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Addio Gioacchino Cataldo, ultimo rais di Favignana: un pezzo di storia delle Egadi

Gioacchino Cataldo muore a 76 anni, 33 passati a pescare tonni nelle Egadi, nel 2003 venne riconosciuto come patrimonio culturale dell'umanità

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 21 luglio 2018

Gioacchino Cataldo, ultimo rais di Favignana (foto di Romualdo Guerzoni)

Fa’ buon viaggio papà. Anche se non ci è dato di sapere dove sei diretto, siamo sicuri che stai andando in un posto bellissimo dove potrai finalmente lasciarti cullare dalle onde del mare e riposare: riposare in quel mare che hai tanto amato e che è stato per te lavoro, sacrifici, passione, vita.

Sono parole tratte dalla bellissima e straziante lettera con cui Antonella e Pino salutano per l'ultima volta Gioacchino Cataldo, ultimo rais di Favignana, morto a 76 anni la notte del 21 luglio dopo avere combattuto per mesi con una brutta malattia. La storia di Gioacchino è strettamente legata alle isole Egadi e allo Stabilimento Florio di Favignana, dove inizia infatti a lavorare giovanissimo. Fa il tonnaroto per 33 anni e nel 1996 diventa rais, il capo dei pescatori.

Resterà rais per 11 anni, nel periodo più difficile della storia della tonnara di Favignana, cioè fino al 2007, l’anno dell’ultima mattanza e nel 2003 viene riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale dell'umanità.



Durante una delle ultime interviste disse: «La tonnara è vita, c'è il sangue ma non è uno spettacolo di morte, è una pesca. Io ho pescato il tonno perché o lo pescavo io o sarei dovuto andare via da questa terra, ma il tonno è mio amico. Quando ero piccolo vedevo mio padre che pescava i tonni, ma non potevo sapere che la pesca del tonno avesse tanta adrenalina, l'ho scoperto sulla mia pelle quando anche io ho cominciato a partecipare alla mattanza. Allora però c'era il rispetto, oggi purtroppo non c'è più rispetto per niente».

Gioacchino Cataldo, saluta la sua Favignana e se va portando con sé un pezzo di storia di questa bellissima isola che lui ha amato con tutto il cuore. Ci lascia una persona perbene, onesta e generosa, una persona d’altri tempi, un personaggio controverso, sicuramente non perfetto ma che in tutte le vicende della sua vita ci ha sempre messo la faccia e il cuore. Un uomo che ha vissuto la sua vita intensamente.

Ti voglio bene papà, - continua la lettera dei figli - più di quanto tu possa immaginare e ti ringrazio per avermi insegnato ad amare la vita, ad avere rispetto delle persone ma anche a pretendere rispetto, a mantenere a debita distanza le persone negative dando invece tutto il mio cuore a chi mi offre un piccolo pezzetto del suo; ti ringrazio per avere trasmesso a noi figli il tuo forte senso del dovere e della responsabilità e l’idea che ogni successo si ottiene solo attraverso grandi sacrifici.

Fatti accarezzare ancora una volta sul viso, - concludono i figli - una carezza delicata come quelle che amavi farmi tu e sta sereno: non ti tormenterò più con i continui “come stai” perché adesso so che stai bene.
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