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Villa Deliella, una ferita aperta: il progetto per restituire il gioiello Liberty a Palermo

Distrutta nel pieno del Sacco di Palermo, è uno dei simboli di un periodo buio nella storia della città, che oggi torna al centro della "visione" di Andrea Speziali

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 28 gennaio 2026

Nella nostra splendida città, esistono luoghi che non smettono di parlare anche quando vengono cancellati. Villa Deliella è uno di questi. Distrutta nel pieno del Sacco di Palermo, simbolo di una ferita ancora aperta nella storia urbana e culturale della città, oggi torna al centro del dibattito non come nostalgia sterile, ma come possibilità concreta di rinascita.

A immaginarla è Andrea Speziali, tra i massimi esperti di Liberty in Italia, artista, studioso e divulgatore instancabile di quella stagione modernista che a Palermo ha trovato una delle sue espressioni più alte. Classe 1988, Speziali ha costruito negli anni un percorso raro per profondità e visione: dottorato all’Accademia di Belle Arti di Urbino, partecipazioni a fiere e rassegne internazionali - dalla Biennale di Venezia all’Affordable Art Fair di Amsterdam - decine di libri, mostre, conferenze in Europa e un lavoro costante di censimento, tutela e divulgazione attraverso il portale Italia Liberty, fondato nel 2014.

Un impegno che lo ha portato spesso a denunciare l’abbandono e la distruzione del patrimonio Liberty italiano, come nel caso emblematico di Villa Zanelli a Savona, restituita alla città dopo anni di battaglie culturali. È da questa esperienza, ma soprattutto da un legame profondo con Palermo, che nasce l’idea di un intervento sul suolo di Villa Deliella: non una ricostruzione, non un museo tradizionale, ma un’opera viva, accessibile, capace di trasformare l’assenza in racconto. Infatti il suo progetto si configura come un’istallazione artistica permanente, in cui l’acqua diventa elemento narrativo e vitale, insieme a giochi di luci e forme.

Per Speziali, Palermo deve imparare a fare i conti con le proprie ferite senza rimuoverle. «Palermo è la capitale del Liberty italiano per la bellezza dei colori, delle produzioni e dei suoi grandi protagonisti, da Ernesto Basile a Ettore De Maria Bergler. Ma il capitolo triste del Sacco di Palermo fa parte della nostra identità: non va rimpianto, va vissuto come traccia di storia per non commettere più gli stessi errori». Villa Deliella, con la sua torretta iconica, il bovindo, quel sogno floreale del modernismo europeo dei primi del Novecento, diventa così emblema di una bellezza perduta che chiede di essere rielaborata, non imitata.

L’area su cui sorgeva la villa, oggi silenziosa, «grida il desiderio di rivivere un’atmosfera di bellezza», spiega Speziali, chiarendo subito un punto fondamentale: «Questo non significa ricostruire l’edificio tale e quale. Anche perché è tecnicamente impossibile. Il valore di Palermo sta nel sapersi reinventare, nel raccontare la propria storia- bella e tragica - e trasformarla in una vetrina contemporanea, viva, internazionale». Da qui nasce il progetto: un’installazione artistica permanente che prende avvio dall’unico segno autentico rimasto, il perimetro originario della villa, ancora leggibile a filo del suolo. Da quella traccia prende forma una grande vasca d’acqua, una fontana perimetrale che rende visibile ciò che non c’è più. Al suo interno, una struttura “anima” in metallo - acciaio, rame, ferro battuto, alluminio - disegna nello spazio i volumi principali dell’edificio: la torretta, il bovindo, le partiture architettoniche.

«È un sogno modernista restituito in forma contemporanea - racconta Speziali -. Un’opera concepita per resistere nel tempo, che non si attraversa ma si contempla, come un’immagine. La natura, centrale nel Liberty, torna al centro anche qui: piante rampicanti marine e acquatiche si intrecciano alle strutture metalliche, recuperando idealmente le facciate». L’acqua e la luce diventano elementi narrativi: di giorno riflettono lo spazio, di sera lo trasformano in un organismo luminoso, vibrante, in dialogo con la città e con il fronte del porto. Non un monumento statico, dunque, ma un simbolo.

«Un po’ come la Tour Eiffel all’epoca dell’Esposizione universale - osserva Speziali -. In questo caso è Villa Deliella che torna in vita come simbolo del Liberty siciliano e come memoria concreta del Sacco di Palermo». L’artista è netto nel rifiutare l’idea di un museo del Liberty sul sito: «Lo trovo banale e impraticabile. Il Liberty dà il meglio di sé nelle ville, negli spazi urbani, non dentro una teca. I capolavori sono già in collezioni pubbliche e private, riunirli è impossibile». Piuttosto, immagina un luogo capace di accogliere eventi, performance, incontri: un appuntamento quotidiano con la bellezza, fruibile giorno e notte. E non esclude, in una visione più ampia di riqualificazione, soluzioni funzionali come un parcheggio sotterraneo, in un dialogo possibile tra estetica e utilità urbana.

Alla domanda se questo modello possa essere replicato altrove, Speziali risponde senza esitazioni: «No, no e no. Quest’opera nasce per Villa Deliella. Ogni luogo ha una storia diversa. Replicare un’idea del genere altrove sarebbe una sciocchezza». La forza del progetto sta proprio nella sua unicità, nella relazione strettissima con lo spazio, la memoria, il contesto. Eppure, il messaggio è universale. Perché il Liberty, spesso percepito come fragile o "scomodo" da tutelare, può diventare motore di futuro. «Ristrutturare un edificio Liberty è complesso, le decorazioni sono fragili, richiedono competenze e investimenti. Ma la luce, l’illuminazione, la cura delle superfici esterne possono trasformare Palermo in un museo a cielo aperto. Palermo è una città multicolore, e questa sua identità va protetta».

La bellezza, per Speziali, non è un lusso ma una responsabilità. Guardando avanti, l’installazione su Villa Deliella diventa allora anche un messaggio alle nuove generazioni. «Spezzare il linguaggio tra antico e moderno significa creare un simbolo. Non solo un’opera d’arte, ma un monito: ricordare il passato non vuol dire restare fermi, vuol dire non ripetere gli stessi errori».

In un Paese che spesso fatica a valorizzare l’arte contemporanea e a dialogare con la tecnologia, l’educazione e la cultura diventano strumenti fondamentali per cambiare mentalità. Se Villa Deliella tornerà a essere vissuta, Palermo potrà riscoprirsi più vitale, più internazionale, più consapevole della propria unicità. Non una copia di altri modelli europei, ma «una vetrina unica, mai vista altrove».

Una fenice urbana che rinasce non dalle macerie, ma dalla memoria. E forse, proprio da qui, Palermo può ricominciare a raccontarsi al futuro.
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