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A Palermo c'è un club che ha resistito al tempo e alle mode: gli anni magici del Malaluna

È il locale più longevo della città ed è un punto di riferimento per tante generazioni. Frutto della visone di Ezio Gonzales che aveva anche una "strategia" per aiutare le band sconosciute: scoraggiare l'ingresso di parenti e amici

  • 27 luglio 2021

Chi è stato giovane fra il 1987 e il 2020 quasi sicuramente sarà andato almeno una volta al Malaluna, lo storico locale in Viale Resurrezione, attualmente il più longevo in città, importante punto di riferimento per le generazioni che oggi hanno 40-60 anni e tuttora molto popolare fra i più giovani.

Nato come live club - questa la sua unica veste per circa vent'anni – ha ospitato i concerti di tutti gli artisti locali e di tanti gruppi emergenti sia italiani che stranieri. In seguito ha cambiato pelle più volte adattandosi ai tempi ed ha accolto le nuove generazioni trasformandosi da live club a locale da ballo.

Alla serata d’apertura, il 28 maggio 1987, si esibirono Le Cozze, inaugurando anche la formula dei concerti in due tempi, con una pausa per favorire l’attività del bar. L’ingresso era riservato ai soci, che in breve divennero tantissimi: una clientela eterogenea, molto più che altrove, unita dall’amore per la musica e per l’ambiente tipico dei club.



Rispetto agli altri locali notturni della città il Malaluna aveva un’identità precisa, sia perché era l’unico a proporre quotidianamente musica dal vivo che per l’atmosfera divertente ma tranquilla. Una tappa obbligata non solo per gli appassionati di musica ma anche per tanti palermitani, che finalmente avevano un luogo dove trovare contenuti e leggerezza e un locale gestito con cura ed attenzione, con la voglia di offrire alla città qualcosa che mancava e dove non c’era spazio per i rissosi e per chi voleva creare problemi.

Il Malaluna era un luogo magico, non si andava solo ad assistere ai concerti, ma si “viveva” la musica come un momento di incontro e partecipazione, uno scambio continuo di emozioni fra il palcoscenico e la platea. Anche il rapporto fra artisti e spettatori era particolare, dopo il concerto si fermavano a chiacchierare insieme e, applaudendo o criticando, si contribuiva attivamente a decidere la sorte dei gruppi.

Varcata la soglia, sul muro campeggiava il programma dei successivi quindici giorni, mentre, poiché ancora non esisteva internet, si portavano a casa i preziosi foglietti con il calendario del mese, promemoria per i live preferiti. La zona al chiuso è tuttora il cuore del locale, mentre nei mesi estivi ci si spostava nel grande spazio all’aperto con il secondo palcoscenico.

Fondatore e timoniere, dall’apertura ad oggi, è Ezio Gonzales, imprenditore visionario e appassionato, che racconta «All'inizio non avevo un'idea precisa ma ho avuto fortuna, perché sono arrivato in un momento in cui la generazione che usciva la sera aveva voglia di qualcosa di nuovo, che non fosse solo bar, discoteca o ritrovo per comitive; avevo acquistato l’impianto e poiché avevo gestito due locali e conoscevo i musicisti, fu naturale iniziare con i live e andò subito bene».

Autentica fucina per tanti musicisti, il Malaluna ha formato talenti e tenuto a battesimo tanti progetti, i componenti dei gruppi spesso si mescolavano fra loro, perfetti “scambisti” che sperimentavano insieme combinazioni diverse e talvolta sorprendenti.

Ben presto arrivarono gli artisti più famosi, fra cui Negrita, Daniele Silvestri, Avion Travel, Modena City Ramblers, Mario Biondi, Bandabardò, Elio e le storie tese (nel 1990, serata presentata da Mario Caminita, ndr): alcuni tornavano spesso a suonare e il Malaluna diventò un riferimento importante per la musica live in Sicilia.

«Nei primi dieci anni ogni sera era una soddisfazione – ricorda Gonzales – lavoravamo con passione e ci divertivamo tanto, il locale era sempre strapieno, aprivamo alle 22 ma già alle 19 eravamo tutti lì perché ci piaceva stare insieme. Anche gli artisti di passaggio a Palermo, Bennato, Graziani e altri, venivano a trovarci per l’atmosfera piacevole e apprezzavano la qualità dei live.

Il mio obiettivo era fare divertire la gente e dare la possibilità di vedere dei gruppi assolutamente sconosciuti che però potevano comunicare qualcosa ed emozionare. Volevo che gli artisti si confrontassero con un pubblico vero e, al contrario di ciò che accadeva altrove, scoraggiavo l'ingresso di parenti e amici, li spronavo, dicevo così se ti applaudono è perché sei bravo».

I migliori musicisti palermitani, qualunque genere suonassero, al Malaluna erano di casa. «Il rapporto con loro era bellissimo - racconta Ezio - c'era molto dialogo, insistevo affinché venissero ad ascoltare gli altri, li invitavo alla crescita e al confronto, a volte litigavamo e spesso diventavano amici, infatti sono andato al matrimonio di tanti di loro».

Poi arrivò Arezzo Wave e la possibilità di scegliere fra i migliori gruppi emergenti italiani e, grazie ad alcune segnalazioni da Londra, anche la decisione di ospitare gruppi dall’Inghilterra. «Ammortizzavo le spese grazie ad un accordo con un’agenzia privata di charter, ad una villa a Mondello con 14 posti letto e tre bagni dove ospitavo gli artisti ed anche ai rapporti eccezionali con altri locali in tutta la Sicilia, a cui proponevo i concerti, garantendo più serate agli artisti e riducendo così i costi per tutti».

