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C'è un nuovo gioco alla Magione: da qui riparte la rinascita della piazza di Palermo

Una nuova altalena chiesta dai bambini dell'istituto Rita Borsellino che hanno avviato una raccolta firme e, senza saperlo, rimettono in moto un pezzo di città

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 14 aprile 2026

La nuova altalena in piazza Magione a Palermo (foto Balarm)

A Piazza Magione le cose non nascono mai da un giorno all’altro. Prendono forma lentamente, passando da assemblee, laboratori, raccolte firme, pomeriggi trascorsi all’aperto e dentro le classi. Succede così anche per il nuovo gioco installato nell’area ludica: un’altalena, che verrà inaugurata oggi pomeriggio (alle ore 16.00) con una festa aperta al quartiere, ma che in realtà è solo l’ultimo passaggio visibile di un percorso molto più lungo.

Le radici affondano infatti in oltre dieci anni di lavoro condiviso tra scuole, associazioni e famiglie: un tempo fatto di pratiche quotidiane, di presenza costante nello spazio pubblico, di tentativi e aggiustamenti. I primi giochi erano nati in questo modo, attraverso forme di investimento collettivo, coinvolgendo direttamente i cittadini.

Da lì in poi, quell’area ha continuato a trasformarsi non per interventi calati dall’alto, ma attraverso una costruzione progressiva, dal basso. Ha cambiato volto, ma soprattutto modo di essere vissuta: ha rimesso in moto relazioni, creato occasioni per stare insieme e restituito alla piazza una dimensione quotidiana fatta di gioco, incontri, comunità e bellezza.

Negli ultimi anni questo processo si è intensificato, trovando una nuova forma nel progetto “Fuori Tema”, sostenuto dall’impresa sociale "Con i Bambini". Un progetto che non nasce per riqualificare uno spazio in senso tradizionale, ma per rafforzare una rete già esistente, mettendo al centro la comunità educante e il diritto alla città.

A spingere concretamente verso il nuovo gioco sono stati proprio i più piccoli. Le classi V D e V E dell’I.C.S. Rita Borsellino hanno avviato una raccolta firme e fondi per sistemare l’area ludica e il campetto, partecipando ad assemblee pubbliche, laboratori e momenti di confronto con associazioni e istituzioni. Una richiesta chiara, nata da chi quel quartiere lo vive ogni giorno.

Da quell’impulso si è arrivati a un percorso di coprogettazione che ha coinvolto un partenariato ampio - dalle realtà educative alle associazioni attive sul territorio, come Addiopizzo, SEND, Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci, l'Ecomuseo Mare Memoria Viva, oltre alle realtà impegnate quotidianamente come Handala e Booq - e che ha rimesso al centro una domanda semplice: di chi è la città?
«La risposta sta proprio qui: in un ragionamento che è insieme educativo e di trasformazione - spiega Giuliana Zaffuto, di Booq - Perché nel centro storico viviamo molto la tendenza a una trasformazione turistica, spesso escludente. Noi lavoriamo in controtendenza, per realizzare una città che parta dalle reali esigenze anche delle fasce meno ascoltate, non commerciali, come quella dei bambini».

È una posizione che si riflette chiaramente in quello che oggi si vede in piazza: non più qualcosa pensato come attrazione, ma come luogo di crescita e relazione. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Qui si fanno attività strutturate, educazione di strada, sport, laboratori. Qui si costruisce, lentamente, una comunità.

L’altalena che verrà inaugurata è quindi solo un pezzo di questo processo. Un simbolo, certo, ma anche uno strumento concreto dentro un cambiamento più ampio che riguarda il modo in cui gli spazi pubblici vengono immaginati e abitati.

Nel frattempo, il lavoro continua: sono state avviate interlocuzioni per la riqualificazione del campetto, avviata grazie al progetto del Palermo FC ma che chiede di essere rimesso in funzione non solo come spazio sportivo ma come luogo di aggregazione. Proseguono altre raccolte fondi e si immaginano nuovi momenti assembleari. La piazza resta un cantiere aperto, ma nel senso più vivo del termine.

E forse è proprio questa la differenza. In una città in cui spesso i luoghi cambiano volto senza cambiare davvero funzione, piazza Magione prova a fare il contrario: partire dall’uso, dalle relazioni, dai bisogni reali. Dai bambini che chiedono un’altalena e, senza saperlo, rimettono in moto un intero pezzo di città.
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