A Palermo ci andavi per i pub ma ora cambia volto: come si trasforma via Candelai
Un’area che sembra passare ciclicamente dalla rinascita al degrado, e poi di nuovo da capo: oggi prova a rinascere grazie a un nuovo progetto di riqualificazione
Via Candelai a Palermo
Un’area che sembra passare ciclicamente dalla rinascita al degrado, e poi di nuovo da capo: capace negli anni di incarnare prima la ripartenza del cuore della città, poi la sua deriva, e oggi un nuovo tentativo di riscrittura.
Investimenti privati, pedonalizzazione, nuovi locali e un’idea diversa di spazio pubblico stanno provando a cambiarne il volto, trasformandola in un laboratorio di rigenerazione, con un cambio di passo deciso: meno consumo veloce, più cura.
La giunta comunale ha approvato il Patto di collaborazione “Riqualificazione Santamarina”, un accordo tra pubblico e privato che riguarda proprio le due strade recentemente pedonalizzate e che introduce un modello di gestione condivisa dello spazio urbano. Non è un progetto di trasformazione radicale, ma si colloca in un contesto già in movimento, in cui alcuni imprenditori hanno rilevato ex pub e locali della movida per riconvertirli in ristoranti, bistrot e nuovi spazi ibridi tra cultura e intrattenimento.
Un intervento diffuso, fatto di azioni piccole e quotidiane: pulizia, manutenzione, fioriere, attenzione agli spazi. Tutto a carico del soggetto proponente, la società Santamarina Luxury Suites, senza costi per il Comune. Un modello che si inserisce dentro il regolamento sui beni comuni approvato nel 2023 e che punta a rendere stabile quella cura che spesso, in centro storico, resta intermittente.
È dentro questa dimensione, apparentemente minima, che si apre una questione più ampia. Il punto, infatti, non è più raccontare cosa è stata via Candelai, ma capire cosa può diventare. Ed è proprio qui che il Patto prova a intervenire, senza proclami ma con un indirizzo preciso.
Nel racconto dell’amministrazione questo è il diciannovesimo accordo di collaborazione attivato, e per il sindaco Roberto Lagalla rappresenta un passaggio che va oltre il singolo intervento: un modo per «migliorare concretamente la qualità dello spazio pubblico e rafforzare il senso di appartenenza», sperimentando allo stesso tempo una strada pedonale in cui a caratterizzare l’esperienza non siano solo consumo e intrattenimento, ma anche arti e artigianato.
È però nella lettura dell’assessore Maurizio Carta che il progetto prende una forma più netta, quasi programmatica. L’idea è quella di uno spazio pubblico da attivare e co-gestire, un bene comune accessibile senza soglie e capace di generare bellezza e convivialità, ma anche sicurezza e qualità urbana.
«Non si tratta solo di inserire arredi ed elementi vegetali - spiega - ma di costruire nuove alleanze tra cittadini, imprese e amministrazione», dentro una visione in cui «la rigenerazione nasce dalla responsabilità condivisa con gli imprenditori privati e anche quelli sociali e solidali per proporre una “via delle arti e dell’artigianato” che dimostri che lungo l’asse Maqueda e le sue arterie un modello diverso è possibile, più equilibrato ma altrettanto accogliente per cittadini e turisti».
Nel concreto, oltre alla manutenzione e alla pulizia, il progetto prevede l’installazione di fioriere lungo i percorsi pedonali - mantenendo però un varco carrabile di almeno tre metri per i mezzi di soccorso - e un sistema di monitoraggio semestrale per valutare l’impatto in termini di vivibilità, qualità urbana e valore civico generato. Una durata fissata in quattro anni, abbastanza lunga da capire se questo modello può davvero funzionare.
Perché è proprio qui il nodo. Via Candelai e via del Celso non sono solo due strade da sistemare, ma uno dei punti più sensibili delle trasformazioni del centro storico. E ogni intervento, anche il più leggero, finisce per incidere su un equilibrio fragile, fatto di interessi diversi e spesso in tensione.
Ed è proprio su questo equilibrio che si giocherà la partita. Perché rigenerare non significa solo rendere uno spazio più curato, ma decidere anche chi può abitarlo, attraversarlo, riconoscersi dentro. E in un centro storico che cambia così velocemente, la linea tra cura e sostituzione resta sottile: tanto da chiedersi se questa trasformazione riuscirà davvero a tenere insieme chi c’è sempre stato e chi sta arrivando, o se finirà, ancora una volta, per lasciare qualcuno fuori.
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