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Una chiesa, un ipogeo e l’acqua che "cura" gli occhi: dove si trova "A Mennula ri Santa Lucia"

Nel Siracusano c'è un antico villaggio noto per il santuario di Santa Lucia di Mendola. Un luogo suggestivo e ricco di fascino, soprattutto per il mistero che cela

Simona Russo
Giornalista
  • 14 marzo 2021

Il santuario di Santa Lucia di Mendola (Siracusa)

Gli Iblei offrono svariati esempi di siti che uniscono storia e natura in un connubio ricco di fascino.

Tra questi, in una località amena all'interno della provincia di Siracusa, a pochi chilometri da Palazzolo Acreide ma nel territorio di Noto si trova un antico e piccolo villaggio noto per il santuario di Santa Lucia di Mendola, nell’omonima contrada.

Il culto di Santa Lucia avrebbe origini legate alla toponomastica della zona nota come "A Mennula ri Santa Lucia", nome che deriverebbe dalla presenza di molti alberi di mandorlo o forse dal nome della cittadina chiamata anticamente Mende.

Una zona in cui la natura lascia il posto alla storia e alla riscoperta di un luogo e di un culto antico. Infatti, secondo la leggenda Santa Lucia, una vedova romana, visse in questi luoghi, a pochi passi dal bosco di Baulì, gli ultimi anni della sua vita, fuggita alle persecuzioni contro i cristiani da parte dei romani.

Ma la Santa Lucia di questa zona non è la stessa Santa Lucia, patrona di Siracusa. La Lucia in questione visse nel periodo di Domiziano, riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Sicilia, fino ad arrivare nella contrada di Mendola dove visse appunto in una grotta per nascondersi.



Per combattere la fame e la sete, si racconta, avvenne un miracolo: da una roccia sgorgò una sorgente di acqua. E proprio quell’acqua fu considerata negli anni successivi miracolosa.

Il nome di Lucia, che è legato alla parola luce, portò in questo luogo tanti pellegrini per curare gli occhi da malattie e cecità. Questa è una zona ricca di acqua, sicuramente si trattava di un luogo molto frequentato in periodo paleocristiano, lo dimostrano le opere di canalizzazione e le cisterne sotterranee, alcune di queste sotto la grotta di Santa Lucia, riutilizzate come sepolcreto.

La piccola chiesa rupestre è scavata in un costone di roccia ed è al centro di altri ambienti anch’essi scavati nella roccia. La chiesetta ha una pianta basilicale e probabilmente un tempo aveva un soffitto ligneo, come si evince dai fori di alloggiamento delle travi. Ad ovest si apre un presbiterio e quindi un’abside semicircolare come se fosse un altare.

A sinistra dell’abside si apre una piccola navata divisa da tre archi dall’invaso centrale e sul fondo di essa si nota un sistema per poter convogliare l’acqua che scorreva da una sorgente situata nelle immediate vicinanze. Per questo è possibile che questo posto fosse un battistero.

A destra dell’abside si apre un vano di forma irregolare con grandi nicchie destinate a contenere arredi sacri e quindi due ambienti collegati con sulle pareti tracce di pittura. Ma un’altra zona più nascosta si trova in questo luogo magico, ed è sicuramente la parte più interessante di questo sito: una piccola insenatura è l’inizio di una scala che conduce a quella che molto probabilmente era la parte originaria della chiesa.

Le scale scendono a circa 15 metri sottoterra dove si arriva ad un ipogeo circolare con una fonte d’acqua ancora intatta. Probabilmente questa era la chiesa dove i pellegrini scendevano per riti di purificazione o per visitare quei luoghi che furono i rifugi dei Santi Lucia e Geminiano ricercati dall’imperatore Diocleziano.

Da allora in poi il sito ha conosciuto vari riconoscimenti dai regnanti che si sono susseguiti in Sicilia. Dagli ipogei all’ultima basilica ogni colonizzazione ha voluto lasciare qui un segno della sua presenza.

La grotta è menzionata per la prima volta nel 1103 con cui Tancredi, conte di Siracusa, concede al monastero di S. Maria di Bagnara, la chiesa di Santa Lucia “de Montaneis”, quindi la si ritrova in un diploma di Ruggero che conferma la donazione e, ancora, in una bolla papale di Celestino III del 1192, fino alle decime ecclesiastiche per gli anni 1308-1310.

Si tratta quindi di un luogo sacro riconosciuto nei tempi.

Attualmente lo stato degli affreschi è pessimo e si possono intravedere solo alcuni stralci di materia pittorica e qualche lettera. Dai pochi dati in possesso si possono vedere figure di santi.

La grotta di Santa Lucia della Mendola, in quanto dipendente dell’abbazia di Bagnara, appare d’importanza fondamentale per la ricristianizzazione e latinizzazione dell’altopiano sopra Siracusa.

Essa potrebbe in realtà essere considerata solo un’appendice della ben più grande chiesa normanna del 1103. In questi anni sono stati fatti degli interventi per la manutenzione del sito e per la sua sicurezza, anche perché sono in tanti a visitarla.

Infatti, ancora oggi, il 16 settembre si celebra a S. Lucia di Mendola la festa in onore di Lucia nella quale la statua della Santa viene portata in processione per le strade principali della contrada.

Come un tempo e come da tradizione, sono numerosissimi i pellegrini che arrivano per bere e bagnarsi gli occhi con l'acqua del pozzo di S. Lucia. L’acqua va bevuta di notte il giorno della festa e si spera così che guarisca tutti i "mali d’occhi".

Curiosità: La festa gaia e rumorosa fu proibita nel 1680 dalle autorità ecclesiastiche per gli eccessi cui dava luogo. Tanto che la festa passò con la denominazione di “S. Lucia la mala nottata”: il perché è facile intuire, dal momento che la festa si svolgeva di notte.

Come arrivare
Questo piccolo villaggio si trova nel territorio di Noto in contrada Santa Lucia di Mendola sulla provinciale 24, proseguendo da Noto per Palazzolo Acreide a circa 5 km da quest’ultima.
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