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Anche in Sicilia un tempo si tagliavano le teste: la (ritrovata) ghigliottina nissena

Veniva impiegata per le condanne e le esecuzioni capitali. Una delle decapitazioni maggiormente documentate risale al 1865 di cui viene fatta una descrizione dettagliata

Anna Rita Donisi
Appassionata di cultura e comunicazione
  • 10 ottobre 2021

Se siete dei fan incontrastati dell'ancien régime ed avete sempre avuto un debole per "il rasoio nazionale" francese e le storie ad esso collegate, questa fa per voi.

Lo so vi ha incuriosito come è capitato a me, pensare a Monsieur Joseph Ignace Guillotin, medico e politico, deputato portavoce da cui prende il nome quel nuovo "meccanismo semplice" pensato per i condannati a morte di cui lui stesso elogiò i pregi dicendo "con la mia macchina vi farò saltare la testa in un batter d'occhio e non soffrirete affatto".

Guillotin fu eletto nel primo Maggio 1789 fra 10 deputati di Parigi e gli Stati Generali. Uno dei suoi primi atti,come uomo politico, fu la petizione dei cittadini abitanti a Parigi, petizione con la quale si chiedeva al re e agli Stati Generali che il voto fosse per testa anziché per Stato, fu sempre lui che rientrava tra i firmatari del giuramento della pallacorda e che presentò articoli di modifica del codice penale che riguardavano le modalità di esecuzione della pena capitale.



Ebbene digressioni a parte, nel cuore della Sicilia bisogna fare attenzione alle sfumature basse perché c'è un rasoio del tutto speciale: una ghigliottina.

La ghigliottina Nissena, ritrovata quasi per caso, era nei magazzini del Comune di via Tricomi è oggi oggetto di un'importante operazione di recupero, che coinvolge la Soprintendenza ai beni culturali che ha offerto i locali del complesso di Santa Maria degli Angeli ed è impiegata anche dal punto di vista della collaborazione scientifica sugli interventi, il recupero è sostenuto dal Lions club di Caltanissetta e dal Comune del capoluogo.

Fu utilizzata fino a metà del XIX secolo come quella di Trapani presente al museo Pepoli. Veniva impiegata per le condanne e le esecuzioni capitali, come si può leggere da documenti dell'archivio di stato, stando agli atti della Gran corte criminale, di cui Caltanissetta era sede,in cui sono documentate con nomi e cognomi le esecuzioni dei malcapitati.

Parliamo della Caltanissetta del 1819 e probabilmente la ghigliottina era posta in fondo a via Angeli non a caso infatti nella chiesa di Santa Domenica che era da quelle parti, c'era una tradizione sin dal 1500 lì si ricordavano le anime dei corpi decollati.

Culto molto antico e continuò fino all'800. Nei documenti si fa riferimento ai frati cappuccini della chiesa e le esecuzioni venivano probabilmente effettuate dov'è oggi il vecchio ospedale Vittorio Emanuele. Una delle decapitazioni maggiormente documentate risale al 1865 di cui viene fatta una descrizione dettagliata in cui si racconta che « il 22 agosto del 1865 alle 6 antimeridiane nel piano dei cappuccini un po' più sotto della sepoltura del convento dei padri, furono decapitate due persone provenienti da Castrogiovanni».

Per l'esecuzione veniva montato una specie di palco. Era uno spettacolo lugubre che doveva impressionare la popolazione, affinché restasse da monito il rispetto della legge per evitare la sentenza incontrovertibile, dettata dalla lama.

La figura affascinante dei confrati, del culto di Santa Domenica fa da cornice al contesto, loro assistevano i condannati a morte prima dell'esecuzione e poi provvedevano alla sepoltura, come testimoniano gli storici nisseni Alesso e Mulè Bertolo. Facendo degli scavi come tramandano gli storici, durante i lavori svolti nel tentativo di ricostruzione della chiesa, vennero trovati diversi scheletri con indosso delle medaglie simbolo dei condannati a morte per impiccagione o per decapitazione che poi ricevevano sepoltura nelle adiacenze della chiesa della Santa.

Francesco Alberoni nella sua opera "Valori"del 1993 riferendosi alla ghigliottina dice che i rivoluzionari francesi hanno perfezionato il metodo dell'Inquisizione per eliminare le idee erronee con il metodo più semplice, quello di tagliare le teste che le contengono [...] Parlando della ghigliottina come lo strumento del progresso della ragione, per ogni testa che cadeva spiega Alberoni - moriva una vecchia idea e si creava lo spazio per una nuova.

Le teste al posto dei sillogismi, in tempi in cui anche le idee sono rarità, risveglia parecchia curiosità, dubbi e riflessioni. Sarà di certo attrazione affascinante e testimonianza di una delle pagine più scure della storia di questa città e della Sicilia intera.
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