Al Teatro Greco di Siracusa "Alcesti" di Euripide con Galatea Ranzi
Come ogni anno sono tre i titoli che compongono il calendario delle rappresentazioni classiche di Siracusa. Per la 52° edizione saranno tre donne le protagoniste delle tragedie greche: "Elettra" di Sofocle, "Alcesti" di Euripide e "Fedra" di Seneca.
Debutto il 13 e il 14 maggio per le tragedie di Sofocle e di Euripide, rispettivamente affidate ai registi Gabriele Lavia, che ritorna dopo 16 anni dal suo Edipo Re, e Cesare Lievi, al suo debutto a Siracusa. I due spettacoli si alterneranno fino al 19 giugno e le protagoniste saranno interpretate da Federica Di Martino nei panni di Elettra e Galatea Ranzi in quelli di Alcesti.
Nell'"Alcesti" di Euripide Zeus ha condannato Apollo a vivere come schiavo nella casa di Admeto, re di Fere in Tessaglia, per espiare la colpa di aver ucciso i Ciclopi .Grazie alla sua benevola accoglienza, Apollo nutre per Admeto un grande rispetto, tanto da ottenere dalle Moire che l’amico possa sfuggire alla morte, a condizione che qualcuno si sacrifichi per lui. Nessuno, tuttavia, è disposto a farlo, né gli amici, né gli anziani genitori: solo l’amata sposa Alcesti si dichiara pronta. Quando sulla scena arriva Thanatos, la Morte, Apollo tenta inutilmente di evitare la fine della donna e si allontana, lasciando la casa immersa in un silenzio angoscioso.
Con l’ingresso del coro dei cittadini di Fere si apre la tragedia vera e propria, una serva esce dal palazzo e annuncia che Alcesti è ormai pronta a morire. Grazie all’aiuto di Admeto e dei figli, appare Alcesti per pronunciare le sue ultime parole: saluta la luce del sole, compiange se stessa, accusa i suoceri, che egoisticamente non hanno voluto sacrificarsi, e consola il marito. Nel frattempo giunge a palazzo Eracle, intento in una delle dodici fatiche, per chiedere ospitalità. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all’eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti.
Sarà l’intervento di un servo a rivelare ad Eracle la vera identità della la donna “non consanguinea” morta. L’eroe, fortemente pentito, decide così di andare all’Ade per riportarla in vita. Eracle ritorna da Admeto con una donna velata, fingendo di averla “vinta” ai giochi pubblici, per mettere alla prova la sua fedeltà. Admeto, inizialmente, ha quasi orrore a toccarla, convinto che sia un’altra, e acconsente a guardarla solo per compiacere il suo ospite. Tolto il velo, si scopre che la donna è Alcesti, ora restituita all’affetto dei suoi cari. Eracle spiega ad Admeto, che alla donna non è consentito parlare per tre giorni, il tempo necessario per essere “sconsacrata” agli inferi.














