Allarme carburante dagli aerei ai trasporti: proteste in Sicilia contro guerra e rincari
Il conflitto in Iran e l'ombra di una crisi energetica mondiale: preoccupazione per i voli estivi e per l'aumento generale dei prezzi. Sabato manifestazione a Sigonella
Il conflitto in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz e l'ombra di una crisi energetica mondiale. È l'attuale scenario che tiene banco e spaventa l'Europa anche in vista della stagione estiva. Da un lato la scarsità di cherosene, che mette a rischio l'operativa di alcuni aeroporti, dall'altro il caro-benzina e gasolio che rischia di fare lievitare nelle prossime settimane i costi dei trasporti e di conseguenza anche i prezzi dei beni, tra cui quelli di prima necessità.
Nelle ultime ore a preoccupare è soprattutto la scarsità di cherosene per gli aerei, tanto che alcuni voli potrebbero anche essere a rischio. Il primo scalo ad avere difficoltà è stato quello di Brindisi, che ieri (lunedì di Pasquetta) si è ritrovato con "scorte limitate" da riservare solo ai voli di emergenza nazionali, Sar e ospedalieri.
Oltre a Brindisi (dove il presidente degli aeroporti della Puglia ha detto che il rifornimento di cherosene è in arrivo in queste ore), sono altri 6 gli aeroporti che stanno razionando il carburante: Milano Linate, Venezia, Treviso, Bologna, Reggio Calabria e Pescara.
Negli aeroporti siciliani, in particolare quelli di Palermo e Catania, la situazione non sarebbe preoccupante. «All’aeroporto internazionale Falcone Borsellino di Palermo al momento non si riscontrano criticità sull’approvvigionamento di carburante per aviazione Jet A1».È quanto afferma Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo. L’operatività dei voli non ha subito conseguenze. Pur in un contesto di monitoraggio della situazione, che richiede comunque un approccio prudenziale, siamo costantemente in contatto con i nostri fornitori e operatori al fine di garantire tempestiva reattività ed evoluzioni nella fornitura del carburante», concludono dalla società di gestione.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla: «Il Comune segue con la massima attenzione l’evolversi della situazione legata all’approvvigionamento di carburante per il trasporto aereo, che sta interessando il contesto nazionale e internazionale. In queste ore sono stato costantemente in contatto con i vertici della Gesap per monitorare ogni sviluppo e garantire un aggiornamento tempestivo. Allo stato attuale, l’operatività dello scalo Falcone Borsellino non sta subendo conseguenze e i voli proseguono regolarmente. Continueremo a seguire la situazione con la massima prudenza e responsabilità, pronti a intervenire qualora si rendesse necessario», conclude il sindaco.
Non si registrano criticità neanche negli aeroporti di Catania e Comiso. La Sac, guidata da Nico Torrisi, alla stampa locale ha ribadito che che le difficoltà sarebbero legate più al traffico intenso nel periodo pasquale che al blocco dello Stretto di Hormuz. Stessa tesi che nelle scorse ore ha sostenuto anche l'Enac, che ritiene che la scarsità di carburante non sia legata al conflitto in Medio Oriente.
La questione "voli" preoccupa soprattutto nel lungo periodo, ossia in vista delle prossime vacanze estive. Ryanair ha fatto sapere che sarebbe a rischio il 25% delle scorte, proprio tra maggio e giugno. A "Sky News" l'amministratore delegato Michael O'Leary ha dichiarato che «Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture. Ma se, invece, la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale, forse il 10%, il 20% o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno».
Come sottolinea Assoviaggi, il turismo organizzato italiano continua a subire forti pressioni a causa del perdurare delle tensioni sui mercati energetici e del rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, fattori che incidono direttamente sui costi del trasporto aereo e, di conseguenza, sull’offerta dei pacchetti di viaggio.
Una combinazione di fattori che rischia di tradursi in un aumento strutturale dei costi operativi lungo tutta la filiera del turismo organizzato, con effetti diretti sui prezzi dei biglietti aerei, sulla programmazione dei pacchetti viaggio e sulla capacità di spesa delle famiglie, in una fase cruciale di avvicinamento alla stagione turistica.
«Il turismo organizzato sta continuando a subire una doppia penalizzazione: carburante su livelli molto elevati e un dollaro forte che aggrava ulteriormente i costi per le imprese italiane - dichiara Gianni Rebecchi, Presidente di Assoviaggi Confesercenti - Le agenzie di viaggio e i tour operator non possono essere chiamati ad assorbire indefinitamente shock di origine internazionale. Senza interventi mirati, il rischio concreto è una nuova contrazione della domanda e un indebolimento dell’intera filiera».
