Chi dorme non piglia pesci (neanche la carta d'identità) a Palermo: ancora caos negli uffici
C'è chi si sveglia all'alba per lavorare. E poi ci sono i palermitani, che si alzano alle 5 di mattina per mettersi in fila per la carta d'identità: una mattina al Comune
Fila per la carta d'identità (foto Balarm)
Palermo si trova nel pieno di una corsa contro il tempo imposta dallo Stato: entro il 3 agosto tutti i cittadini dovranno essere dotati di CIE, la nuova carta d'identità elettronica. In una nota del Comune di Palermo, pubblicata già il 15 ottobre 2025, si legge che a partire dal 3 agosto di quest’anno la carta di identità cartacea cesserà di avere validità. Una scadenza reale, con conseguenze reali. E una macchina comunale che, prevedibilmente, non regge l'urto.
Il sistema funziona così: la mattina il Comune riceve solo chi ha prenotato online. Peccato che le prenotazioni online sono sospese da più di due mesi e i comuni limitrofi che offrono il servizio, non appena si clicca sulla data disponibile, non forniscono alcun orario possibile. Nel frattempo, il 3 agosto si avvicina.
Il pomeriggio, invece, è riservato a chi fa il turno fisico, presentarsi di persona, fare la fila e sperare che il proprio numero venga chiamato prima della chiusura degli sportelli. Di tutte le persone che giornalmente si radunano di fronte i comuni, infatti, soltanto circa una ventina avranno il “privilegio” di avere finalmente accesso alla pratica.
Tutti gli altri? Tornano il prossimo pomeriggio disponibile. Fino ad adesso, i pomeriggi disponibili sono stati martedì e giovedì, da poche settimane, vista l’affluenza, è stato aggiunto anche il venerdì. A partire dal mese di giugno, invece, i comuni apriranno tutti i pomeriggi. Il risultato è che decine di cittadini si presentano alle cinque del mattino per assicurarsi un posto in una fila che aprirà ore dopo, per un appuntamento che arriverà nel pomeriggio. Cinque di mattina. Per un documento.
«Sono arrivato questa mattina alle 5.00, ho trovato un turno affisso con due persone già segnate, mi reputo fortunato e segno il mio nome e quello dei miei familiari. Sono terzo, dovrei essere fuori di qui per le 15.00», racconta a Balarm uno dei tanti cittadini in coda al municipio della IV Circoscrizione.
Alle 6.00 è arrivato un addetto alla portineria che ha trovato una decina di utenti spaesati, in attesa. Mezz’ora dopo eravamo già 25, il numero massimo di persone che possono svolgere la pratica. La gente però continua ad arrivare. Alcuni sono già al secondo o terzo tentativo».
All’apertura degli uffici, sono gli stessi impiegati a dire ai cittadini di non iscrivere più nessuno: «Per le 6.50 è arrivata un’impiegata del municipio, dopo aver detto che sarebbe meglio chiudere il turno poiché non si possono servire più di 25 persone, ci invita a non allontanarci, ricordando a tutti che il turno è fisico».
Poco dopo, si apre il cancello e le persone in fila possono entrare e sedersi su dei muretti che fungono da sedili di fortuna.
Intorno alle 12.00 comincia ad arrivare la nuova ondata di cittadini che provano ad accedere al servizio, rimanendo sbalorditi nel sentire che il turno è già al completo. Tutti si pongono spesso la stessa domanda :«Ma uno che al mattino lavora e sceglie di venire il pomeriggio, come può mettersi a turno sin dalle prime ore del giorno?».
C'è qualcosa di profondamente grottesco in tutto questo: la carta d'identità elettronica si ottiene facendo la fila alle prime luci dell'alba, come si faceva ottant'anni fa per il pane. Il paradosso sarebbe comico, se non fosse che in quella fila ci sono anziani, lavoratori che sacrificano un giorno di ferie, genitori che devono fare a turno per stare con i propri figli e persone che non possono permettersi di tornare una seconda volta.
A Palermo il tema delle file agli uffici pubblici non è una novità. Ma stavolta la pressione è diversa: c'è una data che incombe, c'è una sanzione implicita per chi non si adegua, e c'è una città intera che si scopre impreparata, ma per l'ennesima discrepanza tra le ambizioni di un decreto e la capacità reale di eseguirlo.
Palermo si arrangia. Il personale è ridotto e il punto non è condannare chi lavora agli sportelli — spesso la prima vittima di un sistema che non funziona — bensì chiedersi perché ogni volta, ci si accorga del problema solo quando la scadenza è già alle porte.
Nel frattempo, davanti agli sportelli comunali, la fila cresce. Qualcuno ha portato il caffè in thermos. Qualcun altro uno sgabello pieghevole. C'è persino chi ha scaricato un libro sul telefono. Palermo si adatta, come sempre. Ma adattarsi non dovrebbe essere l'unica risposta.
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