"Nelle stanze della fantasia": letture al Museo Riso
Venerdì 16 dicembre appuntamento al Museo Riso con "Nelle stanze della fantasia": Piero Longo legge il canto XXXIV dell’Orlando Furioso: "Astolfo sulla luna".
Per un intero mese dall'8 dicembre fino all'8 gennaio il più importante erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell'Opera dei Pupi, Mimmo Cuticchio, dà vita alla rassegna "Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori". Una manifestazione che si svolge tra via Bara all'Olivella, nella sede del teatrino, e il Museo Riso.
Una sottile ironia domina tutto il poema ariostesco, che nelle sue stanze allegre e corrosive mostra, come nel cuore e nella mente degli uomini, saggezza e follia; e che si confrontino continuamente in relazione ai desideri che guidano l’istinto alla vita e all’affermazione di sé.
Il cupio dissolvi che sottende questa belligeranza perpetua, tipica dei poemi epici, è come un continuum di sottofondo sorretto, appunto, dall’ironia, la quale, tra desiderio e passione, guerra e pace, amore e morte, attraversa tutte le stanze del poema e legge il mondo e la società cavalleresca superando i limiti del tempo e della stessa rivoluzione rinascimentale, perché tenta di penetrare negli abissi della coscienza per conoscerne i limiti e sorriderne.
Per un intero mese dall'8 dicembre fino all'8 gennaio il più importante erede della tradizione dei cuntisti siciliani e dell'Opera dei Pupi, Mimmo Cuticchio, dà vita alla rassegna "Il Palazzo Incantato: Le donne, i cavallier, l’armi e gli amori". Una manifestazione che si svolge tra via Bara all'Olivella, nella sede del teatrino, e il Museo Riso.
Una sottile ironia domina tutto il poema ariostesco, che nelle sue stanze allegre e corrosive mostra, come nel cuore e nella mente degli uomini, saggezza e follia; e che si confrontino continuamente in relazione ai desideri che guidano l’istinto alla vita e all’affermazione di sé.
Il cupio dissolvi che sottende questa belligeranza perpetua, tipica dei poemi epici, è come un continuum di sottofondo sorretto, appunto, dall’ironia, la quale, tra desiderio e passione, guerra e pace, amore e morte, attraversa tutte le stanze del poema e legge il mondo e la società cavalleresca superando i limiti del tempo e della stessa rivoluzione rinascimentale, perché tenta di penetrare negli abissi della coscienza per conoscerne i limiti e sorriderne.














