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Perché vai al Pride se non sei gay? Perché gli stereotipi stanno soffocando anche me

"Perché vai al Pride se non sei gay?" è una curiosità più fasulla delle piantine dell’Ikea: e una donna, etero, è costretta a grandi sacrifici per mantenersi "normale"

  • 25 settembre 2018

Un ragazzo che partecipa alla parata del Palermo Pride

"Perché vai al Pride se non sei gay?" è una di quelle domande subdole, che dietro una posa di innocente curiosità più fasulla di una piantina dell’Ikea cerca di nascondere – senza neanche riuscirci – un bagaglio bello ingombrante di ben poco innocenti pregiudizi.

Ciononostante, credo che la domanda meriti una risposta e che la meriti proprio oggi, nel giorno in cui avrei tanto voluto sfilare e ballare e sentirmi parte della folla arcobaleno del Palermo Pride e invece mi tocca osservarlo da 1200 chilometri di distanza.

Vi svelo un segreto: che per partecipare al corteo del Pride – o alla miriade di eventi, seminari, concerti che lo precedono e preparano – bisogni necessariamente essere gay è una bugia.

Mi duole darvi questo dispiacere, ma vi assicuro che nessun* vi sbarrerà l’accesso o vi chiederà di mostrare un certificato.

Sul perché una persona che si identifica come eterosessuale senta il bisogno di prendere parte attivamente alla giornata dell’orgoglio delle persone LGBT+ e di spendersi in difesa di diritti civili faticosamente ottenuti e oggi fin troppo facilmente minacciati posso cercare di darvi una risposta che mi riguarda in prima persona, e che spero risulti convincente anche per voi.

Ho sempre vissuto il Pride come un momento di grande inclusività, una situazione in cui – come raramente capita nella vita – poter essere libera di mostrarmi esattamente per come sono, senza temere giudizi o censure.

Quanto bello è, per un pomeriggio, non doversi preoccupare delle etichette che gli altri ti appiccicano addosso per il solo fatto di esserti ribellata alle regole che la società ha imposto al tuo genere.

Quanto è liberatorio poter dire "sì, sono orgogliosa di essere me stessa", e condividere la gioia dell’autoconsapevolezza e del ritrovato amore per sé con gente di cui magari non conosci il nome, ma la storia sì, la intuisci, e di quella hai rispetto.

Perché sai cosa significa sentirsi sbagliata e allora quel camminare accanto tutt* insieme, facendo festa, assume il chiaro significato di una rivendicazione politica.

Vi dico un altro segreto, ché ormai siamo in confidenza: non è che per gli etero gli stereotipi di genere siano meno soffocanti.

Per le donne poi, manco a parlarne. È che forse se sei etero ci fai meno caso alle costruzioni culturali che ingabbiano il tuo corpo di maschio o di femmina e magari ci fai meno caso perché ti hanno insegnato che tu sei quell* "normale".

Ma ci avete mai pensato a quanti e quali sacrifici ci costringa il mantenimento di questa (inautentica) "normalità"?

Non per niente il Coordinamento Palermo Pride, specialmente nei momenti di riflessione che precedono il corteo, si preoccupa di sensibilizzare anche e soprattutto su questo argomento, che ci riguarda da vicino e in maniera trasversale.

Quest’anno, in particolare, il tema scelto – De*Genere – poggia su un gioco di parole che non avrebbe potuto essere più felice: perché il Pride parla di generi, parte dai generi e soprattutto invita a trascenderli, questi generi, ad allontanarsene nel momento in cui iniziano a trasformarci in esseri antisociali in perenne allerta per annientare qualsiasi (sacrosanta e salvifica) "de-generazione".

Credo che, con il Pride, Palermo riesca a mostrare fino in fondo la sua anima accogliente, rispettosa, attenta ai diritti di tutte e di tutti.

Allora andateci, voi che potete, manifestate accanto a chi ancora nel 2018 deve sentirsi dare dell’invisibile da un ministro della Repubblica.

La comunità LGBT+ di Palermo non è affatto invisibile, esiste e resiste, e merita che tutta la cittadinanza la supporti nelle sue battaglie, perché il diritto a un mondo più civile ed includente non dipende dall’orientamento sessuale.

Non mi resta che augurarvi buon Palermo Pride 2018. E che la favolosità ci accompagni sempre!

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