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Spariamo fotografie invece che proiettili: un'idea per le riserve e i parchi di Sicilia

Invece che bracconaggio, incendi e incidenti (a volte mortali) tra cacciatori, trasformiamo a costo zero le riserve in sicure mete per gli amanti della natura

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 29 gennaio 2019

La volpe rossa: il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ne ha sospeso la caccia nel 2018-19

In Italia il numero di cacciatori è passato da un milione e settecentomila nel 1980 a circa settecentomila e solo in Sicilia i cacciatori sono circa 20mila.

La maggior parte non sono contadini ma professionisti perché è un “hobby” costoso: un migliaio di euro l’anno vanno via tra munizioni ed armi, per non parlare del costo del cane che può arrivare anche a 3mila euro.

Purtroppo uccidere vite è un hobby che la nostra società considera accettabile.

Sono frequenti anche in Sicilia casi di normali cittadini o cacciatori feriti da altri cacciatori e con la fauna selvatica sempre più contratta non mancano i casi anche di specie rare uccise per dolo o per errore.

Come il caso tristissimo del giovane Capovaccaio ucciso in Sicilia nello scorso autunno.

Per non parlare per la pratica del bracconaggio e delle eterne polemiche sull’attività di caccia nelle aree che hanno subito incendi e danni ambientali.

Basterebbe questo per vietare la caccia per sempre ed in ogni stagione. Ma c’è una ragione in più che invito a considerare.

Ovvero la Sicilia potrebbe essere la prima regione europea completamente libera dalla caccia.

Attualmente il primato resta alla Svizzera che consente la caccia solo a quattro specie. Mentre l’Italia con 43 specie cacciabili è la seconda nazione Europea dopo la Francia.

In un periodo di magra, senza grandi fondi per la promozione una scelta del genere, se ben comunicata, potrebbe avere un’eco mondiale.

Stiamo parlando di un’attività da diporto che riguarda 20mila persone in Sicilia qualcosa come lo 0,3% della popolazione.

Parimenti il messaggio che verrebbe fuori farebbe della Sicilia una regione simbolo, per un messaggio di pace e non violenza che coinvolgerebbe l’intero movimento animalista, ed in generale quanti hanno a cuore l’ambiente. Quindi anche solo per convenienza sarebbe una scelta molto vantaggiosa.

Inoltre aprirebbe la strada a proposte escursionistiche, ed esperienze in natura nei 5 parchi regionali e nelle settanta riserve che potrebbero solo trarre vantaggio dalla popolarità di questa scelta.

Se fossi assessore regionale al Turismo spingerei per una proposta del genere, e ci costruirei una campagna di comunicazione globale, provando a coinvolgere anche i cacciatori.

La mia opinione è che la maggior parte di loro, siano grandi conoscitori del territorio e le loro competenze potrebbero venire in aiuto in un processo di riconquista delle aree ambientali della Sicilia da parte di cittadini e turisti.

Alcuni che ho conosciuto considerano la caccia l’occasione per girare per boschi, e perdono il senso del gesto che fanno, e sono convinto che con la giusta motivazione non avrebbero difficoltà a sparare fotografie ed informazioni invece che pallottole.

Io credo che siamo in un momento storico nel quale occorre cambiare i nostri paradigmi e a volte basta un piccolo cambio di prospettiva per produrre vantaggi economici e sociali incalcolabili.

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