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A largo di Siracusa 47 persone: accogliamole a casa d’Italia, lo dice anche Casapound

È un'omissione di soccorso non soccorrere chi ne ha necessità e non ritenere tortura quello che stanno subendo le persone a bordo è ancora una volta un segno dei tempi

Fausto Melluso
Responsabile migrazioni Arci Palermo
  • 27 gennaio 2019

La nave Sea Watch nel Mediterraneo

Francesco Italia è il sindaco di Siracusa. Un sindaco mite e determinato, che amministra da poco una città che ha una storia lunga e di cui andar fieri per quel che riguarda l’accoglienza, specialmente quella dei minori.

Molti anni prima che il Parlamento, nel 2017, approvasse una legge specifica per l’accoglienza e per la formazione dei tutori per i “minori stranieri non accompagnati” - formula burocratica orribile per parlare dei minorenni che migrano senza famiglia - Siracusa aveva ad esempio intrapreso un percorso pionieristico, che grazie al lavoro dell’Associazione Accoglierete e dell’amministrazione ha portato ad avere dei risultati straordinari e un sistema di accoglienza di cui per tanti versi si può andar fieri, al contrario di quello di tanti altri contesti.

Il Sindaco Italia si è limitato quindi a dire, preoccupandosi per primo di non speculare sulla vicenda, che la propria città è prontissima ad accogliere le 47 persone della SeaWatch3 che sono in rada da ormai tanti giorni.

Ha detto un’altra banalità, cioè che è un'omissione di soccorso non soccorrere chi ne ha necessità e - aggiungo io - che non ritenere tortura quello che stanno subendo le persone a bordo è ancora una volta un segno dei tempi.

Il suo cognome, Italia, deve davvero aver messo in crisi le teste creative, certamente rasate, di Casapound Siracusa, che non hanno trovato di meglio per esprimere il proprio sdegno patriottico per la posizione del loro Primo Cittadino che realizzare uno striscione con scritto “Accogliamoli tutti a casa d’Italia”.

Un concetto, di per sé, condivisibilissimo e che indica bene il punto: continuando a negare il nostro ruolo isoleremo il nostro Paese e questo ci porterà sempre più a giustificare l’ingiustificabile, cioè tutto quello che dovremo fare per ostacolare la mobilità delle persone verso l’Europa.

Oggi l’Italia dovrebbe promuovere il multilateralismo a partire dalla propria responsabilità, per arrivare domani a dire che le persone che arrivano in Europa devono avere la stessa libertà di movimento degli Europei trovandosi in una piena unione politica.

Al di là del consenso attorno alla narrazione sovranista, è evidente che questo “cattivismo” sta alzando ancora di più i muri interni all’Europa. “Se ne occupi qualcun altro”, si dice. Ma di preciso chi?

L’altroieri era Malta, ieri la Francia, oggi Berlino e l’Olanda. In questo Risiko di superficialità e ignoranza si perde la speranza di arrivare a una vera soluzione condivisa e strutturale.

Mentre 47 persone - che non hanno di certo scelto di diventare un simbolo - sono a pochi metri dalle nostre coste, noi continuiamo a sbraitare contro tutta Europa tranne, paradossalmente, contro quei sovranisti amici di Salvini che, però, sono i primi a non voler affatto soluzione condivise.

E così il nostro Ministro dice di volerla far pagare cara a Francia, Germania, Olanda e compagnia, ma, di fatto, infierendo soltanto sui destini di 47 persone, tra cui 13 minorenni che, sebbene il tribunale abbia disposto che sbarchino. sono ancora a bordo, chissà perché.

Anzi, il perché si sa: perché facendoli soffrire ed esponendo la loro sofferenza convinceremo l’Europa a cambiare il proprio punto di vista sulle migrazioni.

Ma qualcuno davvero può credervi?

Per fortuna ieri eravamo tanti, vicino al mare, a far vedere a quelle persone ostaggio politico di tutti coloro che potrebbero sbloccare la situazione e non lo fanno che ci sono una Siracusa, una Sicilia e un’Italia che non credono a queste bestialità, e che lavorano perché casa d’Italia sia l’Europa: casa nostra e di chi vi cerca riparo in cerca di una vita migliore.

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