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Un tesoro può anche essere di carta: quella piccola (importantissima) biblioteca di paese

Oggi lavora tra fiere dell'editoria, stand stracolmi di volumi e grandi autori che firmano copie ma tutto è iniziato in una piccola biblioteca di paese: le radici sono importanti

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 31 maggio 2018

Una illustrazione di Yaoyao Mva

Oggi vivo a Milano e, per lavoro, ho a che fare tutti i giorni con i libri. E non c'è nulla di più bello, per una persona che ha sempre amato leggere e lavorare per e con i libri.

Ma la sera, quando torno a casa, quando finisco di occuparmi di libri, alle volte mi chiedo dove tutto ha avuto inizio. Dove è iniziata questa passione per la lettura? Dove è iniziata questa vita fatta di libri? È iniziata lì, in un anonimo paese dell'entroterra siciliano, dove passavo i pomeriggi estivi seduta sulle radici di un ulivo, nella campagna che era stata di mio nonno e poi di mia madre, leggendo.

Leggendo di tutto. Prima di uscire da casa, riempivo una sacca di cuoio marrone con due o tre libri e salivo in auto. Avrei passato tutta la giornata sotto quell'ulivo, cascasse il mondo! Ma da dove venivano quei libri che portavo in borsa e che divoravo in poco più di tre pomeriggi? Da dove venivano quei libri che divoravo in un paese dove non esisteva una libreria e dove l'unico tramite con la carta stampata era l'edicola?

Venivano dalla biblioteca di paese. Una biblioteca piccola ma che, agli occhi di una bambina di appena sette anni, apparve immensa.

Mi apparve infinita in una mattina di giugno, quando mia madre decise che era giunto anche per me il momento di passare le estati a leggere, così come la mia sorella maggiore faceva già da quattro anni. Quella mattina si realizzò il mio rito di iniziazione. Seguii mia sorella per le scale di un antico edificio che si affacciava sulla piazza del paese.

I gradini erano troppi e troppo alti per me e la seguii con il fiatone. Giunta al primo piano sentivo il cuore quasi scoppiare. Lei, invece, era abituata a quelle scale e con disinvoltura sgattaiolò subito oltre la porta che, da quel giorno, sarebbe stato il mio piccolo vascello per viaggiare nel resto del mondo.

Oltre quella porta c'era il resto del mondo. L'odore della carta dei libri appena usciti dalle stamperie e da poco spacchettati, sistemati sugli scaffali all'ingresso, si mischiava con l'odore della carta dei volumi antichi, ingialliti, donati da famiglie di chissà quali benestanti del paese subito dopo la loro dipartita.

Scaffali lunghi e ordinati ricoprivano le pareti della stanza. In una seconda stanza, comunicante con la prima, ancora altri scaffali. Ancora altri libri. Ancora altri mondi.

Era una piccola biblioteca di paese ma per me, una bambina di appena sette anni, era una biblioteca immensa. Immensa come quella scoperta da Bella nel castello della Bestia. Era una piccola biblioteca di paese, ma era un tesoro inestimabile. E lo sarebbe stato ancora per molti anni.

Lì avrei conosciuto per caso quegli autori che ancora oggi adoro. E li conobbi per caso perché io e mia sorella non eravamo guidate da nessuno. Nessuno che ci suggerisse cose leggere – a parte, diversi anni dopo, i nostri professori di liceo. Nessuno che ci fornisse una bussola per orientarci in quel mare immenso.

Seguivamo il nostro istinto, cercavamo gli autori studiati a scuola, trovati nelle antologie, o i libri appena arrivati e di cui avevamo visto pubblicità in giro.

Infine, selezionavamo i libri anche dalle copertine: la sobrietà era per noi indice di importanza e di spessore di quel libro. Tutto è iniziato lì, in un piccolo paese di provincia, sperduto nel centro della Sicilia, lontano dal mare e dalle città, dalle librerie e dal mercato dei libri.

Oggi, circa 24 anni dopo, ritrovandomi tra fiere imponenti dell'editoria, tra stand stracolmi di volumi, tra autori che firmano copie, tra esperti che moderano presentazioni di nuovi volumi, ripenso a quelle giornate in cui mi piazzavo davanti agli scaffali di quella piccola-immensa biblioteca di paese.

Quei libri – acquistati dal Comune o donati da privati – mi hanno cresciuta, istruita. Mi hanno costruita mentre li sfogliavo seduta sulle radici di un ulivo. «Le radici sono importanti» dice la Santa nel film "La Grande Bellezza".

E lo sono anche i libri che leggi su quelle radici, piantate nel terreno del tuo paese. E lo sono anche le biblioteche.

Soprattutto le biblioteche di paese, le biblioteche di periferia, le biblioteche di quartiere. Costruiscono, orientano, insegnano in dei luoghi in cui - senza di loro - sarebbe difficile costruire, orientare e insegnare attraverso i libri.

Perché non ci sono altri spazi dedicati ai libri. Costruiscono, orientano e insegnano in quei territori di confine dove si ha poco, e quel poco diventa acqua preziosa mentre altrove l'acqua si spreca, perché abbondante.

Costruiscono, orientano e insegnano più di una libreria ultramoderna e ultrafiga del centro città.

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