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A Caltanissetta come per la Santuzza: la storia del santo che liberò la città dalla peste

Tra processioni virtuali e preghiere, gli abitanti di Caltanissetta chiedono aiuto contro la nuova peste invocando quel santo che già aiutò la città nel Seicento

Roberta Barba
Storico dell'arte
  • 7 aprile 2020

San Michele, patrono di Caltanissetta

Come i palermitani che invocano la Santuzza, ovvero Santa Rosalia, che già nel 1623 salvò Palermo dalla peste, anche i nisseni, in questi giorni, implorano il loro Santo Patrono.

«Portiamo in processione virtuale i due patroni della città di Caltanissetta, affinché possano fermare questa tremenda pandemia come è stato fatto per la peste del 1625 da San Michele Arcangelo. Invialo ai tuoi contatti. Grazie». Questo messaggio gira nelle chat di Facebook e Whatsapp di tanti nisseni da quando l’emergenza Covid-19 costringe tutti a rimanere a casa.

Caltanissetta ha due patroni e i nisseni li invocano entrambi. Eppure il Santo che sconfisse la peste nel 1625 fu proprio San Michele, che i nisseni proclamarono patrono della città. Di fatti, il primo patrono della città di Caltanissetta è stato il Cristo Nero, noto tutt’oggi come Signore della città, per l’appunto, al quale i nisseni sono ancora molto devoti.



A partire dal 1625, in seguito ad un episodio che vide come protagonista Francesco Giarratana, un frate cappuccino, al quale apparve l’arcangelo Michele, annunciandogli che avrebbe protetto Caltanissetta. Infatti, l’8 maggio del 1625 San Michele apparve in città per impedire l’ingresso di un appestato, sconfiggendo in questa maniera la peste e diventando patrono di Caltanissetta, per acclamazione dei fedeli.

Nei giorni successivi all’apparizione e alla conseguente proclamazione, Stefano Li Volsi, scultore di Nicosia, realizzò la statua del Santo, ma non riusciva a scolpirne il volto. Si narra, infatti, che dopo aver realizzato diversi bozzetti, si recò in chiesa per pregare quando si addormentò e al suo risveglio trovò sull’altare una testa già scolpita così bella da sembrare “opera degli angeli”.

I nisseni chiesero l’intercessione di San Michele anche il 28 dicembre 1908, giorno in cui un terribile terremoto distrusse la città di Messina e gran parte della Sicilia orientale. Caltanissetta non fu colpita e proprio in segno di ringraziamento i nisseni decisero di portare in processione San Michele, accompagnato dall’Immacolata e dal Redentore, i cosiddetti “Tre Santi”.

Ogni anno, poi, il 29 settembre, festa del Santo Patrono, le strade della città sono colme di devoti, molti dei quali fanno il viaggio scalzi dietro il fercolo per chiedere una grazia o per grazia ricevuta.

Oggi più che mai, i nisseni sentono il bisogno di invocare l’aiuto di San Michele, pertanto all’ingresso del portone principale della Cattedrale è stato esposto un banner raffigurante il Santo Patrono e sul sagrato della Chiesa di San Michele è stata esposta la statua, in segno di protezione della città.

Il popolo nisseno chiede a gran voce l’aiuto del Santo con la preghiera “Glorioso Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti, difendici contro tutti i nostri nemici visibili e invisibili e non permettere mai che cadiamo sotto la loro crudele tirannia.”
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