"Cosmogonie": la prima personale siciliana di Frédéric Bruly Bouabré al Museo Riso
Frédéric Bruly Bouabré, particolare da "Mitologie Bété". Ninié, 2007
Il progetto espositivo di "Cosmogonie" presenta i lavori di Frédéric Bruly Bouabré, celebrato nel 2022 dal MoMA di New York con una retrospettiva, più volte presente alla Biennale di Venezia nel Padiglione della Costa d'Avorio della più recente edizione ma anche nel Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni.
"Cosmogonie" è visitabile fino al 28 maggio, dal martedì al sabato dalle 9.00 alle 18.00, domenica e festivi dalle 9.00 alle 13.00.
Frédéric Bruly Bouabré (1923, Zépréguhé - 2014, Abidjan, Costa d'Avorio) lavora come funzionario pubblico presso l'Amministrazione della sicurezza nazionale dell'Africa Occidentale francese e approda al suo originale linguaggio figurativo in seguito a una "visione solare" che gli varrà l'identità di Cheik Nedro, "colui che non dimentica".
Da questo momento si dedica alla missione di tramandare la cultura orale della comunità Bété, e più ampiamente africana, alle generazioni future attraverso i suoi inventari figurativi. Nasce così "Connaissance du monde", un'opera di carattere monumentale realizzata a penna e matite colorate su cartoncini formato cartolina.
Di straordinario interesse anche il suo "Alphabet bété", un sistema di trascrizione della lingua Bété consistente in 448 pittogrammi monosillabici.
Nel 1989 prende parte a "Magiciens de la Terre", cui segue la sua presenza a numerose mostre presso importanti istituzioni internazionali come il Guggenheim Museum di Bilbao, la Tate Modern di Londra. Partecipa anche a Documenta 11 a cura di Okwui Enwezor.
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