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Abiti, pigiami e "scappaletto": nella Palermo (di una volta) il corredo era Bellanca&Amalfi

Erano gli anni del boom economico e aumentava la voglia di fare acquisti e vestire di classe. Il negozio di piazza Verdi era un fiore all'occhiello per eleganza e qualità

Valentina Frinchi
Freelance in comunicazione e spettacolo
  • 24 novembre 2023

Il negozio "Bellanca&Amalfi" in piazza Verdi a Palermo

"Uno come il sole, due come gli sposi, tre come come i Re Magi, quattro come i nonni, cinque come i negozi - uno stile nell'abbigliamento e nella casa!". Recitava così un manifesto di Bellanca&Amalfi, il negozio di piazza Verdi a Palermo, la cui apertura risale alla metà degli anni '50.

Qui si potevano trovare cose belle ma costose. Se volevi vestire bene, trovavi Bellanca&Amalfi per tutta la famiglia.

La Palermo di quel tempo era una città in pieno boom economico con tanta voglia di "consumi" e desiderio di vestire di classe. In realtà "Bellanca & Amalfi" era un gruppo formato da cinque negozi sparsi per la città.

Oltre alla sede di piazza Verdi il gruppo comprendeva: "La Scaletta" ("L'eleganza dei bimbi sognata dalle mamme"), "Market" ("Mille proposte per rendere più bella e più comoda la vostra casa"), "Harper" ("Cento negozi in uno: arredamento, moda, regali, giocattoli. novità"), "Kent" ("La boutique di alta moda per l'uomo di classe").
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Tutti in via Ruggero Settimo, il salotto di Palermo. Davanti al negozio a due passi dal Teatro Massimo era situata una gran bella fontana accuratamente recintata. Un fiore all'occhiello per eleganza e qualità in un periodo storico in cui si andava alla ricerca della garanzia, del capo fatto per bene, elegante, esclusivo.

Mamme e figlie, donne e bambine, erano le clienti più affezionate per l'acquisto dell'intimo come le camicie da notte abbinate con lo "scappaletto" ovvero la vestaglia leggera spesso rifinita in pizzo o in altri merletti preziosi.

Per le spose ma anche per le prime comunioni acquistare un capo firmato "Bellanca&Amalfi" era una grande opportuità in termini di prestigio ed alta classe.

Certe mamme, le più facoltose, amavano acquistare diversi articoli da corredo per le figlie, da conservare per quando sarebbero state in età da marito.

Nel gruppo Facebook "Palermo di una volta", si leggono ricordi come quello di Mariella Patania: «Conservo in ottimo stato delle camicie da notte ricamate di ottima qualità di 45 anni fa come nuove»; oppure Salvatore Vasi: «Conservo ancora un berretto all'inglese acquistato da Bellanca e Amalfi oltre 50 anni fa, ancora in buono stato» e Lea de Gregorio: «come dimenticare il negozio di Bellanca e Amalfi? Ricordo benissimo come se fosse ora il mio cappottino verde, mi faceva sentire grande, importante!».

Maria Pia Mazzola ricorda, invece, così: «Mio fratello ed io abbiamo sfilato con gli abiti de "I soldatini" di Bellanca & Amalfi con mago Zurlì. Mia zia Sara lavorava come capo reparto del corredo, quanto tempo è passato!», Rosi Ferrara ricorda : «Ho ancora delle collane comprate da mia madre con la scatola e il marchio Bellanca & Amalfi».

Su uno scorcio di giornale datato "Domenica 13 Ottobre 1957" si legge «Bellanca e Amalfi invita il pubblico alla sede di Piazza Verdi con Libero ingresso in tutti i reparti per osservare e indossare cappotti, abiti e impermeabili».

Senza dubbio sono i primi anni di attività e questa è stata una delle prime opere pubblicitarie per attirare la curiosità dei nuovi clienti.

E anche nel giornalino "Topolino" si poteva leggere una pagina pubblicitaria che recitava così: «Bellanca&Amalfi regala a tutti i ragazzi che si faranno accompagnare nei suoi negozi preferibilmente con questa pagina un soldatino», un invito a conoscere lo stile anche per i ragazzi nei negozi di via Ruggero Settimo con i mitici "soldatini" raffigurati in omaggio.

Al posto dello storico negozio di piazza Verdi c'è adesso una banca, ma in quel punto è rimasta la memoria di una Palermo per bene di oltre 60 anni or sono che ha distribuito eleganza e classe nelle vetrine e nei ricordi delle famiglie benestanti che hanno avuto il prestigio di viverle.
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