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"A Munti Piddirinu c'è na Rosa": il Ditirammu porta l'omaggio alla Santuzza sul palco di Villa Filippina

Balarm
La redazione

Un momento dello spettacolo "A Munti Piddirinu c'è na Rosa. Triunfo a Santa Rosalia"

Con l’immensa ricchezza di tradizioni mai sopite nel popolo, la celebrazione del rito si rinnova fondendosi con la tradizione per riportare alla luce il valore assoluto del culto attraverso l’atto di devozione.

Arriva così dal teatro l'immancabile omaggio a Santa Rosalia, la Patrona di Palermo che quest'anno, come il precedente, non potrà essere festeggiata con il tradizionale Festino.

Mai come quest’anno, infatti, i Triunfi assumono un significato pregno di rimandi all’attualità, mai come adesso lo spettacolo riassume il sentire popolare, il catartico bisogno di liberazione dall’oppressione della terribile “peste” del ventunesimo secolo.

"A Munti Piddirinu c'è na Rosa. Triunfo a Santa Rosalia" è il titolo dello spettacolo teatrale che la compagnia del Diritammu di Palermo porta in scena mercoledì 14 luglio, alle 21.00, sul palco di Villa Filippina

Un'occasione per celebrare e ricordare, oggi più che mai, per mezzo dell'Arte, l'allontanamento della peste dalla città nel 1624.



In scena: Elisa Parrinello, Alessandra Ponente, Noa Flandina, Rosalia Raffa, Massimo Clarinet, Vella Rosanna, Vella Giuseppe, Vella Daniele Billitteri Roberto Gervasi, Stefania Blandeburgo, Noa Blasini, Giovanni Parrinello, Carlo Di Vita e Piero Tutone, Nico Podix, Antonino Di Marco e le allieve del Laboratorio Teatrale Permanente Ditirammu Lab, Marco Raccuglia dei Tamuna, gli allievi del laboratorio musicale Bum Bum #thevitorecords di Giovanni Parrinello.

Il monologo della Signora Palermo è di Daniele Billitteri.

Dal 1996, il Teatro Ditirammu riprende la tradizione del ‘Triunfu’, un uso voluto dalla Congregazione dei Gesuiti nella seconda metà del ‘600 ed eseguito fino ad un decennio addietro da questi umili suonatori (spesso ciechi) i quali raccontavano con frasi musicate, la storia di ‘Santa Rosalia dei Sinibaldi’.

La tradizione di strada in Sicilia, con i suoi rappresentanti maggiori, gli artisti, costituisce da secoli un “unicum” letterario e artistico in cui la varietà del vissuto umano diventa protagonista.

Gli artisti di strada sono professionisti del contatto diretto col pubblico; solo a partire da questa circostanza preliminare si attualizza una forma di ritualità di cui la letteratura orale racconta: “…un gruppo di musicanti chiamati Sunatura giravano nei vicoli storici della città raccontando fatti del popolo”.

Passati alla storia come cantastorie, poiché erano artisti popolari che associavano il canto alla parola, spesso giravano in coppia e, contattati su committenza, narravano fatti di cronaca e vite leggendarie di eroi, anche contemporanei, presso piazze pubbliche. Spesso cantavano storie delle catastrofi naturali o sociali, suscitando emozione e pietà fra il pubblico.

I palermitani, dal lontano 1624, hanno affidato alla loro Santuzza le sorti della loro città, facendo del patto di fede e di alleanza, due avvenimenti che nel tripudio, nella gioia e nella devozione, si sono ripetuti da allora quasi ogni anno: u Fistinu e l’Acchianata a Munti Piddirinu

Le celebrazioni dei Santi, portano con sé un retaggio di atti di fede, di gestualità, colori, sapori, di luci, suoni e canti questi ultimi salvati appunto, dai Sunatura.
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