Al Nord era il ragazzo dell'Apecannolo, poi la tragedia: Francesco torna nella sua Palermo
In Veneto col fratello inventò l'Apecannolo. Francesco Fecarotta è morto il 4 luglio scorso e torna nella sua città natale, tra parenti e amici, per l'ultimo saluto
Francesco Paolo Fecarotta
«Chiù scuru ri menzannotti un po’ fari». Era la frase che Francesco Paolo Fecarotta ripeteva ogni volta che qualcosa andava storto. Un modo per convincere sé stesso e chi gli stava accanto che, anche nei momenti più difficili, prima o poi le cose si sarebbero sistemate.
«Mi dispiace contraddirti», gli scrive oggi il fratello Giovanni. «Chiù scuru di mezzanotte può fare. E questo buio lo stiamo vivendo adesso».
Dentro queste poche righe c’è molto del loro rapporto. C’è l’intesa di due fratelli capaci di affrontare la quotidianità con una battuta, di alleggerire anche i momenti più complicati e di trasformare quella stessa leggerezza in un modo di stare in mezzo agli altri.
Quando Balarm raccontò Apecannolo, nel 2023, la storia sembrava parlare soprattutto di un’idea originale: un’Ape Piaggio trasformata in una piccola bottega itinerante che portava il cannolo siciliano nelle piazze del Veneto.
In realtà, dietro quel progetto, c’era molto di più. C’erano due fratelli. C’erano chilometri percorsi fianco a fianco, giornate di lavoro, fiere di paese, sorrisi condivisi con i clienti e quella complicità che solo certi legami sanno trasformare in un’impresa. Oggi quella storia torna sulle nostre pagine nel modo più doloroso.
Francesco non c’è più. Si è spento il 4 luglio scorso, a soli 37 anni, in un tragico incidente stradale nel quale ha perso la vita anche la compagna Jessica Laface, che, come racconta Giovanni, «amava moltissimo». Lascia una bambina di quattro anni, Chloe, una famiglia profondamente unita e centinaia di persone che in queste settimane hanno sentito il bisogno di condividere un episodio, un incontro, un frammento di vita trascorso con lui.
È proprio da quei ricordi che emerge il ritratto di Francesco. C’è chi lo aveva conosciuto tra amici, chi sul lavoro, chi durante una festa o davanti a quella piccola Ape rossa. Per molti era “il ragazzo dell’Apecannolo”, quello che accoglieva i clienti dietro il banco e riusciva subito a coinvolgere chiunque si fermasse. Ma chi lo aveva incontrato sapeva che i dolci siciliani erano soltanto una parte della storia.
«Per noi i cannoli erano soltanto una scusa», racconta il fratello. «La nostra Ape non è mai stata solo un’attività: era un modo per stare insieme, conoscere persone, creare legami e regalare sorrisi. Ed era possibile perché lo facevamo insieme». È probabilmente questa la frase che racconta meglio chi fosse Francesco. Non soltanto un giovane imprenditore siciliano che aveva costruito la propria vita lontano da casa, ma un fratello che aveva condiviso un sogno diventato, negli anni, parte della vita di centinaia di persone. Ogni tappa di Apecannolo era un incontro.
Ogni cliente diventava spesso una conoscenza. E quel progetto, nato quasi per gioco, era riuscito a conquistare amministrazioni, associazioni, eventi e una comunità che aveva imparato ad aspettare l'arrivo di quell'Ape rossa come si aspetta un volto familiare.
Francesco era l’anima di quel modo di stare in mezzo alla gente. «Ha saputo farsi volere bene da tutti», dice Giovanni. «Con la sua semplicità. Con il suo sorriso. Con quel modo unico di scherzare, di improvvisare una battuta anche nei momenti più impensabili, di trasformare una semplice attesa davanti a un cannolo in un momento di allegria».
Aveva la capacità di mettere chiunque a proprio agio. Lo faceva con naturalezza, anche nelle giornate più lunghe e faticose. E lo stesso tratto appartiene anche a Giovanni, che persino dentro un dolore così profondo riesce a raccontare il fratello con l'ironia che li ha sempre accompagnati, un'espressione in dialetto e parole capaci di aprire, per un istante, uno spiraglio tra le lacrime.
In queste settimane, la famiglia Fecarotta ha ricevuto un affetto andato oltre ogni immaginazione. Sono arrivati messaggi da amici, clienti, colleghi, sostenitori del progetto e da chi aveva incrociato Francesco magari una sola volta.
