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Alla tecnologia e al caos ha preferito Erice (e il telaio): Sergio, il giovane che realizza tappeti

Ha 28 anni e porta avanti l'antica tradizione di famiglia, ma la sua è stata soprattutto una scelta di vita. Mentre i giovani vanno via, Sergio vuole rimanere in Sicilia

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 1 dicembre 2021

Sergio La Sala

Nel cuore di Erice, uno dei luoghi più affascinanti della Sicilia, frequentato da turisti provenienti da tutto il mondo, vive un ragazzo di 28 anni che si dedica alla tessitura, Sergio La Sala, portando avanti l'antica tradizione di famiglia.

Su quel promontorio magico, ricco di storia, che ha visto susseguirsi tanti popoli, dai Greci ai Normanni e così via, Sergio ha il suo laboratorio/negozio dal 2016 e chiunque, passando, può guardarlo lavorare. Mentre i giovani si dedicano alla tecnologia, Sergio ritorna alla manualità del telaio.

Oltre a trattarsi di una scelta lavorativa inconsueta, è soprattutto una scelta di vita. Mentre i giovani vanno via, Sergio vuole rimanere ad Erice: «Vivere ad Erice non è una cosa naturale, è una scelta, bisogna scegliere, io ho scelto di vivere qui. Si vive in una dimensione diversa, non ci sono rumori, sono amante di Erice. Qui ho sempre fatto le estati, ma prima di aprire l'attività vivevo a Trapani», racconta.



La tessitura è una tradizione della famiglia paterna di Sergio, soprattutto delle donne, ma anche degli uomini: ''non ho inventato niente'', dice Sergio sorridendo. Realizzando tappeti, dietro a un telaio, Sergio abbatte anche i vecchi stereotipi di genere che ancora sopravvivono.

Inizia l'attività per gioco, per caso, col telaio di una zia: «Non è difficile ma ci vuole tanta pazienza, è una cosa che mi rilassa molto», racconta, «ho sempre visto fare, sono sempre stato molto curioso e ho fatto tante domande, la tecnica la conoscevo».

Così la tessitura da semplice gioco diventa il lavoro vero e proprio di Sergio e dal 2016 gestisce il suo negozio/laboratorio, dove oggi ci sono due telai: «Uno era di mia zia, i telai o li butti o li dai a qualche pazzo come me, perché un telaio prende una stanza», racconta sorridendo.

Nel Natale 2015 fa la sua prima ''uscita pubblica'' col telaio, trasportandolo all'interno di una casetta del mercatino di Natale: «Ha suscitato clamore che un giovane di sesso maschile si dedicasse al telaio. È solo un pregiudizio, per esempio nella zona nordafricana è più un lavoro maschile, quindi è ''normale'' vedere uomini che tessono», racconta.

La tessitura è nata come hobby casalingo ad Erice: «Ad Erice in ogni casa c'era il telaio per i tappeti multicolor, molto poveri, per gli usi più disparati (davanti la cucina, la porta), oppure per tappezzare il pavimento per evitare la dispersione del calore», racconta.

Oggi il tappeto ericino è un vero e proprio oggetto di abbellimento ma anche una ''lezione'' di riciclo: «Con la nascita dell'Erice turistica è nato il tappeto ericino come complemento d'arredo. Ha delle forme geometriche... inizialmente era un riciclo casalingo. Oggi io seguo il filone del riciclo a gradi diversi, compro una fettuccia, in gergo ''pezza'', che è scarto di produzione delle industrie tessili. Compro solo cotone, tinte in filo (significa che non è stata tinta la stoffa già tessuta, ma il
filo, così non si perde la tinta)», racconta.

Oggi, insomma, l'utilizzo è prettamente ornamentale: il tappeto ericino funge da centrotavola, da quadro, anche in base anche alle misure. Così Sergio, insieme al suo telaio, conduce un'esistenza lontana dal caos cittadino: «La condicio sine qua non era quella di rimanere qui, nonostante fosse una scelta difficile», racconta, con una saggezza che sembra quella di una persona in là con gli anni, eppure non ha nemmeno trent'anni.
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