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Belle le navi da crociera: Palermo e Messina sono tra i porti più inquinati d’Europa

Uno studio pubblicato ha analizzato i dati di inquinamento prodotto dalle navi da crociera, Palermo e Messina figurano tra i 50 porti più inquinati d’Europa

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 18 giugno 2019

Secondo i dati appena pubblicati dall’organizzazione non governativa Transport & Environment nel report "One corporation to pollute them all. Luxury cruise air emissions in Europe", che ha analizzato i dati di inquinamento prodotto dalle navi da crociera del gruppo Carnival Corporation & PLC, Palermo e Messina figurano tra i 50 porti più inquinati d’Europa.

Nel 2017 hanno fatto tappa nel capoluogo siciliano 33 navi da crociera del gruppo per 1.493 ore complessive di sosta. In questo arco di tempo le navi hanno emesso 5.981 kg di ossidi di zolfo (SO x ), una quantità superiore a quella emessa in un anno dai 388.986 veicoli registrati in città (circa 4.300 kg). Diversi i dati per quanto riguarda le polveri sottili, le 33 navi hanno emesso 2.393 kg di PM contro i 173.159 kg emessi dai veicoli palermitani sempre nell’arco di un anno. Sulla base di questi valori, Palermo si colloca al 35esimo posto tra i porti più inquinati del Vecchio Continente.

Va un po’ meglio, giusto per essere ottimisti, per quanto riguarda i pericolosi NO x : 130.054 kg emessi dalle 33 crociere contro 1.519.144 kg prodotti dagli autoveicoli cittadini. Nella triste classifica dei porti più inquinati da ossidi di azoto, Palermo si colloca al 38esimo posto.

Presente anche il porto di Messina dove, nel 2017, si sono fermate 45 navi della Carnival, per una sosta complessiva di 1.610 ore. Durante questo periodo sono state prodotti 5.736 kg di SO x (contro i 1.762 kg annui dei 144.546 veicoli registrati in città), 2.296 kg di polveri sottili (64.346 i kg prodotti dalle automobili) e 130.777 kg di NO x (564.509 kg prodotti dalle auto). Con questi numeri Messina si colloca tra il 36esimo ed il 37esimo posto della graduatoria (battendo Palermo in quanto ad inquinamento da NO x ).

Non va meglio nel resto d’Italia, come confermano i piazzamenti di Venezia, Civitavecchia, Napoli e Genova sempre entro le prime quindici posizioni. A più ampia scala, i risultati dello studio mostrano come soltanto le navi del gruppo analizzato emettano in atmosfera quantità di ossidi di zolfo 10 volte maggiori a quelle prodotte dagli oltre 260 milioni di veicoli circolanti in Europa. Spagna, Italia, Grecia, Francia e Norvegia sono i paesi più esposti a questa tipologia di inquinamento, con Barcellona, Palma di Maiorca e la nostra Venezia maglia nera a livello europeo.

Lo studio, oltre a proporre standard restrittivi di ormeggi ad “emissioni zero”, rivela inoltre come anche nelle zone sottoposte a controllo delle emissioni di zolfo (Sulfur Emission Control Areas, SECA), tra cui ad esempio il Mare del Nord ed il Mar Baltico,
l’inquinamento atmosferico generato dal traffico navale rimanga un problema estremamente serio. È evidente che, pur registrando un certo rispetto delle norme da parte delle compagnie marittime, come sostenuto anche dalla Commissione Europea nella relazione del 16/4/2018 sulla conformità alla direttiva 2016/802/Ue sulla riduzione di zolfo nei combustibili liquidi, le navi continuano ad inquinare enormemente sia al largo che dentro le nostre città costiere.

Del resto, a livello mondiale, il settore navale produce il 3% delle emissioni di gas climalteranti e l’8% di ossidi di zolfo, per cui è necessario trovare soluzioni alternative e decisamente più sostenibili. Il settore delle crociere sembra puntare al gas naturale liquido (GNL): il 25% degli ordini totali di nuove navi è infatti dedicato a questo tipo di alimentazione.

Soluzione questa decisamente più eco-friendly, resta però il problema della mancanza di depositi costieri da cui approvvigionare le navi, soprattutto in Italia. Ancora in ritardo invece lo sviluppo tecnologico di motori elettrici che possano alimentare queste “città galleggianti”, se piccole navi, imbarcazioni e chiatte elettriche sono già realtà, ancora non esiste un sistema totalmente elettrico che possa alimentare le grandi navi.

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