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Beatrice Monroy racconta "Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno"

  • Pomeriggi d´estate
  • Casa Natura (ex Scuderie Reali) - Palermo
  • - Palermo
  • 26 settembre 2012 (evento concluso)
  • 18.00
  • Ingresso libero

Dalla lotta di classe alla lotta alle dipendenze, alla lotta alla mafia, dal rosso del comunismo all'arancione di Osho, dal Nord al Sud, da Torino a Trento a Palermo, da Pune a Milano, da Trapani fino alle stelle dove certamente il suo spirito scintilla. Le mille vite di Mauro Rostagno del libro della figlia Maddalena e del giornalista Andrea Gentile “Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno” raccontato da Beatrice Monroy - nel 24° anniversario dell'omicidio. Il 26 settembre del 1988 la mafia uccide il sociologo e giornalista Mauro Rostagno che aveva fondato alcuni anni prima a Trapani una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Dagli schermi di una piccola emittente del luogo, Radio Tele Cine, denunciava senza paura i rapporti tra politica, Cosa Nostra e la criminalità organizzata, e per questo suo coraggio venne ridotto al silenzio. “Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno” (Il Saggiatore, 2011) è il racconto di quarant’anni di misteri italiani e depistaggi, e insieme, un intimissimo diario personale che commuove, irretisce, indigna, sgomenta, fa sorridere e innamorare. Perché a reggere le fila ci sono le cento vite in una sola di un Diogene libertario, leader del ’68 a Trento e dirigente di Lotta Continua, fondatore del primo centro sociale italiano ( Macondo ), seguace di Osho in India, terapeuta e giornalista a Trapani. Rostagno è un uomo innamorato della vita, appassionato e coinvolgente - lo annota Michele Serra nella prefazione, una persona che considerava la libertà di potere scegliere, il bene più prezioso, ancora più della vita stessa. Crede che un giorno potrà sentire il suono di una sola mano che applaude ( una favola zen da cui prende spunto il titolo del libro ), una cosa assai complessa da raggiungere, e possibile alla fine di una lunga vita di impegno e riflessioni. Forse anche per questo sfida la mafia. Ma la mafia non ci sta e nel 1988 lo ammazza a colpi di fucile. I climi evocati dai due Autori sanno essere soffici e spietati, sostanziati da accelerazioni/decelerazioni di ritmo, flash-back, folla di pensieri, viaggi, dialoghi, documenti, canzoni. La bella foto con gli occhi sgranati di Maddalena - copertina del libro - viene dalla scatola dei ricordi ed era stata fatta da una macchinetta automatica della metropolitana di Milano quando il padre Le aveva raccomandato di tenere gli occhi ben aperti per il flash. Il libro è insieme un esorcismo, una denuncia e un atto d’amore

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