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Una via sacra che va da Monte Pellegrino ai Monti Sicani: è il Cammino di Santa Rosalia

In Sicilia è un periodo d’oro per i Cammini a tappe ed i camminatori hanno veramente l’imbarazzo della scelta in una regione dove peraltro si può camminare praticamente tutto l’anno

Carmelo Sgandurra
Insegnante e divulgatore scientifico
  • 16 dicembre 2021

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In Sicilia è un periodo d’oro per i Cammini a tappe ed i camminatori hanno veramente l’imbarazzo della scelta in una regione dove peraltro si può camminare praticamente tutto l’anno. Nell’ultimo decennio, grazie al paziente lavoro di ricerca dei molti appassionati che li hanno tracciarli e condivisi, sono emersi numerosi percorsi tematici, non solo naturalistici, ma anche storico-archeologici e di fede. Questi ultimi costituiscono la Rete delle Vie Sacre Sicilia.

Di recente istituzione è il Cammino di Santa Rosalia, o, più precisamente, l’Itinerarium Rosaliae, uno dei più lunghi e interessanti per la diversità dei paesaggi, dei territori e dei borghi attraversati. Sono circa 180 km di sentieri, regie trazzere, mulattiere, ferrovie dismesse, e inevitabili tratti di asfalto, che uniscono, in circa dieci tappe, i due luoghi simbolo della vita della Santuzza: il più noto, l’eremo di Monte Pellegrino a Palermo, con quello di Santo Stefano Quisquina sui monti Sicani, molto meno conosciuto e frequentato.



Secondo l’agiografia ufficiale Rosalia Sinibaldi era una giovane nobile palermitana imparentata con i re Normanni e discendente di Carlo Magno. Nel periodo storico in cui visse, il XII secolo, un grande fervore verso la vita monastica percorreva l’Europa e Rosalia sentiva forte questo richiamo quando, per obbedienza al sovrano, il padre la promise in sposa ad un conte. La giovane rifiutò le nozze e si rinchiuse in un monastero di Palermo, ma ben presto, per sottrarsi alle pressanti insistenze dei familiari, si rifugiò in una grotta nei vasti possedimenti di famiglia alla Quisquina, sui Monti Sicani. Pare che vi sia rimasta 12 lunghi anni prima di tornare a Palermo e trascorrere il resto dei suoi giorni dove oggi sorge il Santuario che domina dall’alto la città di cui è la Patrona.

L’Itinerarium Rosaliae ha una genesi diversa dagli altri Cammini siciliani, perché è l’unico che nasce, nel 2014, per volontà delle istituzioni, negli uffici dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana. Presso il Dipartimento dello sviluppo rurale sono stati individuati i tracciati e sono stati provvisti di segnaletica in legno. È stato adottato un logo, una rosa stilizzata con al centro la croce, e dal 2020 è stato riconosciuto ufficialmente come cammino devozionale dalle quattro diocesi interessate, Palermo, Monreale, Piana degli Albanesi (che è un’Eparchia di rito bizantino)e Agrigento.

Il percorso che unisce i due eremi non ha la presunzione di ricostruire esattamente le strade che percorse la giovane Rosalia, già in odore di santità, non ci sono gli elementi per farlo con esattezza, ma si prefigge la buona intenzione di creare un percorso naturalistico-culturale-religioso che può essere vissuto come pellegrinaggio di fede, come trekking o come un viaggio nel tempo, alla riscoperta di una Sicilia autentica, lontana dalle rotte turistiche, in ambienti naturali ancora in parte integri.

Se il percorso è nato nelle stanze di un assessorato, il merito di averlo diffuso e fatto conoscere è sicuramente di coloro che lo hanno sperimentato e promosso, tre amici accomunati dallo stesso nome e da una grande passione per la propria terra: la guida naturalistica Giuseppe Geraci, l’agronomo Giuseppe Traina e l’architetto Giuseppe Adamo. Sono loro la vera anima di questo progetto che, dopo lo stop per il covid, sta piano piano vedendo crescere il numero di escursionisti siciliani e non solo, singoli o in gruppi, interessati a percorrerlo.