La villa di Mondello era un luogo molto ambito. Per i fortunati che erano invitati significava aver fatto amicizia con gli artisti e trascorrere momenti straordinari perché spesso si improvvisavano meravigliose feste post-concerto, con jam session, spaghettate notturne e lunghe chiacchierate. Gli stessi artisti, normalmente ospitati in hotel, la ricordano con piacere: era la ciliegina sulla torta preparata da qualcuno che sapeva rendere l’ospitalità un momento da ricordare.

Sul palcoscenico del Malaluna, realizzato e rimasto sempre a forma di trapezio, cosicché il palco fosse visibile da tutto il locale e anche i musicisti vedessero tutti, sono saliti davvero in tanti e alcuni sono diventati beniamini del pubblico: fra questi Jummo e i mocassini, Le Cozze, Sandro Pantano, Buba's band, Maurizio Giordano, Daria Biancardi, Plein air, Cirrone, allora minorenni e quindi sempre accompagnati dai genitori.

Ci sono stati anche dei successi irripetibili come quello dei Rivisitors, nati dall’idea di sperimentare una rilettura in chiave ironica di un ampio repertorio e sempre acclamati dal pubblico, grazie alla qualità musicale eccellente ed alla grande ironia di tutti i componenti.

«Ovviamente non potevamo aspettarci una risposta di questo tipo - afferma Marcello Mandreucci, fra i fondatori della band - all’inizio è stato un appuntamento da testare con gli amici più stretti e invece abbiamo suonato per ben dodici anni, il martedì e il mercoledì, proponendo un viaggio musicale diverso ogni settimana e mettendo insieme la professionalità con l’ironia. Sul palco ospitavamo tanti amici e colleghi e abbiamo fatto da stimolo per altri progetti.

Ricordo che fra prove e spettacoli i Rivisitors ci impegnavano tantissimo, mettendo a dura prova la pazienza delle rispettive famiglie, ma eravamo ripagati dal pubblico che ci accoglieva sempre con il pienone».

La selezione all’ingresso, per molto tempo affidata a Tommaso Di Palma e Michele Gallo, mirava a creare un’ambiente piacevole, non si privilegiava una tipologia di pubblico, non si badava al ceto o alla disponibilità economica, ma alla voglia di stare bene e divertirsi senza creare problemi.

Al Malaluna si sono formate centinaia di coppie e tante amicizie fra persone che magari non si frequentano ma hanno tuttora legami moto forti e si è anche formato un pubblico con una discreta cultura musicale. Dopo tanti anni, l'avvicendarsi di generazioni con gusti ed esigenze diverse portò al primo cambiamento, avvenuto fra il 1997 e il 1998, quando i frequentatori degli inizi erano ormai cresciuti e non uscivano ogni sera, alla fine del concerto la gente andava via e il locale si svuotava.

«Era diventato difficile sopravvivere solo con i live - spiega Gonzales - la richiesta dei giovani era cambiata e io, che avevo sempre vietato le serate danzanti, anche per una questione di autorizzazioni, ho ceduto aggiungendo a fine serata un dj che proponesse una musica particolare che si potesse ballare, poi, circa quattro anni fa, ci siamo accorti che il concerto non aveva più l’appeal di una volta e abbiamo detto basta, ospitando i live saltuariamente e concentrandoci sulla discoteca.

Abbiamo resistito proprio perché ci siamo saputi adeguare, abbiamo seguito i tempi e non le mode e siamo andati incontro alle nuove generazioni».

A Palermo c’è grande riconoscenza per l’immenso lavoro di Ezio e fra le particolarità del Malaluna c’è anche l’aver mantenuto sempre la stessa proprietà, unica concessione l’ingresso in società, nel ‘98 di Davide Speciale, «un partner fondamentale, anche se il nostro rapporto è un continuo compromesso - afferma Ezio sorridendo - perché io sono il sognatore e lui quello concreto, un eccellente amministratore che ha permesso di resistere tanti anni e - aggiunge - della riconoscenza non mi sono mai interessato, su facebook ho cinquemila amici della vecchia generazione che mi vogliono bene e questo mi basta, ma credo di dovermi scusare con coloro con i quali sono stato scortese e qualche volta arrogante».

Nell’ultimo periodo anche il Malaluna ha sospeso la propria attività a causa del covid e attende di riaprire, probabilmente a settembre, con un progetto rinnovato. «Dopo tanti anni in cui è di moda frequentare il centro storico ci siamo accorti che molta gente non vuole più andarci - spiega Gonzales - perché trova una situazione sgradevole, in mano a persone arroganti e anche violente, quindi tenteremo di riportare da noi un pubblico che preferirebbe tornare a divertirsi lontano dal centro e in un ambiente più controllato.

Speriamo in un locale di nuovo stimolante ma sereno, com’è stato per i primi vent’anni, perché è vero che ho lavorato tanto ed anche affrontato e superato molti problemi, ma grazie al Malaluna mi sono talmente divertito che posso dire di aver vissuto vent’anni speciali».

Speranza condivisa con tanti palermitani, perché il Malaluna rappresenta un periodo magico rimasto nella memoria ed ha anche innescato un fermento musicale, avvicinando tanti giovani ad un divertimento sano. La riapertura sarà quindi l’occasione per ritrovarsi e rivivere una nuova possibilità di svago in un ambiente piacevole.
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