A preoccupare, nell'immediato, sono anche i prezzi di benzina, diesel (gasolio) e Gpl in costante aumento. Secondo il listino prezzi medi dei carburanti, aggiornato a martedì 7 aprile, in Sicilia la benzina è a 1,80 euro al litro, il gasolio/diesel a 2,14 euro e il Gpl a 0,78. Il diesel è quello che registra l'aumento maggiore, finendo ormai per superare il costo della benzina.
Inevitabili le ripercussioni sui trasporti e di conseguenza anche sui prezzi dei beni. Allarme della Cgil Sicilia per i rincari, tant’è che il sindacato ha scritto al presidente della Regione, Renato Schifani, per sollecitare un confronto sulle misure da mettere in campo per alleviare il peso del caro- carburante per i lavoratori e per le loro famiglie.
La Cgil chiede anche di estendere il ricorso allo smart working nel pubblico impiego. «Sabato prossimo (11 aprile, ndr) – afferma Mannino - saremo a Sigonella per la pace, per dire no all’utilizzo della base e di altre infrastrutture ai fini militari e per manifestare tutto il nostro allarme anche per le conseguenze economiche nel nostro Paese e in Sicilia del conflitto in Medio Oriente e del suo protrarsi. Ci auguriamo che le ragioni della protesta trovino la più ampia condivisione anche in sede istituzionale».
Mannino aggiunge: «Non ci stiamo a vedere la Sicilia trasformata in piattaforma logistica per una guerra folle e ingiusta come tutte le guerre - afferma - della quale pagano le conseguenze pure civili e innocenti, che potrebbe avere conseguenze sotto il profilo della sicurezza anche per la Sicilia e i cui contraccolpi economici si vedono già. Il nostro Paese - sottolinea il segretario della Cgil - rischia una crisi profonda, la recessione. E a pagarne le conseguenze saranno i soggetti e i territori più deboli, come la Sicilia. I rincari si vedono già - osserva Mannino - la crisi energetica è alle porte, per i cittadini, si prospettano disagi e difficoltà economiche».
Mannino sottolinea che «sono dunque tante e si intrecciano le ragioni per fare sentire forte la nostra voce, partecipando in massa alla manifestazione di sabato, confermando la tradizione pacifista della nostra regione nel mese dell’anniversario della grande manifestazione del 1982 a Comiso contro i missili Cruise promossa da Pio La Torre ucciso poi dalla mafia il 30 aprile dello stesso anno. Ma è chiaro - sottolinea Mannino - che quella di sabato non sarà una manifestazione celebrativa, ma un’iniziativa concreta per dire che c’è una Sicilia che dice No alla guerra e si ribella alla prospettiva di pagarne i prezzi, una Sicilia che deve alzare la testa e rendere visibile il proprio dissenso».
Nelle ultime ore a preoccupare è soprattutto la scarsità di cherosene per gli aerei, tanto che alcuni voli potrebbero anche essere a rischio. Il primo scalo ad avere difficoltà è stato quello di Brindisi, che ieri (lunedì di Pasquetta) si è ritrovato con "scorte limitate" da riservare solo ai voli di emergenza nazionali, Sar e ospedalieri.
Oltre a Brindisi (dove il presidente degli aeroporti della Puglia ha detto che il rifornimento di cherosene è in arrivo in queste ore), sono altri 6 gli aeroporti che stanno razionando il carburante: Milano Linate, Venezia, Treviso, Bologna, Reggio Calabria e Pescara.
Negli aeroporti siciliani, in particolare quelli di Palermo e Catania, la situazione non sarebbe preoccupante. «All’aeroporto internazionale Falcone Borsellino di Palermo al momento non si riscontrano criticità sull’approvvigionamento di carburante per aviazione Jet A1».È quanto afferma Gesap, la società di gestione dell’aeroporto di Palermo. L’operatività dei voli non ha subito conseguenze. Pur in un contesto di monitoraggio della situazione, che richiede comunque un approccio prudenziale, siamo costantemente in contatto con i nostri fornitori e operatori al fine di garantire tempestiva reattività ed evoluzioni nella fornitura del carburante», concludono dalla società di gestione.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla: «Il Comune segue con la massima attenzione l’evolversi della situazione legata all’approvvigionamento di carburante per il trasporto aereo, che sta interessando il contesto nazionale e internazionale. In queste ore sono stato costantemente in contatto con i vertici della Gesap per monitorare ogni sviluppo e garantire un aggiornamento tempestivo. Allo stato attuale, l’operatività dello scalo Falcone Borsellino non sta subendo conseguenze e i voli proseguono regolarmente. Continueremo a seguire la situazione con la massima prudenza e responsabilità, pronti a intervenire qualora si rendesse necessario», conclude il sindaco.
