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Arriva in Sicilia da bambina e non la lascia più, Nerina Toci: "Mi ricorda la mia Albania"

Tra le più interessanti giovani fotografe contemporanee, Nerina vive tra Palermo e Milano. I suoi scatti hanno come sfondo la Sicilia decadente e segreta. Ecco la sua storia

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 15 aprile 2021

Nerina Toci

La Sicilia decadente e segreta fa da sfondo alle fotografie di Nerina Toci, classe '88, albanese e siciliana d'adozione. L'artista, molto riservata, scatta principalmente sui Nebrodi, luoghi caratterizzati da grazia, inquietudine e mistero.

Nerina ci confessa che ama i paesini e i luoghi sperduti siciliani: «La Sicilia è una parte molto importante, ha lo stesso sentimento che mi porto dentro, è molto decadente. Ci sono delle cose che apparentemente possono sembrare anonime, come alcuni paesini sperduti, invece hanno un vissuto estremo».

L'artista arriva in Sicilia da bambina: «Mi sono trasferita quando avevo nove anni qui in Sicilia, dove vivono anche i miei. Mi ricorda molto l'Albania, che per me è un sogno», ci racconta. Dal bianco e nero che dona eternità alle immagini, suo tratto distintivo, emergono figure rituali, in una Sicilia enigmatica, scenografia perfetta nella sua sacralità.

Attraverso tratti e luoghi quasi segreti, si muove la mano delicata e al contempo potente di Nerina, tra le più interessanti giovani fotografe contemporanee. Nerina Toci vive tra Palermo e Milano, inizia a fotografare nel 2015; negli anni espone in Italia, Albania e Cile.



Nel 2017 esce il suo primo libro, edito da Navarra, ''L'immagine è l'unico ricordo che ho'', con la prefazione di Letizia Battaglia. Nel 2020 pubblica il secondo progetto, ''Un seme di collina'', una raccolta di fotografie scattate tra il 2017 e il 2020.

Il libro, edito da Fondazione Mudima, è a cura di Davide Di Maggio, con testi di Achille Bonito Oliva, Lorand Hegyi, Dominique Stella e anche della stessa Nerina. Il leitmotiv dell'opera è l'indagine del ''reale'', portata avanti attraverso lo studio del corpo femminile e della natura.

Nonostante i temi complessi affrontati dalla sua arte, la sua è una ricerca semplice, basata sulle emozioni: «Non lavoro sul corpo a livello concettuale, il corpo mi interessa perché manifesta le sensazioni. Quello che mi preme attraverso il corpo è raggiungere l'idea, la sensazione, l'emozione», ci racconta.

Nerina, affascinata dalla vita solitaria e riparata, per quattro anni ha fotografato una donna di nome Marianna, che ha scelto di vivere isolata: «Ho conosciuto Marianna, una donna che ha deciso di vivere la sua vita in solitudine, di allontanarsi dalla vita frenetica. Vive sui Nebrodi, completamente isolata, immersa nella natura», ci racconta.

All'inizio Nerina era più presente nelle sue fotografie, in una dolorosa ricerca interiore, oggi si focalizza invece sui corpi degli altri: «Ho iniziato a volgere lo sguardo verso l'alterità per distaccarmi dalla mia immagine. Lo sfinimento verso me stessa mi ha portato a focalizzarmi sugli altri, perché ho sperimentato molto, è stata una parte dolorosa», ci racconta.

Un elemento fondamentale delle sue immagini è la luce, a volte cinematografica, a volte pittorica, che ricorda le atmosfere di Hitchcock, Bergman, Kubrick e altri. Il lirismo di un'espressione quasi angelica viene distrutto a tratti da particolari inspiegabili, che fanno ripiombare chi guarda nella crudezza della realtà.

La violenza del bianco domina la densità del nero: «Fotografo a colori e poi trasformo in bianco e nero. L'unica cosa interessante che permette il digitale è la possibilità di trasformare le immagini. Il bianco e nero è drammatico, perché fa parte dell'origine del discorso», ci racconta l'artista.

La sua ricerca artistica si svolge attraverso la voglia di trovare l'universale, è un viaggio tra immagini e poesia: «Amo molto la poesia, Rilke è stato fondamentale per me». Il tentativo di Nerina è quello di andare oltre al nostro sguardo, lo sguardo umano.

La fotografia è una rappresentazione del mondo, dunque è impossibile che sia priva di un punto di vista, tuttavia l'artista vuole che la corrispondenza con la realtà sia veritiera, si affida alla percezione, non cerca di catturare la realtà, ma di accettarla nella sua manifestazione più pura, scegliendo i luoghi ''dimenticati'' siciliani come sfondo.

«Quello che mi chiedo è ''cosa c'è oltre la visione delle cose?'' L'unica certezza è che noi esistiamo. Mi interessano le emozioni», ci racconta Nerina, che non ama definirsi né fotografa né autrice, lasciando la propria arte aperta a ogni possibilità.
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