Una vita per la musica: addio a Franco Vito Gaiezza, organista conosciuto in tutta Europa
Musicista irreale e ironico, dotato di una sensibilità sopraffina, come non se ne vedeva da anni a Palermo. Era uno dei maggiori organisti a livello internazionale
Franco Vito Gaiezza
Amato da tutta la comunità accademica, Gaiezza era uno dei maggiori organisti a livello internazionale. Musicista a tutto tondo, irreale e ironico, ma dotato di una sensibilità sopraffina, come non se ne vedeva da anni a Palermo. Tantissimi i messaggi di cordoglio in ricordo del maestro diplomatosi al Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo nel 1986 ha vissuto nel capoluogo siciliano fino agli anni Duemila. Poi il trasferimento a Ribera (Agrigento) dove lavorava come docente del Conservatorio "Arturo Toscanini".
«Con grande dolore annunciamo la morte improvvisa del caro collega docente - si legge nella pagina Facebook del Conservatorio di Musica Arturo Toscanini - ISSM -. Docente storico di Teoria, Ritmica e Percezione musicale dell'ISSM Arturo Toscanini, in servizio già dal 1991, ha dedicato una vita alla Musica e per la Musica ha rivolto sempre grande cura e attenzione agli studenti sostenendoli nella loro formazione umana e professionale in ogni modo e con varie iniziative. Perdiamo uno dei pilastri del Conservatorio, una risorsa preziosa e generosa che con la sua donazione ha reso possibile la realizzazione della Biblioteca del Conservatorio intestata al padre Maestro Ettore Gaiezza; perdiamo non solo un valido collega ma un grande Artista, un Amico e un supporto prezioso per tutti noi e per il Conservatorio».
A ricordarlo anche Giosuè D'Asta, organista della Cattedrale di Palermo e Istituto dei Ciechi, nonché presidente dell’Associazione Musicale Arturo Toscanini e Direttore artistico dell’Accademia Musicale Ars Antiqua.
«Come non ricordare le prime collaborazioni negli anni Novanta con l’Accademia Musicale Ars Antiqua e con l’Associazione Musicale Arturo Toscanini. Franco Vito Gaiezza era già allora un musicista completo: talento originale, spirito inquieto, personalità ricca, affascinante e complessa -dichiara -. Fu tra i primi studiosi e appassionati del repertorio organistico siciliano tra Cinque e Seicento e tra i primi veri divulgatori della cultura organaria nell’Isola.
Le sue battaglie per la salvaguardia del patrimonio organistico siciliano e palermitano sono state instancabili come i suoi suoi concerti-dibattiti. Tra queste, il suo impegno per lo storico organo di Raffaele La Valle nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta “La Gancia”: uno strumento monumentale del primo Seicento (1615-1620), autentico patrimonio della storia organaria palermitana.
Amava il confronto diretto, talvolta anche duro. Lo viveva come una lotta necessaria per difendere la musica e la cultura nel nostro territorio. In uno degli ultimi incontri vis a vis a piazza Olivella mi disse con amarezza: «Gli organi della città di Palermo si stanno perdendo. Tu che hai appena iniziato a prenderti cura di questi splendidi strumenti, non stancarti e non scoraggiarti, non smettere di lottare».
Era il suo modo di trasmettere una responsabilità. Diceva spesso: «La cultura non è una giacca firmata, e finché la tratteremo così, noi faremo sub-cultura. La cultura è dialettica». Vito era questo: un artista autentico, libero, combattivo.
Pianista ed organista eccezionale, conosciuto in tutta Europa. Era docente presso l'Istituto "A. Toscanini" di Ribera. Il mio personale ricordo. «La prima volta ci siamo incontrati nella chiesa di San Francesco a Ribera, l'avevo chiamato io - racconta Antonio Nuara -. Quando ci siamo incontrati, prima di farci i convenevoli, gli ho consegnato 2 chiavi: una del portone della chiesa e l'altra dell'Organo elettronico, avuto in dono da una famiglia riberese emigrata negli USA. Gli ho detto: Maestro, lei è a casa sua: ne lo usi come ritiene. Restò meravigliato, perchè in un'altra chiesa, dove c'era lo stesso organo gli avevano detto che non era all'altezza di suonarlo. Lui che già proponeva concerti con l'organo a canne in tutta Europa e si era adoperato per restaurare numerosi organi classici in tutta la Sicilia. Il "Toscanini" di Ribera perde un grande Docente».
«Organista straordinario, talento eclettico, spirito libero, anima sensibile e profondamente umana - scrive Roberta Sasso -. Ho avuto il privilegio di condividere con lui qualche frammento del suo vasto viaggio musicale e in uno degli ultimi, nel suo poema "Come lacrime nel vento", le parole e il suono si intrecciano come confessioni dell’anima. Ricorderò sempre la sua capacità di trasformare la musica in emozione pura, e la sua eccentricità luminosa che rendeva ogni incontro unico.La musica non muore quando tace uno strumento: continua a vivere nelle voci, nei ricordi e nelle opere che riecheggiano in eterno».
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