«Ci ha insegnato una cosa senza nemmeno accorgersene», dice Giovanni. «La ricchezza più grande non sono le cose che possediamo, ma il bene che lasciamo nelle persone. E lui ne ha lasciato tantissimo». Quel bene oggi si misura negli abbracci, nelle lacrime, nelle parole affidate alla famiglia e nelle storie che continuano a riaffiorare. È il segno di quanto Francesco fosse riuscito a entrare nella vita degli altri attraverso gesti semplici, senza bisogno di mettersi al centro.
Il futuro di Apecannolo, adesso, resta sospeso. Giovanni non nasconde di non sapere se e quando riuscirà a ripartire. Perché quella piccola Ape non era semplicemente un lavoro da portare avanti: era un’avventura condivisa, e «senza Francesco nulla potrà essere come prima».
Ma dentro l’incertezza c’è anche una promessa. «Quando troverò la forza di ripartire, lo farò anche per lui», spiega. «Perché ogni tappa, ogni sorriso e ogni cannolo possano continuare a raccontare chi era e quanto bene ha lasciato in questa terra che lo ha accolto e che oggi lo piange come un figlio».
Nei prossimi giorni Francesco tornerà definitivamente nella sua Palermo, la città che non aveva mai smesso di sentire come casa e che Giovanni richiama in una delle frasi più intime: «Farò di tutto per portarti al mare, a me casa vicino 'o mari, come dicevi tu».
L'ultimo saluto sarà celebrato lunedì 20 luglio alle 10.30 nella chiesa di Valdesi, a Mondello, dove familiari, amici e quanti hanno conosciuto Francesco potranno accompagnarlo in questo ritorno.
A nome della famiglia Fecarotta è arrivato anche un ultimo messaggio rivolto a chi vorrà essere presente: «La vostra presenza sarà per noi un grande conforto e il modo più bello per rendere omaggio al suo ricordo». E forse il modo più fedele per sentirlo ancora vicino è proprio quello raccontato da chi gli è stato accanto: immaginarlo davanti alla sua Ape rossa, magari questa volta affacciata sul mare di Palermo, pronto a scherzare con un cliente, a chinarsi verso un bambino incuriosito, a trasformare un semplice cannolo in un’esperienza.
Perché, come dice Giovanni, chi è stato amato così profondamente non se ne va mai davvero. Continua a vivere nelle persone che ha reso felici, negli occhi di sua figlia, nelle storie che verranno raccontate e in tutto ciò che, da oggi, parlerà ancora di Francesco.
«Mi dispiace contraddirti», gli scrive oggi il fratello Giovanni. «Chiù scuru di mezzanotte può fare. E questo buio lo stiamo vivendo adesso».
Dentro queste poche righe c’è molto del loro rapporto. C’è l’intesa di due fratelli capaci di affrontare la quotidianità con una battuta, di alleggerire anche i momenti più complicati e di trasformare quella stessa leggerezza in un modo di stare in mezzo agli altri.
Quando Balarm raccontò Apecannolo, nel 2023, la storia sembrava parlare soprattutto di un’idea originale: un’Ape Piaggio trasformata in una piccola bottega itinerante che portava il cannolo siciliano nelle piazze del Veneto.
In realtà, dietro quel progetto, c’era molto di più. C’erano due fratelli. C’erano chilometri percorsi fianco a fianco, giornate di lavoro, fiere di paese, sorrisi condivisi con i clienti e quella complicità che solo certi legami sanno trasformare in un’impresa. Oggi quella storia torna sulle nostre pagine nel modo più doloroso.
Francesco non c’è più. Si è spento il 4 luglio scorso, a soli 37 anni, in un tragico incidente stradale nel quale ha perso la vita anche la compagna Jessica Laface, che, come racconta Giovanni, «amava moltissimo». Lascia una bambina di quattro anni, Chloe, una famiglia profondamente unita e centinaia di persone che in queste settimane hanno sentito il bisogno di condividere un episodio, un incontro, un frammento di vita trascorso con lui.
È proprio da quei ricordi che emerge il ritratto di Francesco. C’è chi lo aveva conosciuto tra amici, chi sul lavoro, chi durante una festa o davanti a quella piccola Ape rossa. Per molti era “il ragazzo dell’Apecannolo”, quello che accoglieva i clienti dietro il banco e riusciva subito a coinvolgere chiunque si fermasse. Ma chi lo aveva incontrato sapeva che i dolci siciliani erano soltanto una parte della storia.
