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Va via a 18 anni, la scuola gli dona il diploma mancato: Palermo non dimentica Ciccio

La sera prima del viaggio d'istruzione con i suoi compagni di classe, un incidente sulla statale 113 gli ha tolto la vita, ma la scuola che frequentava non lo dimentica

Giulia Ortaggio
Studentessa di Scienze della Comunicazione
  • 15 maggio 2026

Francesco Frisco

Francesco Frisco aveva 18 anni e viveva a Ficarazzi. La sera prima del viaggio d'istruzione con i suoi compagni di classe, un incidente sulla statale 113, tra Bagheria e Ficarazzi, gli ha tolto la vita. L'indomani sarebbe dovuto partire. Era uno studente della classe 5^H dell'Istituto Tecnico Industriale Alessandro Volta di Palermo.

Non ha fatto in tempo a diplomarsi, ma la scuola ha deciso che quel diploma glielo avrebbe consegnato lo stesso, insieme a una pergamena e a una targa in suo onore. A raccontare cosa ha significato per la famiglia ricevere quei riconoscimenti è sua madre, Margareth Capitano, in un messaggio pubblicato sui social e rivolto direttamente alla scuola:

«Alla Dirigenza, ai professori, al personale scolastico e agli studenti dell'Istituto Tecnico Industriale Alessandro Volta, desideriamo esprimere la nostra più profonda gratitudine per il gesto di grande sensibilità e affetto che avete avuto nei confronti del nostro amato Francesco.

Ricevere il suo diploma, la pergamena e la targa in suo onore è stato per noi un momento di intensa commozione. Attraverso questo dono avete reso omaggio non solo al suo percorso scolastico, ma anche al ricordo di un ragazzo che porteremo per sempre nel cuore.

Vi ringraziamo sinceramente per la vicinanza, il rispetto e l'amore che avete dimostrato. Sapere che Francesco è stato accolto e ricordato con tanto affetto dalla sua scuola ci dona conforto e ci fa sentire meno soli nel dolore. Il vostro gesto resterà per sempre impresso nella nostra memoria e nel nostro cuore. Con infinita riconoscenza, la famiglia di Francesco Frisco».

A scrivere di Francesco è anche la professoressa Maria Maniscalco, una sua insegnante che sul sito della scuola ha affidato a poche righe il peso di quello che è successo. Lo chiamava Ciccio. Era arrivato nel loro corso in quarta, da un altro, e si era trovato subito bene.

«Tranquillo, sereno, educato», scrive, ma con i compagni si trasformava: sorridente, allegro, pronto a dare e ricevere consigli. Amava stare in compagnia, aveva una passione per il calciatore Messi che la professoressa ha scoperto solo al funerale. L'ultimo ricordo che ha di lui è Francesco che si siede nel banco più vicino alla cattedra e le promette che andrà meglio alla prossima interrogazione, e poi le manda un cuoricino con le mani (come fanno oggi i ragazzi).

«Io che, pur mostrando un'espressione da prof severa, in realtà sorridevo tra me e me - scrive. Pochi giorni dopo lo ha rivisto nella bara -. Come possiamo spiegare la morte ai nostri giovani alunni?», si chiede la professoressa Maniscalco nel suo ricordo, scritto a nome dell'intero consiglio della classe 5^H.

«Noi non siamo preparati a questo, possiamo solo abbracciarli e cercare di non guardare troppo quel banco vuoto che ci scava dentro».

Francesco Frisco aveva 18 anni, era figlio unico, aveva un sorriso dolce e un viaggio d'istruzione davanti a sé. Non ha fatto in tempo a sostenere gli esami, ma il diploma consegnato alla sua famiglia non è formalità ma il riconoscimento che Francesco, tra quei banchi, il suo percorso lo aveva concluso davvero. È un gesto piccolo e grandissimo insieme: un modo per dire che lui è rimasto lì, a scuola, fino alla fine. Che oggi quel diploma non serve solo a ricordare chi era, ma evidenzia che Francesco non verrà mai dimenticato.
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