Lo si può affrontare in entrambe le direzioni, c’è chi preferisce iniziare nel capoluogo siciliano e, dopo una tappa di asfalto fino a Monreale, perdersi piano piano nel silenzio e nei colori della campagna siciliana e c’è chi preferisce al contrario concluderlo in città. La stagione ideale è sempre la primavera, la più insidiosa l’estate per via del caldo. Richiede comunque un buon allenamento per la lunghezza delle tappe e per i dislivelli che si incontrano. Qualsiasi senso di marcia si scelga il cammino diventerà presto un vero viaggio, l’andatura lenta farà dimenticare i ritmi quotidiani, l’esperienza, che sia di fede o meno, non lascerà indifferenti.

Se il Santuario di Monte Pellegrino ricorda le classiche mete del turismo religioso con la presenza festosa di bancarelle e panellari, l'eremo della Quisquina, immerso nel verde e nel silenzio dei Monti Sicani, sembra un angolo di Umbria dal sapore francescano. Nelle dieci tappe che dividono le due mete c’è un universo da scoprire. Non ha bisogno di presentazioni Monreale ma per chi non è mai stato a Piana degli Albanesi, sarà una vera sorpresa scoprire una comunità albanese in terra siciliana che conserva con orgoglio lingua e riti religiosi originali da quasi sette secoli e nota anche per i suoi cannoli di ricotta XXL.

Lungo il cammino si incontrano altri due comuni di cultura arbëreshë, Contessa Entellina e Palazzo Adriano.Quest’ultimo è universalmente noto perchè immortalato da Tornatore nella pellicola Nuovo Cinema Paradiso. I cinefili troveranno in una sala del palazzo di città alcuni cimeli del film premio Oscar. Centri storici fuori dal tempo sono Bisacquino, Chiusa Sclafani, la panoramica Prizzi con il suo impianto medievale e le numerose chiese. A Prizzi l’Itinerarium interseca la Magna via Francigena, un altro dei cammini siciliani degni di nota.

Da un borgo all’altro si attraversa l’assolata ma dura campagna siciliana dei grani antichi e delle masserie, e si incontrano aree protette e siti naturalistici meritevoli di sosta. Il vasto Bosco della Ficuzza con la Real Casina di Caccia dei Borbone, dominato dalla solitaria Rocca Busambra, visibile per buona parte del cammino, e ancora la Valle del Sosio, Monte Carcaci, Monte Genuardo, le Serre della Pizzuta, le Gole del Drago nei pressi di Corleone. Sono tante le deviazioni che tentano il viandante durante le tappe del cammino, ma quella di cui non si può fare a meno, lungo la salita che dal paese di Santo
tefano Quisquina conduce all’eremo, è la visita ad un luogo dell’anima che ti riconcilia con l’universo creato, lo scenografico teatro di Andromeda, voluto nella sua terra dallo scultore visionario Lorenzo Reina.

Spesso per descrivere i cammini siciliani ed attirare l’attenzione del lettore si scomodano improbabili paragoni con il Cammino di Santiago. Non è necessario e nemmeno opportuno, sono molto diversi. Richiedono anche un maggiore spirito di adattamento perché non sono così frequentati e organizzati soprattutto per l’ospitalità dei pellegrini. La logistica è ancora carente per molti aspetti, le tracce gps non sempre perfette e il randagismo può creare qualche disagio. Non bisogna dimenticare che Cammini come l’Itinerarium Rosaliae sono ancora recenti, la loro storia è ancora da scrivere, ma sono quanto mai necessari.

Perché attraversano una Sicilia autentica che molti credono esistere solo nei ricordi degli anziani e nella letteratura. Una Sicilia lontana dal turismo e dalle città, di persone semplici e ospitali, di giovani che hanno deciso di restare e puntare tutte le loro carte e le loro competenze sulla loro terra. La strada da fare, non solo quella a piedi, è ancora tanta, ma il primo passo è stato fatto e ora sono in tanti pronti a condividerla.
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