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Una scritta in latino che nasconde una beffa: a Palermo c'è un Santo "Malucumminatu"

La storia del "Santo Accutufatu" è il frutto di uno scherzo che vede protagonisti tre attori principali nella Palermo del 1700: San Cristoforo, i Gesuiti e il Marchese di Villabianca

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 27 aprile 2020

Il dipinto di San Cristoforo di Tiziano

Che Palermo sia una città di buontemponi questo è risaputo, ma che riuscissimo anche a "giocare" con i Santi facendo passare il tutto come erudizione latina è da geni assoluti. Ebbene, carissimi vi racconterò la trama interessante di una storia divertente che coinvolge tre attori principali: San Cristoforo, i Gesuiti e il Marchese di Villabianca.

Iniziamo con i fatti storici addentrandoci nell’antico quartiere ebraico di Palermo, esattamente nella contrada del Giardinaccio, e percorrendo la stradina che dall’angolo della odierna via Calderai conduce alla via Roma verso la Stazione Centrale, nascosta e abbandonata, si trova la Chiesetta di San Cristoforo dei Littori o meglio definita degli Algoziri, cioè gli "Sbirri" alla Matteo Lo Vecchio per intenderci.

In effetti questa piccola struttura non è nata con questo titolo poiché in origine fu una Chiesetta Confraternale dedicata alla Madonna del Lume della Maestranza dei Mezzani, cioè dai venditori ambulanti, che - volendo avere una propria struttura e formare la relativa Confraternita - acquistarono la Chiesetta di Sant’Oliva (dedica attinente in tutti sensi) dalla Maestranza dei Cafisari (dall’arabo Qafiz قفيز o Cafiz è una misura tradizionale araba di volume per l’olio) che, a sua volta, avevano iniziato i lavori di costruzione dell’edificio nel 1731 ma che non completarono poiché non avevano più un becco di un oncia.



Il passaggio di consegna della Chiesa tra le due Maestranze portò alla definizione sia della Confraternita dei Mezzani, fondata nel 1734, come precisato dal Di Marzo sulla scorta delle notizie del Villabianca, che della struttura con la sua benedizione avvenuta il 17 giugno 1736, con solenne processione del quadro della Madonna del Lume (opera che si trova ancora in Chiesa) da San Francesco D’Assisi e la partecipazione dei Padri Carmelitani.

Dopo aver rinfrescato la memoria storica passiamo alla definizione della nostra storia.

I nostri cari Padri Gesuiti Panormitani, avendo bisogno di spazio per il loro "Convitto dei Nobili", puntarono all’acquisizione della Chiesa di proprietà della Confraternita della Madonna della Pietà e San Cristoforo al Celso degli Algoziri (denominazione presa dai Capitoli rinnovati il 10 Luglio 1660, come riportato dal Prof. Lo Piccolo), cui proposero lo scambio delle sedi: gli Algoziri lasciavano la loro sede e in cambio i Gesuiti cedevano la Chiesa della Madonna del Lume dei Mezzani che nel frattempo, come riportato dal Di Marzo, i Gesuiti avevano acquistato per 400 once.

Affare, fatto!

Gli Algoziri trasportarono la statua di San Cristoforo presso la nuova sede e qui accadono due fatti interessanti e divertenti a discapito del povero San Cristoforo. Il primo è che San Cristoforo, pur essendo l’ufficiale e nuovo padrone di casa, venne volutamente lasciato nella minuscola sagrestia bello “ammucciato”, facendolo uscire solo per la processione del 25 luglio, mentre il quadro della Madonna del Lume rimase al suo posto in bella mostra.

Il secondo è la descrizione di una lapide che il Villabianca vide, come racconta Gioacchino Di Marzo, nella vecchia sede degli Algoziri in via del Celso e che riportava quanto sotto: "Sanctus Christofalus istu in manibus portat Christu. A dextris Sanctus Joannes Battistris, a sinistris sanctus Joannes Evangelistris. A tergo Beata Virgo, ad latus Sanctus Accufuctatus, ad pedes sancta Praxedes. Hoc facere fecerunt magistri ferraveruni".

In pratica, il buontempone che realizzò la scritta nella lapide, approfittando della buona fede e dell’ignoranza degli Algoziri, fece uno scherzo sublime agli stessi facendo passare nello scritto latino della lapide, per "Santo vero e proprio" una nostra vecchia conoscenza: "U Santu Accutufatu" (Sanctus Accufuctatus) cioè il Santo ammaccato, acciaccato, allontanato dal mondo civile.

In pratica il Santo Malucumminatu per antonomasia e che non serve a nulla nella definizione della tradizione fantasiosa siciliana.

Vuoi vedere che qualcuno si è preso una rivincita contro gli “sbirri” pigliando per fessi gli Algoziri, gli Ufficiali e l’ammaccatu di San Cristoforo che li rappresenta? Comunque, San Cristoforo è ancora abbandonato lì nella Chiesa dei Mezzani, accutufatu dal mondo civile in attesa di un glorioso ritorno.

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