Non si registrano criticità neanche negli aeroporti di Catania e Comiso. La Sac, guidata da Nico Torrisi, alla stampa locale ha ribadito che che le difficoltà sarebbero legate più al traffico intenso nel periodo pasquale che al blocco dello Stretto di Hormuz. Stessa tesi che nelle scorse ore ha sostenuto anche l'Enac, che ritiene che la scarsità di carburante non sia legata al conflitto in Medio Oriente.
La questione "voli" preoccupa soprattutto nel lungo periodo, ossia in vista delle prossime vacanze estive. Ryanair ha fatto sapere che sarebbe a rischio il 25% delle scorte, proprio tra maggio e giugno. A "Sky News" l'amministratore delegato Michael O'Leary ha dichiarato che «Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture. Ma se, invece, la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale, forse il 10%, il 20% o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno».
Come sottolinea Assoviaggi, il turismo organizzato italiano continua a subire forti pressioni a causa del perdurare delle tensioni sui mercati energetici e del rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, fattori che incidono direttamente sui costi del trasporto aereo e, di conseguenza, sull’offerta dei pacchetti di viaggio.
Una combinazione di fattori che rischia di tradursi in un aumento strutturale dei costi operativi lungo tutta la filiera del turismo organizzato, con effetti diretti sui prezzi dei biglietti aerei, sulla programmazione dei pacchetti viaggio e sulla capacità di spesa delle famiglie, in una fase cruciale di avvicinamento alla stagione turistica.
«Il turismo organizzato sta continuando a subire una doppia penalizzazione: carburante su livelli molto elevati e un dollaro forte che aggrava ulteriormente i costi per le imprese italiane - dichiara Gianni Rebecchi, Presidente di Assoviaggi Confesercenti - Le agenzie di viaggio e i tour operator non possono essere chiamati ad assorbire indefinitamente shock di origine internazionale. Senza interventi mirati, il rischio concreto è una nuova contrazione della domanda e un indebolimento dell’intera filiera».
A preoccupare, nell'immediato, sono anche i prezzi di benzina, diesel (gasolio) e Gpl in costante aumento. Secondo il listino prezzi medi dei carburanti, aggiornato a martedì 7 aprile, in Sicilia la benzina è a 1,80 euro al litro, il gasolio/diesel a 2,14 euro e il Gpl a 0,78. Il diesel è quello che registra l'aumento maggiore, finendo ormai per superare il costo della benzina.
Inevitabili le ripercussioni sui trasporti e di conseguenza anche sui prezzi dei beni. Allarme della Cgil Sicilia per i rincari, tant’è che il sindacato ha scritto al presidente della Regione, Renato Schifani, per sollecitare un confronto sulle misure da mettere in campo per alleviare il peso del caro- carburante per i lavoratori e per le loro famiglie.
La Cgil chiede anche di estendere il ricorso allo smart working nel pubblico impiego. «Sabato prossimo (11 aprile, ndr) – afferma Mannino - saremo a Sigonella per la pace, per dire no all’utilizzo della base e di altre infrastrutture ai fini militari e per manifestare tutto il nostro allarme anche per le conseguenze economiche nel nostro Paese e in Sicilia del conflitto in Medio Oriente e del suo protrarsi. Ci auguriamo che le ragioni della protesta trovino la più ampia condivisione anche in sede istituzionale».
Mannino aggiunge: «Non ci stiamo a vedere la Sicilia trasformata in piattaforma logistica per una guerra folle e ingiusta come tutte le guerre - afferma - della quale pagano le conseguenze pure civili e innocenti, che potrebbe avere conseguenze sotto il profilo della sicurezza anche per la Sicilia e i cui contraccolpi economici si vedono già. Il nostro Paese - sottolinea il segretario della Cgil - rischia una crisi profonda, la recessione. E a pagarne le conseguenze saranno i soggetti e i territori più deboli, come la Sicilia. I rincari si vedono già - osserva Mannino - la crisi energetica è alle porte, per i cittadini, si prospettano disagi e difficoltà economiche».
Mannino sottolinea che «sono dunque tante e si intrecciano le ragioni per fare sentire forte la nostra voce, partecipando in massa alla manifestazione di sabato, confermando la tradizione pacifista della nostra regione nel mese dell’anniversario della grande manifestazione del 1982 a Comiso contro i missili Cruise promossa da Pio La Torre ucciso poi dalla mafia il 30 aprile dello stesso anno. Ma è chiaro - sottolinea Mannino - che quella di sabato non sarà una manifestazione celebrativa, ma un’iniziativa concreta per dire che c’è una Sicilia che dice No alla guerra e si ribella alla prospettiva di pagarne i prezzi, una Sicilia che deve alzare la testa e rendere visibile il proprio dissenso».
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