Agnese (unico presidio sociale dopo la chiusura del Consultorio e dell’asilo nido comunale Galante), delle realtà che lavorano sul territorio da anni e delle associazioni di giovani artisti (alcuni dei quali ex studenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo): CaravanSerai, Circ’Opificio, Circ’All e NEU.

Laboratori di street art e di arti circensi e giocoleria sono stati il grimaldello per creare relazione in un territorio in cui deprivazione economica ed emergenza sociale sono stati a lungo gli unici linguaggi di una comunità scivolata in un pericoloso autoisolamento e ancora oggi impegnata nel proprio riscatto.

Il progetto "Rambla Papireto" riesce a dare un nuovo volto allo storico quartiere a creare ponti con il resto della città che ha sempre guardato con sospetto al rione, negandosi ogni relazione. A maggio del 2018, sempre nell’ambito del progetto ‘Rambla Papireto’, si avvia la raccolta crowdfunding "Danisinni Circus" che dà vita al primo circo sociale permanente in città, una fucina culturale che si inserisce in un contesto in continuo fermento.

Il presidio artistico nel corso degli anni diviene permanente, il progetto ‘Rambla Papireto’ che avrebbe dovuto concludersi in appena sei mesi non si interrompe, a ereditarne lavoro e visioni è il Museo Sociale Danisinni, polo diffuso per l’arte contemporanea, la street art, l’asemic writing e la poesia visiva fondato da Valentina Console, Enzo Patti, Rossella Puccio (giornalista che sin dal 2017 si affianca ai due docenti nella progettazione artistica e alla guida della promozione e della comunicazione dei vari progetti), Angela La Ciura, Calogero Barba, Nicolò D’Alessandro e Fratel Mauro.

Il Mu.S.Da., che oggi vanta oltre 150 opere donate da artisti di tutto il mondo che compongono la prima collezione di scrittura asemica, calligrammi, e poesia visiva in Sicilia, ha organizzato e curato mostre, promosso eventi artistici e culturali, laboratori, attività destinate ai cittadini.

Le residenze d’artista avviate dal Museo Sociale hanno arricchito la galleria a cielo aperto di Danisinni con nuove e straordinarie opere murali di artisti internazionali: Alberto Ruce (‘Arricampu’ all’interno del progetto ‘Transumanze’); Guido Palmadessa (‘Almuerzo’), Nicola Console (’Misteri’), Paolo Auma. E ancora il brasiliano Gui Zagonel e Diogene Mirabilis (in arte Marco Mirabile).

Nelle strette stradine senza uscita, accanto a edicole votive dimenticate e pareti che puntano al cielo, ci sono le città immaginarie dipinte dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti, il pescespada del giovane artista Francesco Gennaro.

Il moto perpetuo dell’arte non si è arrestato, il Museo Sociale Danisinni è diventato uno spazio culturale diversificato che ha dato a vita a una rete di scambi culturali e artistici importanti per la cittadinanza e per gli artisti che sono stati coinvolti:

Nell’ottobre del 2018 il Museo Sociale Danisinni dà vita a DanisinniLab laboratorio teatrale di relazione e di comunità diretto da Gigi Borruso con la collaborazione di Stefania Blandeburgo, che coniuga teatro sociale e arte partecipativa, uno spazio di studio, di creazione. Come una comunità di ricerca artistica che lavora per una comunità più ampia, quella del quartiere e della città. Luogo di incontro, d’immaginazione, di memorie condivise che ha dato vita a spettacoli teatrali su tematiche sociali molto forti (che hanno debuttato in giro per la Sicilia), a un mediometraggio e a un cortometraggio teatrale.

Al contempo, sempre dal 2015, Fra Mauro Billetta e la parrocchia Sant'Agnese hanno coinvolto via via un numero crescente di attori e oggi, con il sostegno della Fondazione Azimut, sono stati inaugurati il “Borgo Sociale” e il “Cortile del Buon Samaritano”, restituendo spazi abbandonati alle persone. Spazi comunitari segno del riscatto territoriale che saranno destinati all’accompagnamento delle famiglie e alla cura delle relazioni.

Oggi Danisinni, fuori dal proprio isolamento urbano è diventato uno spazio privilegiato per la condivisione, per la cultura, luogo sperimentale per lo spettacolo, incubatore sociale in espansione in cui convivono, si mescolano e collaborano realtà differenti tutte impegnate a riscrivere attraverso l’arte e la relazione la storia di un pezzo importante di città a lungo dimenticato.

«Qui si fa cultura dell'accoglienza che è il grande cambiamento culturale che caratterizza la città - ha detto il sindaco Orlando all'inaugurazione degli spazi. - Danisinni accompagna e precede questo cambiamento nel segno della bellezza».

Nuovi spazi di accoglienza e promozione sociale, quindi, che continuano il progetto di rigenerazione umana, urbana e sociale in atto nel quartiere. L'intervento di ristrutturazione ha trasformato alcuni ruderi in palazzine che, oltre ad abitazioni per situazioni di emergenza, accoglieranno diverse attività. Al piano terra del "Borgo Sociale" per esempio, in un quartiere in cui su 2.000 abitanti 290 sono neonati, nascerà un laboratorio per la primissima infanzia. Negli spazi adiacenti sarà ospitata l'associazione delle famiglie con bambini con bisogni speciali.

Nel "Cortile del Buon Samaritano" invece è stato creato un poliambulatorio e un centro di sostegno psicologico oltre a un’area di accoglienza di ospiti in situazioni di emergenza. «Il principio di fraternità è centrale nella comunità di Danisinni e la realizzazione dell’opera consente di offrire accoglienza e condivisione. Siamo arrivati a questo traguardo perché il nostro
sogno è stato condiviso dalle persone della Fondazione Azimut con cui abbiamo costruito un rapporto di sincera amicizia e stima che ci ha permesso di avviare un percorso di crescita comunitaria che farà bene a tutto il territorio», dice fra Mauro.

Spazi che si sommano a quelli che danno già, anche letteralmente, i loro frutti. Come il Parcofattoria, di cui parlavamo all'inizio.

Tante le collaborazioni con la società civile e proficua per il territorio l’alleanza tra privato e terzo settore - come ci dice Alli Traina, giornalista e scrittrice che collabora alla rinascita del quartiere insieme al Centro Tau con cui lavora -, che ha visto nascere in questi ultimi anni anche il circo sociale “Chapitô”, l’emporio in cui si vendono i prodotti dell’orto e della fattoria, l’ostello e residenze per studiosi e artisti, uno spazio ludico, una biblioteca.

L’arrivo dei turisti è un ulteriore segnale del cambiamento di rotta e riempie di orgoglio gli abitanti di Danisinni. Un fermento positivo che certamente non risolve del tutto le condizioni di estrema povertà e marginalità in cui versa il quartiere ma che altrettanto certamente costituisce una forte spinta verso il miglioramento di quelle condizioni, come ha dimostrato la lotta per la riapertura dell’asilo comunale per il quale finalmente partiranno i lavori, perché attraverso la cura della persona e la produzione della bellezza si crei valore e si generi progresso.
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