TEATRO E CABARET
HomeEventiTeatro e cabaret

Un monologo sulla solitudine degli ultimi: "Com’è profondo il male" a Palermo

Balarm
La redazione

Davide Cirri

Un intenso monologo che trae ispirazione da un’esperienza realmente accaduta, in una Palermo sempre più gentrificata e indifferente verso gli ultimi. Il prossimo appuntamento della Spring Edition di Scena Nostra è con Davide Cirri e Sergio Beercock che firmano la co-regia di Com’è profondo il male, in scena sabato 11 aprile e domenica 12 aprile alle 21.00 allo Spazio Franco, a Palermo.

In scena Davide Cirri, che cura anche la regia e la scrittura, mentre Sergio Beercock cura la drammaturgia e le musiche originali. Assistenti alla creazione sono Ludovica M. Poerio ed Eugenio Sorrentino. Una produzione esecutiva Babel, con il sostegno di IncontroTeatro, Ballarò Buskers e del Piccolo Teatro dei Biscottari. Ideazione artistica di "La Mandria", libero consorzio di individui artistici.

La rassegna, prodotta da Babel in collaborazione con la Rete Latitudini, con il sostegno della Regione Siciliana e del Ministero della Cultura e la direzione artistica di Giuseppe Provinzano,  anima Spazio Franco con cinque nuovi appuntamenti dal 27 marzo al 23 maggio 2026.

LA SINOSSI
Palermo oggi. Alla soglia di un funerale nel quartiere di Ballarò, un uomo si allontana dai rintocchi di campane e si perde nel dedalo dei vicoli. D’un tratto un gelo alle sue spalle; viene avvolto da una coltre di fumo di sigaretta: davanti a lui si materializza un vecchio zoppo. Il signor Piero. Un uomo? Un fantasma? L’ombra di una persona?

Il signor Piero non chiede il permesso: racconta la sua storia senza rimedio di emarginato e solitario. Fra toccanti episodi della sua saga familiare, si intersecano le ironie delle sue disgrazie e le gioie apparentemente insignificanti della vita suburbana. Come un genius-loci del centro storico abbandonato a se stesso, in preda alla gentrificazione selvaggia e all’isolamento delle classi non-abbienti, Piero devasta con commovente ironia tutte le certezze sociali, relazionali e persino religiose.

A Piero basterebbe un semplice "buongiorno-buonasera" per tornare a esistere nel quartiere. Ma di lui resta solo la storia che racconta ai passanti non consenzienti. Piero è una lapide che cammina, la pietra tombale di una città che non esiste più.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

COSA C'È DA FARE