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Un tempo Himera sfornava atleti olimpionici: Crisone ed Ergotele, gli antichi Bolt e Antibo

Se fossero vissuti in questa era moderna, questi due atleti dell'antica Termini Imerese sicuramente sarebbero in procinto di partire per le prossime Olimpiadi

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 2 giugno 2021

Se Crisone fosse vissuto in questa era moderna, sicuramente sarebbe in procinto di partire per le prossime Olimpiadi. Duemila e cinquecento anni fa questo atleta doveva essere popolare come il velocista giamaicano Usain Bolton, primatista mondiale dei 100 metri o come il nostro conterraneo Totò Antibo.

Crisone fu trionfatore nei giochi Olimpici antichi, ordinatamente nel 448, 444 e 440 a.C. ed era natio della colonia greca di Himera (in tutte le Olimpiadi antiche furono tre gli atleti triasti, che vinsero tre volte di seguito). Diventò un atleta molto popolare anche perché si cimentò in una disciplina considerata tra la più nobili e cioè quella della corsa allo “stadio”. Si trattava di una corsa di velocità su un rettilineo di quasi 200 metri.

Crisone fu riportato da Platone, nel Protagora, definendolo "un maestro della corsa". Anche Pausania menziona 'atleta imerese a proposito della tregua, che fu concordata da Pericle con gli spartani, avvenuta in occasione proprio della vittoria dell'imerese nel 444 a.C.



Diodoro Siculo, nella sua Biblioteca Storica, lo cita per ben tre volte, decantando le sue doti ginniche, ma commettendo una piccola svista, poiché gli attribuisce, in occasione della l'ottantacinquesima Olimpiade, quella del 440 a.C., il secondo titolo consecutivo anziché il terzo.

Di particolare pregio artistico risulta come nel 1610, uno tra i più importanti pittori del tardo manierismo siciliano, Vincenzo La Barbera, lo immortalò con un affresco, rappresentandolo con delle alette ai piedi, proprio per evidenziare la sua qualità di velocista. Quest'opera è possibile ammirarla presso una sala del palazzo di Città di Piazza Duomo a Termini Imerese.

Ma Himera non si limitò a sfornare velocisti. Tra i suoi figli c'era un altro atleta anch’egli molto popolare a quel tempo: Ergotele. Fu protagonista in molteplici competizioni sportive del V secolo a.C., diventando lo specialista del dolichos, una corsa alla lunga distanza dove la resistenza era una peculiarità dei concorrenti. Trionfò a Olimpia, a Delfi, a Corinto e a Nemea vincendo per due volte in ognuno di essi e divenendo tra i pochi atleti a trionfare nei quattro agoni più rilevanti dell'antichità.

Discendente da Filanore, così come recita Pindaro (Olimpica XII. A Ergotele d'Imera vincitore nella corsa lunga), era di origine cretese, ma divenne cittadino di Himera dopo che Trasideo, figlio di Terone e tiranno di Agrigento, favorì una politica di ripopolamento della colonia imerese.

Pindaro, per lodare le sue doti, gli dedica un'Olimpica la dodicesima, quando ancora era a metà delle sue affermazioni nei giochi antichi. Infatti l'ode venne composta, plausibilmente, tra il 470 e il 466 a.C., mentre l'attività sportiva di Ergotele si concluse intorno al 464 a.C.

Fu citato anche dal geografo e viaggiatore Pausania nel sesto libro delle Periegesi, in cui oltre ad esaltare le duplici vittorie a Olimpia, a Pito, all'Istmo e ai giochi Nemei, riferisce di un'iscrizione di una statua, sita a Olimpia nel tempio di Zeus, in cui dava notizia in merito alla sua patria originaria (oggi della statua non si hanno più tracce).

Ergotele arrivò in Sicilia probabilmente a seguito degli eventi della prima battaglia con i cartaginesi e più precisamente intorno al 480 a.C.. In questo periodo la città, sotto il controllo della tirannia agrigentina, venne ripopolata da una comunità di origine prevalentemente dorica. Questo avvenimento è da attribuire alla ribellione di alcuni imeresi, che infiacchiti dell'autorità di Terone e di suo figlio Trasideo, domandarono protezione a Ierone, divenuto tiranno di Siracusa alla morte del fratello Gelone.

Terone, venuto a conoscenza del complotto, proprio dal despota siracusano, per contenere la rivolta in atto, fece uccidere numerosi oppugnatori. Dovendo ripopolare la colonia dal genocidio commesso, il tiranno, mise in campo una serie di azioni che favorirono l'accrescimento della colonia, accogliendo genti provenienti dal Mediterraneo. Tra questi anche il cretese Ergotele.

Nell'epodo dell'Olimpica XII, Pindaro lascia intendere quanto era importante la colonia imerese nel V secolo a.C., evidenziandone le opportunità, che l'estremo avamposto greco della Sicilia settentrionale, poteva offrire anche a coloro che provenivano da altre poleis. Il successo di Ergotele fu merito della sorte, che gli fu benevola e per molti storici antichi non sarebbe diventato così grande, se fosse rimasto a Creta.

Facendo un salto in avanti, ma di un paio di millenni, anche il poeta moderno D'Annunzio, nell'opera delle Laudi del cileo, del mare, della terra e degli eroi, e in particolare nel primo volume, cita Ergotele eguagliandolo ai più grandi atleti della storia. Oltre a Ergotele e Crisone, altri imeresi si resero protagonisti nei giochi e in particolare quelli ad Olimpia. Tra questi: Ischiro nel 516 a.C., vinse nella disciplina dello stadio, e Pitone nel 452 a.C in quella della corsa al galoppo.

Nell'Antiquarium di Himera sono custoditi due dischi metallici del VI secolo a.C., che sono stati rinvenuti in una tomba della necropoli orientale. Questi, dovevano appartenere a un atleta che si cimentò nel lancio del disco. Le cronache di quel tempo non riferiscono alcuna notizia, in merito a questo lanciatore, perché non risulta vincitore in nessun agone di una certa rilevanza. Questi oggetti, insieme con degli attrezzi agricoli, facevano parte del corredo funerario e inducono a supporre che la tomba appartenesse a un agricoltore amante dell'atletica.
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