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Una storia anzi, una leggenda: la statua di Santa Rosalia che "nuotando" cambia chiesa

Siamo tra i vicoli di Palermo, vicino la Vucciria: un'anziana signora racconta di come durante un'alluvione la statua della patrona della città si è rifugiata in una chiesa

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 12 novembre 2018

Una statua che raffigura Santa Rosalia (particolare)

Oggi volevo raccontare una storia, forse in parte leggendaria, narrata da una signora di una certa età. Intanto occorre fare una piccola presentazione della chiesa, ormai rudere, della Madonna delle Grazie dei Macellai che si trova in piazzetta Caldomai, vicino via Candelai.

La chiesa fu voluta dalla maestranza dei macellai nel 1589, nei pressi di quello che era il pubblico macello. Bisogna infatti ricordare che quell'area veniva chiamata "bocceria della carne".

L'autore Gaspare Palermo (1816) descrisse così la chiesa: "È di sufficiente grandezza: nell'altare maggiore dentro il cappellone vi è il quadro della Madonna con ai fianchi San Francesco di Paola e San Leonardo. Inoltre vi sono altri sei altari riccamente addobbati con il quadro della Deposizione di Gesù Cristo alla Croce, la statua di legno della Vergine Addolorata, il sepolcro di tale Virgilio La Dragna, un piccolo quadro di Sant'Arcidiacono e un bel dipinto di Sant'Antonio da Padova".

Alcuni lavori di riparazione e di ampliamento vi furono effettuati nel 1620, ma purtroppo nel XVII e nel XVIII secolo diverse scosse di terremoto la danneggiarono.

Infine fu bombardata gravemente il 9 maggio del 1943. Della sfortunata chiesa rimasero integri due muri perimetrali e il portale d'ingresso in tufo giallo da taglio, che fu poi installato negli anni quaranta nella chiesa di Santa Chiara, dove si può ammirare ancora oggi.

Oltretutto fu anche saccheggiata e quel poco che ne è rimasto è appena visibile agli occhi dei passanti. Ritornando alla storia appresa, pare che nella chiesa dei macellai si trovasse anche una statua di Santa Rosalia.

Durante l'alluvione del 1931, la chiesa si allagò rovinosamente e la statua "natannu natannu" ("nuotando nuotando", parole della signora anziana) raggiunse la chiesa di Santa Ninfa e lì si ancorò.

Venne prelevata e sistemata. Ora si può ammirare su una delle cappelle di sinistra, già dedicata a San Filippo Neri, che mostra anche due affreschi del figlio di Vito D'Anna, Alessandro, raffiguranti la Maddalena penitente e la gloria di San Filippo.

Occorre tuttavia precisare che, già prima del 1920, la chiesa dei macellai era diventata sede della Confraternita dei Gallinari (pollieri), la cui chiesa di Maria Santissima della Purificazione (appunto dei pollieri) in via degli Schioppettieri era stata abbattuta per il taglio di via Roma.

A causa dell'alluvione del 1931, pertanto anche la maestranza dei pollieri fu costretta a trasferirsi, guarda caso, proprio nella chiesa di Santa Ninfa.

In ogni caso, o da sola o trasportata dai confrati, la statua di Santa Rosalia fu generosamente accolta da Santa Ninfa, una delle originarie patrone di Palermo da lei "rimpiazzate".

La Santuzza alluvionata trovò il suo nuovo posto, e meno male. Perchè con la disgraziata e complicata storia della chiesa dei macellai adesso forse non esisterebbe più.

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