«Per noi i cannoli erano soltanto una scusa», racconta il fratello. «La nostra Ape non è mai stata solo un’attività: era un modo per stare insieme, conoscere persone, creare legami e regalare sorrisi. Ed era possibile perché lo facevamo insieme». È probabilmente questa la frase che racconta meglio chi fosse Francesco. Non soltanto un giovane imprenditore siciliano che aveva costruito la propria vita lontano da casa, ma un fratello che aveva condiviso un sogno diventato, negli anni, parte della vita di centinaia di persone. Ogni tappa di Apecannolo era un incontro.
Ogni cliente diventava spesso una conoscenza. E quel progetto, nato quasi per gioco, era riuscito a conquistare amministrazioni, associazioni, eventi e una comunità che aveva imparato ad aspettare l'arrivo di quell'Ape rossa come si aspetta un volto familiare.
Francesco era l’anima di quel modo di stare in mezzo alla gente. «Ha saputo farsi volere bene da tutti», dice Giovanni. «Con la sua semplicità. Con il suo sorriso. Con quel modo unico di scherzare, di improvvisare una battuta anche nei momenti più impensabili, di trasformare una semplice attesa davanti a un cannolo in un momento di allegria».
Aveva la capacità di mettere chiunque a proprio agio. Lo faceva con naturalezza, anche nelle giornate più lunghe e faticose. E lo stesso tratto appartiene anche a Giovanni, che persino dentro un dolore così profondo riesce a raccontare il fratello con l'ironia che li ha sempre accompagnati, un'espressione in dialetto e parole capaci di aprire, per un istante, uno spiraglio tra le lacrime.
In queste settimane, la famiglia Fecarotta ha ricevuto un affetto andato oltre ogni immaginazione. Sono arrivati messaggi da amici, clienti, colleghi, sostenitori del progetto e da chi aveva incrociato Francesco magari una sola volta.
«Ci ha insegnato una cosa senza nemmeno accorgersene», dice Giovanni. «La ricchezza più grande non sono le cose che possediamo, ma il bene che lasciamo nelle persone. E lui ne ha lasciato tantissimo». Quel bene oggi si misura negli abbracci, nelle lacrime, nelle parole affidate alla famiglia e nelle storie che continuano a riaffiorare. È il segno di quanto Francesco fosse riuscito a entrare nella vita degli altri attraverso gesti semplici, senza bisogno di mettersi al centro.
Il futuro di Apecannolo, adesso, resta sospeso. Giovanni non nasconde di non sapere se e quando riuscirà a ripartire. Perché quella piccola Ape non era semplicemente un lavoro da portare avanti: era un’avventura condivisa, e «senza Francesco nulla potrà essere come prima».
Ma dentro l’incertezza c’è anche una promessa. «Quando troverò la forza di ripartire, lo farò anche per lui», spiega. «Perché ogni tappa, ogni sorriso e ogni cannolo possano continuare a raccontare chi era e quanto bene ha lasciato in questa terra che lo ha accolto e che oggi lo piange come un figlio».
Nei prossimi giorni Francesco tornerà definitivamente nella sua Palermo, la città che non aveva mai smesso di sentire come casa e che Giovanni richiama in una delle frasi più intime: «Farò di tutto per portarti al mare, a me casa vicino 'o mari, come dicevi tu».
L'ultimo saluto sarà celebrato lunedì 20 luglio alle 10.30 nella chiesa di Valdesi, a Mondello, dove familiari, amici e quanti hanno conosciuto Francesco potranno accompagnarlo in questo ritorno.
A nome della famiglia Fecarotta è arrivato anche un ultimo messaggio rivolto a chi vorrà essere presente: «La vostra presenza sarà per noi un grande conforto e il modo più bello per rendere omaggio al suo ricordo». E forse il modo più fedele per sentirlo ancora vicino è proprio quello raccontato da chi gli è stato accanto: immaginarlo davanti alla sua Ape rossa, magari questa volta affacciata sul mare di Palermo, pronto a scherzare con un cliente, a chinarsi verso un bambino incuriosito, a trasformare un semplice cannolo in un’esperienza.
Perché, come dice Giovanni, chi è stato amato così profondamente non se ne va mai davvero. Continua a vivere nelle persone che ha reso felici, negli occhi di sua figlia, nelle storie che verranno raccontate e in tutto ciò che, da oggi, parlerà ancora di Francesco.
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