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Un video accende la speranza: dal Giappone l'antivirale Avigan contro il Coronavirus

Un video spiega come i medici giapponesi stanno salvando le vite dei pazienti. L'Aifa si riunisce nelle prossime ore. Il governatore del Veneto pronto per la sperimentazione

Balarm
La redazione
  • 22 marzo 2020

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Passeggiano per strada, si salutano, si incontrano per un caffè. Ci sono passeggini, famiglie, tante persone in giro. Alcuni indossano la mascherina, altri no. Ma si respira tranquillità e ordine, come in un sabato pomeriggio come tanti altri.

Un sabato pomeriggio che fatichiamo quasi a ricordarci da quando sono entrate in vigore (ormai un mese fa) le misure via via sempre più restrittive anti contagio da Coronavirus. In Giappone invece sembra quasi che la pandemia mondiale non li riguarda.

Questo è lo scenario ripreso da un video che sta facendo il giro del web e ripreso anche dal quotidiano La Repubblica messo in rete da Cristiano Aresta, un farmacista romano che racconta la sua verità documentando con immagini in tempo reale di quello che accade in questi giorni a Tokyo.

La spiegazione è semplice e sta in una sola parola: Avigan, un farmaco antifluenzale che - se somministrato in tempo - avrebbe la capacità di bloccare il progredire della malattia. Così i medici giapponesi stanno salvando vite e per questo motivo lì la vita continua senza restrizioni o panico da pandemia.
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Una notizia che potrebbe sembrare una delle tante fake news a primo impatto e che invece ha riscontrato varie spiegazioni scientifiche e riscontri concreti anche se - è bene sottolineare - le potenzialità del farmaco che sono da dimostrare.

Lunedì 23 marzo l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha dato il via libera alla sperimentazione del farmaco in Italia. Secondo l'Aifa infatti questo farmaco (Favipiravir, conosciuto con il nome commerciale Avigan) è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti.

«Il medicinale - chiarisce l'Aifa in una nota - non è autorizzato né in Europa, né negli Usa. Ad oggi, non esistono studi clinici pubblicati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19. Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof, di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aerosol.

Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di Favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia».

Bisogna quindi attendere l'approvazione del governo giapponese per l'uso di Avigon su vasta scala ma intanto anche la Cina si è mossa per la sperimentazione, conducendo dei trial medici con 340 pazienti coinvolti i cui risultati sarebbero incoraggianti.

Le condizioni polmonari dei pazienti affetti da Coronavirus, infatti, sarebbero migliorate nel 91% dei casi dopo aver assunto Avigan. Stando alle ultime informazioni diffuse, inoltre, pare che ora il farmaco verrà prodotto in Cina con licenza giapponese.

Un esempio che sarà seguito anche dall'Italia come ha annunciato il governatore del Veneto Luca Zaia che in una diretta Facebook ha detto: «Noi siamo all’avanguardia nella sperimentazione dei farmaci. Vi informo che se l'Aifa dà l'ok, questo farmaco verrà sperimentato anche in Veneto, spero che da domani si possa partire», ha detto su Facebook.

Anche il Piemonte si dice pronto a partire con la sperimentazione in caso di via libera da parte dell’Agenzia italiana per il farmaco. «Abbiamo visto il video e in Veneto c’è stato subito entusiasmo per quelli che potrebbero gli effetti. Abbiamo contattato le aziende invitandole a inviarci manifestazioni di interesse - racconta a La Repubblica il direttore della Sanità regionale, Fabio Aimar - intanto aspettiamo cosa ci dirà Aifa che discuterà il tema oggi».
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