Venti di guerra in Sicilia: M5S chiede "piena luce", Crosetto risponde su Muos e Sigonella
Il quadro internazionale diventa sempre più complicato, ogni giorno che passa. E la Sicilia si trova in una posizione quantomeno delicata. Il ruolo delle basi e che sappiamo
La base militare di Sigonella
In questo quadro si inserisce anche l'aeroporto di Trapani Birgi sul quale il Movimento 5 stelle chiede chiarezza al governo regionale guidato da Renato Schifani. Su questo argomento infatti c'è anche un’interrogazione urgente al Governo regionale per fare piena luce sull’attuale impiego operativo dell’aeroporto di Trapani-Birgi e sulle garanzie per la sua operatività civile. L’ha presentata oggi, 4 marzo, la deputata regionale trapanese del M5S Cristina Ciminnisi, alla luce del crescente scenario di tensione internazionale e del ruolo strategico che le basi siciliane rivestono nel Mediterraneo.
«Quando l’aeroporto di Trapani-Birgi, qualche mese fa, è stato scelto come polo mondiale di addestramento per piloti F-35, il Governo siciliano è rimasto in silenzio assoluto. Oggi - dichiara Ciminnisi -, con l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e l’attivismo delle basi siciliane (Sigonella e MUOS di Niscemi, ndr), non possiamo più accettare alcun silenzio». L’interrogazione chiede alla Regione di chiarire quale sia l’effettiva portata del coinvolgimento operativo di Birgi nello scenario di crisi in corso e quali valutazioni siano state fatte in merito alla sicurezza della popolazione. «Trapani-Birgi - sottolinea la deputata -, prima ancora che uno scalo civile, è un aeroporto militare. Non americano, ma una base NATO che può essere attivata e diventare operativa in scenari di crisi nel Mediterraneo, ogni volta che aumenta il traffico militare o si innalza lo stato di allerta nazionale».
«La base, sede del 37° Stormo dell’Aeronautica Militare - ricorda Ciminnisi -, ha già avuto un ruolo centrale in passate crisi nel Nord Africa. Oggi, con l’annunciata istituzione della scuola internazionale di addestramento per piloti F-35 a guida statunitense, il livello di attenzione cresce ulteriormente».
Al centro dell’atto parlamentare vi è anche la tutela dello scalo civile “Vincenzo Florio”, motore economico della Sicilia occidentale, con un piano di sviluppo che punta a 1,5 milioni di passeggeri entro il 2026. «Chi ci garantisce che Trapani-Birgi non possa essere coinvolta o attivata in operazioni militari? E soprattutto, chi garantisce che l’incremento delle attività belliche e addestrative non comprometta gli slot orari e i corridoi di volo necessari al traffico civile?», incalza Ciminnisi.
La deputata chiede anche che il Governo regionale pretenda da Roma risposte ufficiali e vincolanti, aprendo un’interlocuzione urgente con il Ministero della Difesa per definire un quadro chiaro di tutele per il territorio. «La Sicilia è terra di pace. Non siamo disposti a diventare l’avamposto militare di un’ennesima guerra. E non siamo disposti a un nuovo silenzio. I cittadini e gli operatori economici hanno diritto a sapere quali attività siano in corso e quali rischi comportino per il nostro territorio», conclude Ciminnisi.
Intanto dall'eurodeputato Cinque Stelle Giuseppe Antoci arriva un altro monito: «Apprendiamo con enorme ansia e preoccupazione che la base di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi potrebbero essere utilizzate nell'ambito delle operazioni di guerra contro l'Iran. La Sicilia è da sempre una terra di pace e di dialogo fra i popoli, non può essere usata come base per condurre aggressioni e conflitti. L'aumento di traffico di aerei cargo militari nella base di Sigonella e alla stazione Muos di Niscemi, in uso allo Us Navy, ci impone di intervenire a tutela della sicurezza di tutti i cittadini siciliani potenzialmente a rischio. Il Governo ci dica cosa succede, e lo faccia presto».
Nel quadro europeo c'è da registrare la presa di posizione di Pedro Sanchez sulle basi Nato nel paese e il ruolo della Francia di Emmanuel Macron. In Italia invece il ministro della difesa Guido Crosetto, che riferirà alle Camere, ha però specificato in un tweet di risposta al M5s che il governo italiano si muoverà in base ai trattati internazionali. «Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa - scrive Crosetto - vi ho già detto in Parlamento: l'utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle».
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