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30 cavità sotterranee nel cuore della Sicilia: su una roccia c'è un antico simbolo

Luoghi che una volta riscoperti recuperano tutto il loro fascino e la loro magia. E quello di cui vogliamo parlarvi ne è una testimonianza. Vi ci portiamo

Federica Puglisi
Giornalista
  • 7 aprile 2026

L'antico simbolo del candelabro ebraico in contrada Scalarangio (foto da Archivio natura sicula)

Ci sono luoghi in Sicilia immersi nella natura che raccontano di antiche tradizioni legate al culto dei morti, una religiosità lontana, che apparentemente non appartiene ai nostri giorni. Luoghi che una volta riscoperti recuperano tutto il loro fascino e la loro magia. E quello di cui vogliamo parlarvi ne è una testimonianza. C’è un luogo sospeso nel tempo, nel cuore della roccia, immerso nel paesaggio aspro degli Iblei, in provincia di Siracusa.

È l’ipogeo di contrada Scalarangio, che si trova all’interno di una cava antica nel territorio di Rosolini. Questo è un ambiente che nei secoli ha cambiato volto e funzione: trenta ambienti sotterranei, tra tombe, rifugi, cavità scavate dall’uomo e riutilizzate nel tempo.

La particolarità di uno di questi è una sorta di testimonianza culturale e religiosa di un tempo lontano. Infatti sopra l’ingresso di questo ipogeo, inciso nella roccia, compare un simbolo molto noto: la menorah, il candelabro a sette braccia, simbolo della tradizione ebraica.

Accanto ad essa poi ci sono altri segni, pare si tratti di uno iulav (ramo di palma) e uno shofar (corno rituale).+ Si tratta di testimonianze della presenza ebraica nell’isola, documentata già in epoca tardo-antica. In un territorio dove predominavano comunità cristiane, questo ipogeo appare isolato, quasi nascosto, come se custodisse un’identità da proteggere.

Si trova nascosto tra la vegetazione e chissà come mai sia stato costruito lì: forse perché era un luogo di sepoltura riservato o faceva parte di uno spazio sacro più complesso. Domande a cui non è facile oggi dare una risposta.

Ma visitando questo sito si resta affascinati. Cosa accadeva, però, davvero in questi ipogei. Gli ipogei nell’antichità erano luoghi di passaggio, dove si celebrava il legame tra il mondo dei vivi e quello dei morti. E probabilmente si svolgevano rituali precisi, cerimonie legate alla memoria, alla purificazione e alla continuità spirituale.

Oggi l’ipogeo di contrada Scalarangio resta poco conosciuto, lontano dai grandi circuiti turistici. Eppure, proprio questo isolamento contribuisce al suo fascino. Ciò che lo contraddistingue è proprio il silenzio e quei simboli incisi che resistono al tempo. E ci sono anche alcune leggende che si tramandano tra la popolazione del luogo.

Una delle leggende più diffuse parla di strane luci che, in alcune notti dell’anno, comparirebbero all’interno delle cavità. E c’è chi ipotizza possano essere segni delle anime di coloro che furono sepolti lì, spiriti che tornano a vegliare sui propri resti o a completare rituali rimasti incompiuti. Ovviamente si tratta solo di suggestioni ma che danno ancora più mistero ad un luogo già magico.

Inoltre si racconta della misteriosa presenza di un guardiano, che veglierebbe sull’ipogeo, quasi a custodire qualche oggetto misterioso che sarebbe stato nascosto al suo interno. È difficile stabilire quanto ci sia di vero in queste leggende.

L’ipogeo di contrada Scalarangio resta, dal punto di vista storico, un sito di grande valore per la presenza di simboli religiosi antichi e per la stratificazione culturale che rappresenta. Tra le pietre scavate e i segni incisi nella roccia, il tempo in questo luogo sembra essersi fermato.

Il giorno, dunque, restituisce il luogo alla realtà tra la ricca vegetazione che lo circonda. La notte, invece, continua a raccontare storie di luci, presenze e antichi segreti che lasciano spazio al mistero.
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