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Bellissime e velenose: le quarantadue specie aliene che invadono il Mediterraneo

Si stima che nei mari italiani ci siano almeno quarantadue nuove specie ittiche "aliene", la metà di queste probabilmente sono state introdotte dall’uomo

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 8 agosto 2017

il Pesce Palla Maculato

È emergenza nel Mediterraneo a causa di specie invasive che stanno letteralmente colonizzando i nostri mari. Un problema legato al riscaldamento globale, ma anche alle attività commerciali e al trasporto involontario da parte delle navi.

L’ISPRA (istituto superiore per la ricerca ambientale) fa oggi il punto sulle specie aliene presenti nel Mare Nostrum con due progetti europei: il Life ASAP (Alien Species Awarness program), e l’MPA Adapt (Guiding Mediterranean MPAs through the climate change era: building resilience and adaptation).

Secondo le ultime revisioni scientifiche, il numero di specie aliene osservato nel bacino mediterraneo (ad oggi 837) è di gran lunga superiore a quello di tutti i mari europei, e le previsioni per il futuro non sono rassicuranti.

Nei mari italiani si stima che almeno 42 nuove specie ittiche siano state osservate fino a oggi: la metà di queste probabilmente introdotte per mano dell’uomo (attraverso il canale di Suez o con il trasporto delle navi), mentre le altre sarebbero arrivate spontaneamente tramite lo Stretto di Gibilterra.

Un’invasione che non risparmia i mari attorno alla Sicilia. Oltre alla prima segnalazione del temibile pesce scorpione nei fondali di Vendicari, le scogliere dell’isola sono ormai letteralmente colonizzate dal granchio tropicale Percnon gibbesi.

Originario delle coste atlantiche americane, il granchio è facilmente riconoscibile dalla tipica colorazione rosso-brunastra con zampe ad anelli giallastri. I mari siciliani sono diventati inoltre l’habitat ideale per il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), di origine tropicale, è altamente tossico al consumo, e si distingue dagli altri pesci palla per la presenza di puntini scuri sul dorso e per una banda argentea sui fianchi.

Dopo una prima osservazione a Lampedusa nel 2013, adesso la specie sembra essere di casa nei fondali della Sicilia meridionale. Gli studiosi temono poi l’arrivo di altri invasori come il pesce flauto (Fistularia commersoni) e il pesce coniglio (Siganus luridus), quest’ultimo dotato di spine velenose.

Per cercare di monitorare la situazione e studiare eventuali azioni di contenimento, l’ISPRA invita a comunicare tempestivamente possibili avvistamenti di specie aliene scrivendo e allegando materiale fotografico a: alien@isprambiente.it.

Alcuni ricercatori stanno da tempo utilizzando strumenti di ricerca partecipativa, riconoscendo il ruolo delle comunità locali e in particolare di pescatori artigianali e sportivi per monitorare l’introduzione di specie aliene e per tutelare la biodiversità marina.

In questo senso, l’utilizzo intelligente di social network come facebook ha portato alla creazione del gruppo ‘Oddfish’, vero e proprio archivio digitale di informazioni e fotografie su osservazioni e catture di specie non comuni nei nostri mari, gestito da alcuni studiosi come Ernesto Azzurro, biologo marino dell’ISPRA ed esperto di specie invasive.

Come già osservato in altri casi, azioni di partecipazione collettiva da parte di sportivi, pescatori e turisti possono avere un ruolo determinante nel monitoraggio e nel contenimento di specie invasive, soprattutto in un ambiente delicato come quello del Mar Mediterraneo.

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