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Come venne sconvolta Palermo il 9 maggio di 75 anni fa: i ricordi delle bombe

È impossibile immaginare quel giorno: per la popolazione è stata la giornata più nera in 3 anni di bombardamenti e non si sa più dove scappare. I rifugi sono pieni

  • 9 maggio 2018

Il cielo si oscurò. È impossibile descrivere o immaginare quello che è successo il 9 maggio di 75 anni fa. Più di 400 aerei che scaricano la morte. La descrizione del ricordo è univoca. Il cielo si oscurò! Di sicuro non è stato il buio totale o l’oscurità di un’eclisse in pieno giorno, piuttosto una nuvola di ombre nel cielo.

Chi ha vissuto quei terribili istanti non ha rimosso, però non ne parla o ne parla poco. La ragione è semplice: momenti del genere non si possono descrivere.

I testimoni tutt'oggi vivi - perché anche se ci sembra una storia lontana ci sono ancora nelle nostre famiglie i ragazzi dell’epoca che hanno vissuto tutto - non ricordano il 9 maggio del 1943 come una giornata di festa.

Era stata organizzata la “Giornata dell’Esercito e dell’Impero” in piazza Italo Balbo, l’odierna Piazza Bologni, per festeggiare la dichiarazione dell’Impero Italiano.

Alla città di Palermo sarebbe stata conferita una medaglia al valore come mutilata di guerra. Però dopo quel giorno non sarebbe bastata una sola medaglia. Quel giorno si scatena l’inferno, è il primo bombardamento a tappeto sull’Italia: una grande concentrazione di fuoco su un territorio circoscritto.

Si sganciano le bombe senza cercare di colpire gli obiettivi, si bombarda “a ccu pigghio, pigghio…”. Oggi è difficile capire perché gli anglo-americani hanno fatto questo gesto che ha sfregiato per sempre la bellissima Palermo.

La guerra è la guerra. L’uomo, nei momenti più bui, sa dare il peggio di se stesso. Nel dizionario italiano esiste la parola “coventrizzare” cioè annientare, distruggere come è stato fatto alla città inglese di Coventry, totalmente distrutta dall’aviazione tedesca nel 1940.

“Lo scopo diretto è di distruggere il morale della popolazione al fine di fiaccarne la resistenza”, un popolo con il morale distrutto è un popolo che non sostiene più i suoi dirigenti e non è più propenso a sostenere lo sforzo della guerra…

Per la popolazione è la giornata più nera che abbia mai visto dopo quasi 3 anni di bombardamenti. Tutto il centro storico è sotto le bombe. Non si sa più dove scappare. I rifugi sono pieni. Si pregano tutti i santi uno per uno nella speranza della salvezza.

I palermitani sanno che i rifugi non sono sicuri. Nemmeno un mese prima, il 18 aprile, il ricovero di piazza Sett’Angeli è saltato in aria con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Sotto piazza Pretoria, sono rimasti quasi dieci ore. Dieci ore con qualche metro sopra l’inferno. Quando sono usciti hanno trovato una città completamente diversa: fiumi di macerie e morti ovunque.

Secondo i dati ufficiali, le vittime sono 373. Pochissime. Questi sono i numeri dichiarati in un mondo dove la propaganda ha la sua importanza, dove non si deve sfiduciare la popolazione e dove non si devono comunicare queste informazioni importanti ai nemici.

Non si sa se questo numero sia esatto, intanto è quello che è rimasto impresso nella storia.

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