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Abbandonata, violentata e derubata: a due passi da Catania c'è una chiesa "invisibile"

Un tempio sacro profanato fino allo stremo dall'azione indisturbata di un gruppo di ladri che hanno portato via tutto un paio di anni fa: oggi la chiesa è murata e inagibile

  • 7 giugno 2020

La chiesa abbandonata vista dall'esterno (foto di Cristiano La Mantia)

Completamente murata, inagibile e resa inaccessibile dagli infiniti tubi delle impalcature in ferro che ne ricoprono, quasi ad avvolgerla tutta, la facciata esterna e che s’intrecciano come a voler segnare il tragitto da far seguire con gli occhi, proprio come quando si è intenti a trovare il bandolo della matassa di un gomitolo di lana in disuso da tempo.

Abbandonata e poi violentata. Questa, in breve, è la storia di questo luogo di culto che si trova in un piccolo comune siciliano, poco distante dalla provincia di Catania. Un tempio sacro profanato fino allo stremo dall’ingresso indisturbato di un gruppo di ladri che, insieme alla religiosa spiritualità di questa chiesa, hanno portato via tutto un paio di anni fa.

La chiesa, inoltre, per la sua struttura originaria è considerata un’autentica testimonianza delle chiese rurali del Settecento siciliano e che oggi è ridotta, niente più e niente meno, che una piccionaia.

Ad accorgersi del furto fu il parroco di allora. Dopo aver raggiunto dall’esterno il campanile, probabilmente arrampicandosi dall’esterno, è iniziato l’abominio: hanno asportato alcune parti marmoree pregiate dall’altare, hanno distrutto il marmo che racchiudeva il tabernacolo di tradizione acese, alcune balaustre in ferro, le croci di legno, l’acquasantiera e una campana.



Ma, a festa finita, ci si è accorti poi del grande assente: l’originale del quadro settecentesco raffigurante la Patrona - alla quale è intitolata la stessa chiesa - anch’esso è stato rubato.

A scovare e fotografare questa vittima dell’abbandono e della dimenticanza è stato il fotografo catanese Cristiano La Mantia, co-fondatore del collettivo fotografico Liotrum Urbex Sicilia, che descrive così le condizioni della chiesa fantasma.

«Una piccionaia, così è ridotta questa chiesa pericolante e abbandonata – dice Cristiano La Mantia -. Una frattura sotterranea la attraversa e la rende inagibile, svariati gli interventi di messa in sicurezza e i carotaggi effettuati del sottosuolo ma, ad oggi, è e rimane totalmente chiusa.

Negli anni si sono susseguite varie ruberie che ormai la rendono spoglia delle sue antichità. La luce filtrata dalle finestre è colorata dagli affreschi dipinti su di esse, un'atmosfera triste pensando che un tempo questo era un luogo di aggregazione, di solidarietà e pace, mentre ora è l’impero dei piccioni».

Una vecchia leggenda, inoltre, avvolge la memoria di questa chiesa defraudata: si racconta che un pastore, fuggito all’attacco dei saraceni e salendo lungo il torrente dalla spiaggia, si fosse rifugiato in un grosso cespuglio proprio vicino al luogo dove oggi sorge la chiesa.

Si narra che i saraceni, arrivati sul posto, abbiano volontariamente incendiato il cespuglio per condannare così a morte il pastore fuggitivo e farlo morire bruciato tra le fiamme. Ma leggenda vuole che, grazie alla protezione della Patrona della chiesa, quel pastore riuscì miracolosamente a sfuggire alla doppia insidia del nemico saraceno e del fuoco che ardeva, guadagnando così la libertà.

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