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Ieri, tanti anni fa a Palermo: lo sbarco alleato del 10 luglio '43

Ciccio si sente fortunato. Un bel po’ di volte è scampato alla morte: «Per salvarsi durante un bombardamento ci vuole fortuna! Quanti amici persi soltanto quest’anno…»

  • 11 luglio 2017

Ecco ci siamo, si vede la luce. Tantissima speranza, Ciccio ha appena sentito la notizia che corre sulle strade dell’isola, che passa da bocca a orecchio, da mulo a bicicletta, da anziano a ragazzino e ben presto finisce per fare il giro della Sicilia.

Ciccio è felice. Gli americani stanno sbarcando sulle coste della Sicilia.

Insieme a quella notizia corre già la leggenda del primo avvistatore dello sbarco: un semplice bambino che invece di rifugiarsi nel solito ricovero si trova senza paura a cercare un boccone per sfamarsi ed ecco che vede l’evento che cambierà la faccia del conflitto.

È il 10 luglio del 1943 quando la Seconda guerra mondiale prende una nuova svolta, gli Anglo-Americani hanno deciso di mettere il piede sulla “Fortezza Europa”. Dopo preparativi molto complessi con varie operazioni di spionaggio e controspionaggio, gli alleati invadono il sud-orientale siciliano.

Si spera, si spera tanto nella fine di quella guerra. Ciccio lo sa, i prossimi giorni saranno decisivi per il futuro.

Il mondo sta cambiando e sta cambiando proprio qui in Sicilia! «Prima il fronte era lontano, anche se la guerra era sopra le nostre teste. I bombardamenti sono diventati insopportabili e sempre più intensi, ma forse questa è la volta buona per intravedere la fine».

Ciccio si sente fortunato, già un bel po’ di volte è scampato alla morte sotto le bombe. Si è nascosto ovunque: «Ogni pirtuso era buono».

Pure le catacombe dei Cappuccini, che sono state colpite pochi giorni dopo esserci stato, nella cripta dei Cocchieri, dove hanno spostato le ossa per farsi un po’ di spazio.

Il 18 aprile per esempio, Ciccio stava andando al ricovero in piazza Sett’Angeli. Poi la vista di un mazzo di carciofi che un amico del mercato del Capo gli ha fatto trovare, lo ha fatto esclamare «Bello, oggi si mangia!».

Ma quel cibo gli ha vietato l'entrata al rifugio: si respira a malapena in quei labirinti, non c’è spazio per i carciofi. Allora Ciccio se ne era andato. Aveva appena girato l’angolo quando è stato investito dal suono di una grande esplosione. "Boom": e il ricovero non c’era più.

«Minchia! Salvato grazie ad un mazzo di carciofi!». Lo sa bene ancora oggi: «Per salvarsi durante un bombardamento ci vuole fortuna! Quanti amici persi soltanto quest’anno…».

Lo sbarco è riuscito non senza combattere, il Duce aveva promesso che chiunque cercasse di sbarcare sarebbe morto prima di toccare il terreno asciutto. Non ci sono dubbi sulla volontà dei soldati italiani di non arrendersi, però la scelta è semplice: o la vita o l’onore.

Alcuni soldati si sentono impotenti davanti a tantissima forza e sanno che uno dei modi per salvarsi è arrendersi. Poi, cosa fare quando hai già esaurito le munizioni? Cosa può fare un coltello contro una mitragliatrice? Meglio prigioniero che morto.

Invece a Siracusa, davanti agli occhi del giovane Mario Francese, il fidanzato di Gioele, sergente di aviazione, si avvicina e le dice «Addio Gioele. Gli americani sono sbarcati ad Augusta». È pronto per andare a difendere la patria e sa che può anche non tornare.

La battaglia per la Sicilia è feroce e tragica, le perdite umane si contano in migliaia.

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