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Vanno in giro con una tartaruga sul petto e il sorriso sulla faccia: sono i ragazzi di Plastic Free

La Sicilia è stata un bel banco di prova per l'associazione nazionale Plastic Free e in poco tempo è diventata la regione con più utenti, più referenti e più eventi attivi ogni settimana

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 28 marzo 2021

«Non è la mia immondizia ma è il mio pianeta» rispondono i ragazzi di Plastic Free Sicilia se chiedi loro perché se ne vanno in giro a raccogliere spazzatura con una tartaruga stampata sulla maglia e il sorriso stampato sulla faccia.

È il 29 luglio 2019 quando Luca De Gaetano, dopo qualche mese di lavoro sui social e una risposta altissima ed entusiasmante da parte di tanti altri giovani come lui, fonda Plastic Free Odv Onlus. L'obiettivo dell'associazione di volontariato è informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina ma uccide anche.

In soli 12 mesi dalla sua nascita, Plastic Free ha raggiunto oltre 150 milioni di utenti e oggi, con più di 550 referenti in tutta Italia, si posiziona come la più importante e concreta associazione impegnata su questa tematica.

In Sicilia, l'associazione è arrivata pochi mesi dopo e la sua azione è partita da un piccolo comune di circa seimila abitanti in provincia di Trapani, Petrosino, il paese di Fabio Pipitone, 29 anni. Conosce Luca, il fondatore, sui social, inizia come referente comunale e dall’agosto del 2020 è il referente regionale della Sicilia.



In 36 giorni dalla sua nomina. gli utenti siciliani attivi da 1200 passano a 8mila e la Sicilia diventa la regione con più utenti, più referenti e più eventi attivi ogni settimana. Oggi Plastic Free Sicilia è composta da 18mila persone, di cui il 65% sono giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Ma che la “Generazione Greta”, con in testa il movimento mondiale “Friday for future”, stia dando delle grandi lezioni agli adulti è cosa ormai nota.

«Alle giornate di raccolta partecipano persone di tutte le età. Siamo prevalentemente coetanei - racconta Fabio - ma ci sono anche ottantenni come ci sono, ed è quello che ci interessa di più, soprattutto tanti bambini». Le province sono tutte coperte e la diffusione è capillare, va da Balestrate a Lampedusa, da Palermo a Pantelleria.

«Per ogni evento, una persona riesce a raggiungerne minimo altre 10 - continua Fabio. - In poco tempo la crescita è stata esponenziale. La Sicilia è stata un bel banco di prova per Plastic Free. Siamo nati un po' in ritardo rispetto alle altre regioni ma abbiamo avuto la crescita più veloce. Probabilmente la ragione è da rintracciare nel desiderio di riscatto, l’esigenza di dimostrare che siamo altro rispetto alle solite etichette, di crearne di nuove».

L'organizzazione delle attività va spedita sui gruppi Whatsapp. Ci sono i nuclei operativi che lavorano in background, organizzano sopralluoghi per scegliere i posti più giusti in cui organizzare le giornate di raccolta e valutare le entità dei rifiuti, stipulano i protocolli di intesa con i comuni. «Anche da questo punto di vista siamo orgogliosi di poter dire che tantissimi comuni siciliani hanno aderito alla causa e siamo la regione con più protocolli di intesa firmati», dice ancora Fabio.

Un nuovo, interessante accordo poi è quello con la Lega Navale di Palermo, il primo al livello nazionale con una Lega Navale. Giorno 11 aprile dovrebbe esserci (restrizioni anti-covid19 permettendo) la prima uscita in barca a vela con le bandiere Plastic Free, una veleggiata inaugurale che segna l’inizio di una bella collaborazione.

Sensibilizzazione online e raccolta della plastica nelle spiagge e nelle città, certo, ma adesso anche attività di didattica e sensibilizzazione nelle scuole. A pensarle è stata la vicepresidente Rosa Reale, pugliese, con attività ad hoc per le diverse fasce di età, dai più piccoli delle scuole elementari fino ai ragazzi delle superiori. Anzi fino alle università che richiedono sempre più spesso la loro presenza, con l’Università di Palermo in prima fila sulle collaborazioni attive.

Poi c’è il progetto legato alla salvaguardia e al salvataggio delle tartarughe, tramite anche la Guardia Costiera, con l’appoggio di un centro convenzionato che si prende cura di loro con terapie e interventi chirurgici se necessario. E Plastic Free Diving per raccogliere anche quello che c’è sui fondali dove si concentra la maggior parte della plastica.

«Siamo tutte persone che da sole vedevano il problema e si scoraggiavano davanti alla soluzione - conclude Fabio. - Quando ci siamo riuniti, e ci siamo resi conto di non essere più soli, abbiamo messo insieme le soluzioni di tutti a un problema che non fa sconti a nessuno. Ogni anno, oltre 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono in natura e questo riguarda ciascuno di noi, per questo un numero crescente di persone si unisce costantemente a Plastic Free».
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